L'assessore regionale: troppi turisti, via dall'Accademia -------------------------------------------------------------------------------- FIRENZE. Via il David dalla Galleria dell'Accademia. Un colpo di tamburo è la lettera che l'assessore regionale alla Cultura, Paolo Cocchi, ha inviato al sindaco Leonardo Domenici e al ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli. Cocchi invita i destinatari a una riflessione sul turismo non più "sostenibile" nel centro storico di Firenze, portando a esempio le lunghissime estenuanti code all'ingresso della Galleria per vedere il David. E gli ingorghi conseguenti nelle strette vie: perché, suggerisce, non sfilare proprio il famoso David da sotto il naso alla massa? Perchè non levarlo dall'Accademia e decentrarlo, spostando il turismo al seguito? Dove: quando sarà costruito il nuovo auditorium del Teatro del Maggio musicale, il parco della musica già progettato dall'architetto Paolo Desideri nella zona dietro la Stazione Leopolda, sede un tempo delle Officine ferroviarie ora dismesse, quello potrebbe essere un posto adeguato. È un sasso nello stagno, soprattutto una spinta per provocare il dibattito. Ma risponderanno sindaco e ministro? In proposito si ricorda un'altra lettera, rimasta senza risposta. Nell'agosto 2003 il sindaco Domenici puntualizzava al ministro competente, che il David è proprietà del Comune, ma poichè si trova in un museo statale, il flusso di introiti dei biglietti d'ingresso, circa 1 milione e 300mila, va tutto allo Stato. Firenze rivendicherebbe una quota delle royalties. Il Comune, suonando le sue campane, rivendicava i diritti di proprietà in base a un rogito notarile del 1871. Nessuna risposta. La storia è questa: il David venne collocato sull'arengario di Palazzo Vecchio, lo spiazzo alto sul fronte del Palazzo, l'8 giugno 1504, MIchelangelo l'aveva lavorato per due anni, come simbolo della repubblica che lottava contro Golìa. Tutto quanto era collocato sulla "ringhiera" del Palazzo comunale, compresa la Giuditta di Donatello e le altre sculture, veniva riconosciuto proprietà del Comune dal nuovo Stato unitario. Nel 1873, il colosso, pesantissimo e alto più di 4 metri, venne messo al riparo dalle intemperie e spostato nella Galleria dell'Accademia, dove era stata costruita appositamente la tribuna con cupola di vetro, per accogliere l'icona di Firenze. Ma era stato necessario un referendum cittadino per decidere lo spostamento al chiuso: venne trasportato dentro una impalcatura di legno, su un carro, accompagnato da una gran folla. Due copie, marmo e bronzo, furono collocate sull'arengario e al Piazzale Michelangelo. Qualcosa di simile accadde con il referendum sulla ricostruzione del ponte a Santa Trinita, distrutto dalle mine tedesche nel 1944. Non facciamo un referendum, suggerisce l'assessore Cocchi pensiamo invece a come alleggerire la pressione dei flussi turistici, dove e come si può. Il David sta lì da 135 anni, sorvegliato e restaurato quanto occorre. Lo aveva pagato l'Arte della Lana e l'Opera del Duomo, proprietaria del blocco di marmo, scartato in un cortile perchè imperfetto. Lì lo aveva trovato il giovane MIchelangelo, che implorò che gli permettessero di lavorarci, a 6 fiorini d'oro al mese. Oggi per vederlo il biglietto costa euro 9,50, scontato euro 6,50: fate il conto, quanto rende allo Stato.