Padova - La piccola folla applaude: quella che è appena stata scoperchiata è la tomba di Francesco Petrarca, morto qui, ad Arquà, sui Colli Euganei. Una riesumazione, realizzata in vista del settecentesimo anniversario della nascita, nel 2004, per cercare di dar un volto al sommo poeta come già fatto per l'uomo di Similaun o la donna neandertaliana Lucy. Dentro all'arca di marmo veronese, in quella cassa infradiciata dal tempo, c'è ben poco di intatto: ci sono, femori, tibie, rotule, ossa iliache, dal cui studio sarà possibile accertare se davvero il Petrarca era alto un metro e ottantaquattro, un gigante per il suo tempo. Manca, invece, il braccio destro, rubato a metà del Seicento dal frate Tommaso Martinelli da Portogruaro, che voleva impadronirsi della mano artefice del Canzoniere e che per questo era stato esiliato in perpetuo dalla Repubblica Serenissima. Il cranio è ridotto in centinaia di pezzi, sbriciolato fra le mani (o forse caduto sul pavimento) per la distrazione del professore di Anatomia comparata che, per ultimo, nel 1874, aveva esaminato quei resti, ricomponendoli poi in maniera non «scientifica» nella loro sepoltura. Questa circostanza fa dubitare gli studiosi di poter riuscire nell'impresa. «Purtroppo si intendeva più di anatomia degli animali che di anatomia umana», dice Wiel Marin, il paleopatologo che 130 anni dopo avrà il privilegio di rivedere le teorie ottocentesche, grazie a tecnologie allora inimmaginabili. La sua equipe è formata da 14 studiosi di diverse discipline, dallo storico diocesano all'ortopedico, dallo stomatologo al genetista, fino agli studiosi del legno, dei tessuti e perfino di entomologia: oltre a denti e scheletro, si spera di trovare resti di insetti o di piccoli rettili dai quali sia possibile risalire all'ambiente del tardo Medio Evo. «Ci vorranno presumibilmente sei o sette mesi», dice il professore. I reperti saranno ricomposti nella canonica del Duomo, dove il poeta era stato seppellito il 19 luglio 1374; sotto gli occhi di non meno di quattro vescovi, e di principi, nobili, letterati, che raggiunsero la chiesa di quel paese collinare a onorare l'uomo che, non ancora quarantenne, era stato incoronato poeta in Campidoglio. Il Petrarca morì a 70 anni, mentre ancora compulsava i suoi libri nella biblioteca della grande casa sui colli, dono del signore di Padova, Francesco I dei Carraresi. Una vita lunga, per quell'epoca, trascorsa fra la Provenza, dov'era approdato nel 1311 dietro al padre fuoruscito politico, e dove conobbe le arti della corte dei Papi ad Avignone così come l'amore immortale per Laura, e le numerose peripezie per l'Europa, a cominciare dallo studio di Bologna. Dalla prima tomba, nella chiesa, il corpo era stato traslato quasi subito in quella monumentale, sulla piazza; dove però la custodia, nei secoli, è stata tutt'altro che impeccabile: tra furti ed esami andarono persi ad esempio il braccio destro, così come rogiti, monete o medaglie che erano racchiusi nella cassa. L'ultimo trasloco risale alla seconda guerra mondiale: le ossa vennero trasferite nei sotterranei di Palazzo Ducale, a Venezia, per essere salvate dai bombardamenti. «Speriamo che i frammenti ci siano tutti - auspica Wiel Marin, pensando al cranio frantumato - la vera sfida è, infatti, riuscire a incollare tutti i pezzi. Poi un abile scultore ne prenderà un calco e da quello ricaveremo un cranio artificiale, identico a quello del Petrarca». Il modello sarà, infine, inviato a un centro specializzato di Tucson, Arizona, che ha già ricostruito al computer modelli tridimensionali di storici volti. E si potrà finalmente vedere se il volto virtuale corrisponde all'iconografia fin qui conosciuta. Ma gli studiosi si attendono altre notizie come le malattie del poeta, dall'artrosi all'osteoporosi e l'enfisema polmonare; e si potrà accertare se davvero Petrarca fu costretto per un lungo periodo a letto, per un calcio ricevuto da un cavallo, durante il suo viaggio a Roma, verso l'indulgenza del secondo grande Giubileo.
Ecco il vero volto dì Petrarca
A Padova, una piccola folla ha assistito alla riesumazione della tomba di Francesco Petrarca, morto ad Arquà sui Colli Euganei nel 1374. La tomba, realizzata nel 2004 per il settecentesimo anniversario della nascita del poeta, è stata aperta per esaminare i resti del corpo. Tuttavia, la situazione è critica: il braccio destro è stato rubato nel Seicento, il cranio è stato sbriciolato e mancano altri reperti. Un team di 14 studiosi, guidato dal paleopatologo Wiel Marin, sta lavorando per ricomporre i resti e studiare le malattie del poeta.
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