Ormai anche i giovani, frequentatori delle nuove sedi di cultura universitaria, negano le potenzialità locali di diversificazione -------------------------------------------------------------------------------- DA TEMPO lintellettualità pugliese cerca una spiegazione per latteggiamento acritico e fatalista dei tarantini verso il drammatico degrado ambientale della città. Una evenienza apparentemente misteriosa, prestatasi a mille bizzarrie interpretative storiche, sociologiche, culturali, educative, persino biologiche e antropologiche. E la realtà è per esempio la delibera municipale di fine 2007, per la realizzazione di 600 nuovi alloggi nella suburbia cittadina, con una approvazione consiliare bulgara che solo poche pilatesche ipocrisie non hanno reso unanime. Nessun onere a carico del Comune, si è detto, e una tradizionale zona agricola è stata resa edificabile in un attimo, come nei film di Rosi di quarantanni fa. Due calcoli invece mostrano che questa 'piccola variante interesserà in realtà una decina di ettari e passa di verde agricolo che non produrrà più, non filtrerà più latmosfera inquinata. In compenso congestionerà e sbilancerà la già precaria rete infrastrutturale suburbana, sconquasserà un prezioso lembo di paesaggio verso il mare, aggraverà ancora, se possibile, le problematiche ambientali locali. Una "piccola" variante che ha peraltro fatto rinviare ogni discussione sui danni dellipotesi rigassificatore in consiglio municipale, nel disinteresse generale. E tutti questi sono gli 'oneri nulli a carico del Comune. Ma tantè, si tratta in realtà di decisioni perfettamente coerenti con quelle perpetrate in più di quarantanni dai diversi governi locali. Scelte a continuo e indiscusso detrimento dellambiente, a partire dal peccato originale di un Prg dissipativo, cucito su misura sulle voracità industriali e mai più aggiornato. Scelte da sinistra e da destra indistintamente, tremendamente simili e unidirezionali, forse ispirate dal chimerico salvataggio delloccupazione industriale, ma tutte incuranti di strategie alternative. E proprio questa sconcertante piattezza politico-gestionale, reiterata per 50 anni, oggi esplica il suo colpevole contributo sullabulica comunità locale. Né si tratta di politiche consapevoli come la deculturazione operata dal Reich sulle aree industriali tedesche per mantenerne il giogo. Piuttosto, semplici quotidiane demagogie, speculazioni e particolarismi amministrativi hanno portato a questa generale, 'misteriosa abulia. Con il risultato di un inattaccabile e pervasivo muro di gomma, che vieppiù ostacola ogni tentativo di ripensare il futuro della città. E con il risultato che ormai anche i tarantini giovani, frequentatori delle nuove sedi di cultura universitaria, negano le potenzialità locali di diversificazione economica, non credono alla drammaticità del degrado ambientale, osannano il clichè dellindustria come un orizzonte di modernità ed emancipazione. Questi sono i costi, gli oneri reali a carico della comunità tarantina dovuti alle scelte di politica distruttiva dellambiente, di medio e lungo termine: labulia e lo scetticismo oggi dilaganti ne sono levidenza più diretta e più difficile da eliminare. Nessun mistero, dunque, ma piuttosto meschina, miserabile, cronico malgoverno. Chi oggi ha Taranto a cuore può solo auspicare la diffusione di tale consapevolezza. ingegnere