GIBELLINA. Logorato dal sole e dall'acqua, dalle forze della natura. Le crepe aperte nel bianco cemento come cuore spezzato, memoria scalfita dal tempo. Rami di piante verdi che saltano all'occhio, tra i grossi solchi che «segnano» le antiche vie di Gibellina. Ferito dagli anni della dimenticanza, il Cretto di Alberto Burri, pur tuttavia, è in buono stato, pronto per accogliere le cure di un progetto di restauro messo a punto da Palazzo Riso-Museo d'Arte Moderna e Contemporanea della Sicilia, con la collaborazione dell'Università di Palermo. Il primo significativo intervento di restauro che la più grande opera d'Europa di «land-art» riceverà a distanza di diciassette anni, quando i lavori furono interrotti per mancanza di fondi. Il maestro Burri firmò il progetto completo, ma l'opera ad oggi resta monca dell'ultima parte. Su quella già realizzata, che riprende l'antico assetto viario della Gibellina rasa al suolo dai terremoto del '68, sarà compiuto il restauro, nel 40 anniversario del terremoto. In alcune parti il ferro del cemento armato è sbucato fuori, s'è arrugginito, in altri punti si sono aperte alcune crepe, in altri ancora le piante hanno messo radici. Così il Cretto s'è ammalato, come testimoniano le analisi che il laboratorio di ingegneria chimica per i Beni culturali - diretto dal professor Giovanni Rizzo - ha illustrato na. Ad accelerare i processi di corrosione dei ferri d'armatura sono stati però anche alcuni accorgimenti, indispensabili per la esecuzione «a regola d'arte», che furono sacrificati alla creatività dell'artista. In particolare i muri di sostegno presentano una superficie esterna ondulata e scabra con una porosità del calcestruzzo molto elevata. «Ora sarà possibile avviare un cantiere della conoscenza, per un monitoraggio geotecnico e per sperimentare le tecniche di intervento sul calcestruzzo, sui ferri e sulle superfici - ha ribadito l'assessore regionale ai Beni culturali, Lino Leanza; dopo potrà prendere avvio il restauro del grande Gretto, il più grande intervento su un'opera d'arte contemporanea mai realizzato in Italia che noi finanzieremo». A sovrintendere alle scelte metodologiche più opportune da operare, ci sarà un comitato nazionale di esperti, formato da Ludovico Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi, Anna Mattirolo del ministero dei Beni e delle attività culturali, Alberto Zanmatti, progettista dell'opera, Giuseppe Basile dell'Istituto centrale per il restauro, Sergio Alessandro, direttore di Palazzo Riso e Giuseppe Gini, soprintendente dei beni culturali e ambientali di Trapani.