Dalla Secondo Vergottini e Bongio si tratta di un mirabile esempio di archeologia industriale che meritava «un rispettoso recupero» Due appassionati di cultura locale: «sconcerta che nessun piano abbia voluto salvaguardare lo stabile» MORBEGNO «La metallurgica Martinelli di Morbegno ha rappresentato uno dei tasselli fondamentali nell'economia e della ripresa socio-economica della cittadina del Bitto del '900 (nel periodo di massimo sviluppo la ditta Martinelli ha raggiunto il numero esorbitante di 600 dipendenti). Fare tabula rasa dell'intera area vuol dire cancellare per sempre una traccia fondamentale della storia del capoluogo della Bassa Valle». Con queste premesse Mario Vergottini, esperto d'arte e Marco Bongio, morbegnese da sempre attento alla storia locale, segnalano un problema che riguarda l'archeologia industriale, vale a dire quella disciplina che, a partire dagli oggetti, dalle macchine, dagli edifici e dal territorio, giunge alla ricostruzione della fisionomia di un determinato territorio, della sua storia, delle sue modificazioni e con essa alla conoscenza della storia di un popolo, della sua cultura e della sua civiltà. «Sorprende e sconcerta che tra tutte le proposte presentate in questi ultimi anni per riplasmare quest'area posta in una zona nevralgica della città del Bitto, non sia emersa da nessun versante la necessità - intesa come obbligo morale - di salvaguardare un lacerto importantissimo della storia recente di Morbegno - sostengono Vergottini e Bongio - non si vuole assolutamente mettere in discussione il doveroso recupero di questa vasta zona, un tempo ai margini del borgo e oggi nel cuore della città, tuttavia si vorrebbe sensibilizzare coloro che saranno gli artefici della nuova Morbegno ad un conversione dell'area "ex Martinelli" improntata, secondo la più moderna sensibilità, ad un recupero rispettoso delle strutture architettoniche più rappresentative. E' il caso della facciata di via Giovan Battista Martinelli rivolta verso la ferrovia. Qui sopravvive infatti un ultimo tassello di quel gusto per il decorativismo anche per le strutture produttive tipico della fine del XIX secolo e i primi anni del XX secolo. Il monotono e lungo fronte è infatti segnato da paraste che ne scandiscono la modularità ed è ingentilito nel culmine del tetto da riccioli in ferro battuto che richiamano esplicitamente la destinazione della lavorazione del ferro cui lo stabile era destinato. Un recupero questo - concludono - non fine a se stesso ma che può essere funzionale e compatibile alle attività commerciali previste per questa zona». Lo studio dei resti materiali dell'industrializzazione deve allora essere inteso come attività di identificazione e tutela della fisionomia di un determinato territorio. «Considerando la controversa identificazione fra la tradizionale categoria di "bene culturale" e un qualsiasi voglia resto dell'industrializzazione - spiega ancora Bongio - si comprende come sia verosimile l'ipotesi che , fra poco tempo, i resti del recente processo di industrializzazione, specie in aree in cui tale processo ha avuto proporzioni più discrete che altrove, è il caso di Morbegno e della provincia di Sondrio, potrebbero essere meno frequenti delle testimonianze di epoche più antiche. Ma aldilà di queste considerazioni è assodato che l'archeologia industriale è un'occasione reale di arricchimento culturale ed il recupero di questi "reperti" il modo migliore per collegare il nostro passato industriale, alle possibili opportunità di progresso futuro».
MORBEGNO. Area Martinelli, pezzo di storia da salvare
Due appassionati di cultura locale, Mario Vergottini e Marco Bongio, segnalano un problema riguardante l'archeologia industriale a Morbegno. La zona ex Martinelli, una metallurgica del '900, è stata abbandonata e non è stata salvaguardata. Vergottini e Bongio sostengono che il recupero di questa zona è necessario per preservare la storia di Morbegno. Hanno proposto un piano di recupero che prevede la salvaguardia delle strutture architettoniche più rappresentative, come la facciata di via Giovan Battista Martinelli. Il recupero è visto come un'opportunità per arricchire la cultura locale e per collegare il passato industriale a possibili opportunità di progresso futuro.
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