Maddaloni. Tramonto di un simbolo. Ha due secoli e li dimostra tutti. Un cedimento statico (lato sud, zona ex-acquedotto datato settembre 2003), un sistema di fratture pervasive nelle strutture portanti e la vetustà degli uffici hanno segnato la sorte del palazzo di città. Tanto che il servizio Protezione civile della regione Campania ha finanziato un intervento di parziale abbattimento, ristrutturazione e recupero funzionale della sede storica del municipio di Maddaloni. Con più di un milione di euro sarà portato a compimento il progetto per la definitiva separazione tra il settore amministrativo aperto al pubblico e quello amministrativo-dirigenziale. La porzione recente del palazzo di città, meglio nota come ex-acquedotto, sarà abbattuta. Il nucleo antico del municipio, su cui è in vigore un vincolo della Sovrintendenza, conserverà invece solo le sue funzioni di rappresentanza e quelle politiche (per il sindaco, consiglio comunale e commissioni). Il restante palazzo di città, ovvero il contenitore di uffici sarà progressivamente delocalizzato sul territorio. «Ci sarà - anticipa l'assessore ai lavori pubblici Angelo Schiavone - un calendario ragionato di trasformazioni destinate a cambiare le abitudini dei maddalonesi, visto che da due secoli, l'ubicazione, la distribuzione e l'organizzazione della cosa pubblica locale è rimasta immutata». È questa la fase propedeutica alla dismissione del vecchio municipio (eretto all'inizio del 1800 e ampliato nell'immediato dopo guerra). Lo stabile, ormai, non offre più i requisiti minimi (sicurezza, barriere architettoniche, parcheggi) necessari per gli uffici aperti al pubblico. Questi ultimi saranno definitivamente trasferiti presso il front-office, attualmente ubicato in piazza della Pace ma che verrà logisticamente delocalizzato e ampliato. Contemporaneamente, decollerà la ristrutturazione del padiglione Farina» (attuale sede Ufficio tecnico, strutture annonarie e pubblica istruzione). Qui, saranno recuperati gli spazi aggiuntivi da destinare al gabinetto del sindaco e ai gruppi consiliari. Se il processo di ristrutturazione è irreversibile più complicato è reperire, sul territorio, locali sufficienti ad accogliere il polo direzionale unico. È ancora senza esito la ricerca di nuovi contenitori. Tramontata l'ipotesi di adeguare i padiglioni dimessi dell'ex-Alcatel (palazzina uffici di via Campolongo). Nulla di fatto anche con il nuovo, ed inutilizzato, centro direzione attiguo al Parco Barletta. Viste le ristrettezze di bilancio è impraticabile l'ipotesi di costruire una nuova casa comunale.