Sono state presentate trentotto osservazioni «Senza Regolamento urbanistico diventa una variante al prg del '93» -------------------------------------------------------------------------------- C'è chi lamenta aspetti pratici, come la Cna. Chi vorrebbe un parcheggio, è il caso di un gruppo di residenti di Porta S.Marco. E chi si limita ad osservare che l'imposizione dell'uso della pietra è contro la legge, come il dirigente del servizio progettazione Marcello Evangelisti. Ma c'è pure chi non condivide la filosofia di fondo dell'intero Piano del centro storico dell'architetto Pierluigi Cervellati, e vorrebbe cambiarlo quasi da cima a fondo. Parliamo della Soprintendenza e dell'Ordine provinciale degli architetti. Le osservazioni al Piano, presentate lunedì in consiglio comunale, sono 38 in tutto, alcune complesse e articolate. Scontato che solo una piccola parte di queste controdeduzioni verrà accolta, danno un'idea di quali saranno le obiezioni che il Piano del centro storico, strettamente collegato a quello del traffico, incontrerà in città strada facendo. Iniziando dalla Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio, il piano Cervellati privilegia una visione ottocentesca del restauro architettonico, più integrativo e ricostruttivo che conservativo. La Soprintendenza ritiene che il perimetro della città storica vada ampliato inglobandovi «i borghi sorti sulle direttrici d'ingresso e di varco delle mura». Si ritiene indispensabile, scrive il soprindentente Paola Grifoni, «integrare le indagini conoscitive che supportano il Piano con una lettura critica e un censimento dell'architettura del secolo scorso, al fine di garantire la tutela e quella della città storica». Le indicazioni fornite nel piano sono «fin troppo sintetiche» e devono tradursi in «un'attenta e rigorosa disciplina degli interventi edilizi, che sia in grado di regolare i processi di trasformazione del tessuto edilizio storico, fino alla puntuale definizione dei materiali e delle tecniche compatibili con le varie tipologie degli edifici». Passando all'Ordine degli architetti, questi sottolineano subito «la gravissima assenza del Regolamento urbanistico, strumento atto a disciplinare la gestione degli insediamenti coerentemente al Piano strutturale, adottato nel 2002 ed approvato nel 2004». Insomma, impossibile prevedere un piano del centro storico come semplice variante al Prg e partendo da regole ferme al 1993. «La variante - scrivono gli architetti - non ha come base un quadro conoscitivo dettagliato ed aggiornato relativo al territorio del centro storico, né si confronta con temi urbanistici di "settore" e non può quindi ritenersi "anticipazione del Regolamento urbanistico». Viene stigmatizzata la mancanza di «indagini specifiche sulla stima e le diverse tipologie (età, posizione professionale, istruzione, composizione nuclei familiari, ecc) degli abitanti nel centro storico. Non sono state fatte indagini ed elaborazioni specifiche sulla consistenza e la "vita media" delle unità per il commercio e le attività artigianali di servizio alla residenza. Non sappiamo quante e quali sono le abitazioni inutilizzate. Non è stata valutata la trasformazione funzionale del centro storico dall'entrata in vigore del Piano particolareggiato del centro storico alla fine degli anni'70. Non sono state fatte proiezioni demografiche adeguate». Insomma, una vera e propria stroncatura e quella che abbiamo riportato è solo una piccola parte delle osservazioni.