II commissario Montalbano dovrebbe fare il diavolo a quattro per tentare di fermare il delitto che si sta consumando proprio nella sua Vigàta, alias Porto Empedo-cle. Ma Montalbano, o meglio il suo inventore Andrea Camilleri, sebbene più volte sollecitato, non risponde, non parla, segno che non vuole immischiarsi in questa brutta faccenda del rigassificatore che l'Enel Nuove energie, per una pura e semplice convenienza economica, vorrebbe costruire a due passi dalla Valle dei Templi. Ma è un silenzio davvero sprecato, quello di Camilleri, perché in questa vicenda, sulla quale la magistratura agrigentina ha aperto un'indagine, ci sono sufficienti indizi per ritenere che dietro ad essa si nasconda un torbido intrigo di palazzo, un intrigo in cui proprio il suo celebre investigatore Montalbano, se solo potesse, farebbe carte false pur di ficcarci seriamente il naso. I personaggi coinvolti sono tanti, ma quelli di un certo peso, quelli cioè che con il loro decisivo «parere favorevole» hanno dato il via libera al rigassificatore dell'Enel, ricoprono tutti importanti incarichi istituzionali grazie ai buoni uffici che hanno presso il presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro, padre putativo e grande sponsor del mostro in questione. Un mostro da 320 mila metri cubi di cemento e acciaio, che qualora andasse davvero in porto, stando alle stime della stessa multinazionale italiana dell'energia, dovrebbe sfornare la bellezza di otto miliardi di metri cubi di gas all'anno: gas che Enel, attraverso gigantesche navi metaniere, importerebbe allo stato liquido dalla Nigeria, per poi destinarlo, una volta trasformato in prodotto gassoso, al mercato energetico del Nord Italia (forse anche a quello estero) usufruendo del vicino gasdotto della Snam distante appena sei km da Porto Empedocle. II business è colossale, calcolato in almeno tre miliardi di euro l'anno, e l'Enel non intende assolutamente rinunciarvi, neanche se in ballo, come in questo caso, ci sono le sorti di una delle aree archeologiche ritenute dall'Unesco «tra le più belle al mondo»; neanche se a rimetterci le penne, oltre alla naturale vocazione turistica della zona, legata appunto alla Valle dei Templi [700 mila turisti l'anno), saranno anche le attività lavorative più strettamente legate all'economia marina. Decine di chilometri di mare agrigentino verrebbero infarti interdetti a chiunque nei centocinquanta giorni (armeno volte tre a settimana) in cui l'Enel prevede di far arrivare le suddette metaniere a Porto Empedocle. E questo perché, essendo le stesse gasiere delle «potenziali bombe atomiche», un minimo incidente o una collisione con un'altra imbarcazione rischierebbero di provocare un disastro di dimensioni incalcolabili. L'impianto di ri-gassiricazione è tra l'altro previsto ad appena ottocento metri di distanza dal centro abitato, più precisamente in una ex area industriale vicina al porto, proprio a ridosso del parco letterario Luigi Pirandello, in Contrada Caos, un promontorio di «rara bellezza paesaggistica» e in quanto tale sottoposto a vincolo da una legge speciale della stessa regione Sicilia. In un contesto insomma decisamente inopportuno, sotto tanti punti di vista, per un impianto «a rischio di incidente rilevante» come è quello che si vuole costruire. Ma gli affari sono affari e per la legge dell'Enel non ci sono altri argomenti che tengano. Il discorso però cambia radicalmente se ad assecondare gli interessi economici della multinazionale sono quelle stesse istituzioni che per loro natura dovrebbero al contrario gridare allo scandalo per lo scempio che si annuncia. E invece no, non è così: infatti sia la soprintendenza ai beni culturali e archeologici di Agrigento, sia la sezione italiana della stessa Unesco, sotto la cui «protezione internazionale» ricade la Valle dei Templi, si sono schierate con il nemico. Sullo stesso fronte è sdraiato anche il comune di Porto Empedocle, il cui sindaco Calogero Firetto sostiene la causa facendosi portavoce di una stravagante teoria - tutta cuffariana - secondo la quale «il rigassificatore non solo porterà sviluppo e occupazione nel nostro comune, ma rappresenta un'opportunità proprio per rilanciare il turismo nella Valle dei Templi». Un miracolo che secondo il Cuffaro-pensiero dovrebbe avvenire in questo modo: «Dato che per consentire l'attracco delle metaniere l'Enel dovrà necessariamente adeguare le strutture del porto, questo consentirebbe anche alle navi da crociera di approdare finalmente a Porto Empedocle». Se non è una presa in giro, poco ci manca. Ma dal sindaco Firetto, al quale in realtà premono soprattutto le compensazioni (soldi e infrastnitture viarie) che l'Enel dovrà dare al comune in cambio delle licenze edilizie, torneremo tra poco, anche perché il suo è un caso davvero interessante. Intanto vediamo cosa scrive la Soprintendente di Agrigento Ga-briella Costantino nel suo benestare all'impianto: «Questa soprintendenza, nell'esprimere il parere di competenza nella trattazione del procedimento istruttorio si è soffermata esclusivamente alle superiori argomentazioni di carattere meramente paesaggistico, ritenendo conducibili alle proprie competenze solo le valu-tazioni di carattere estetico percettivo». Tradotto, la soprintendente dice di aver valutato l'impatto ambientale del rigassificatore (due mega serbatoi alti 47 metri e larghi 72, parte dei quali sotto il livello del mare) mettendo a confronto il suo aspetto estetico con le strutture degradate dell'area industriale dismessa in cui dovrebbe appunto sorgere l'impianto. Lo ha insomma decontestualizzato da tutto il ben di dio che c'è intorno, non ritenendolo di competenza sui pericoli che esso rappresenta. Per dirla in maniera ancora più chiara, ha chiuso non uno ma tutti e due gli occhi, al punto da lasciare allibiti sia la presidente dello stesso parco archeologico di Agrigento, Rosalia Camerata Scorazzo, sia i su due' predecessori alla soprintendenza, gli archeologi Graziella Fiorentinretl Er-nesto De Miro, firmatari di un appek. lo - sottoscritto da decine di altre per sonalità del mondo della cultura - in cui chiamano in causa direttamente le più alte cariche dello stato e il capo del governo Prodi per «scongiurare la sciagurata ipotesi del rigassifica-tore a un km dalla Valle dei Templi e adiacente alla casa natale di Piran-dello». Altri appelli, firmati da Le-gambiente, Italia nostra, associazione Free, nonché dal presidente del Consiglio nazionale dei beni culturali Giovanni Settìs, invitano la stessa soprintendente a revocare, finché c'è ancora tempo, il nulla osta concesso all'impianto. Ma ci si chiede: «Com'è possibile una tale superficialità?» La spiegazione potrebbe forse essere la seguente: la dottoressa Co-stantìno è una apprezzata storica dell