Caro Marco, anno nuovo problemi vecchi. Per l'ambiente, s'intende. La conferenza organizzata dall'Onu a Bali in dicembre per difendere l'ambiente con la riduzione del gas-serra non ha prodotto risultati operativi. L'unico dato positivo il ritorno degli Stati Uniti al tavolo del negoziato per la definizione di un accordo dopo-Kyoto. Quanto alla difesa del paesaggio italiano, non mi sembra sia ancora all'orizzonte, in questo inizio di nuovo anno, il varo della norma che preveda il «reato di frode paesaggistica» annunciata dal ministro Rutelli. Anche se bisogna dare atto che un passo avanti è rappresentato dal «Fondo per il ripristino del paesaggio» istituito con la Finanziaria per tutelare i 41 siti italiani inseriti nella lista dell'Unesco come Patrimonio dell'Umanità. Sul nostro Garda non solo si continua a costruire in modo sconsiderato e distruttivo per l'ambiente (anche sulla montagna di Gargnano), ma addirittura il groviglio delle norme urbanistiche impedisce di abbattere gli edifici abusivi e deturpanti a Tignale per i quali il sindaco aveva emesso ordinanza nel 1994 confermata dal Consiglio di Stato. Nel momento, infatti, in cui tutto era pronto per la demolizione, è giunto il blocco della sospensiva del Tar. Fortunatamente è stato successivamente confermato che i due edifici abusivi devono essere rasi al suolo. Visto come vanno le cose, l'attuale sindaco Manlio Bonincontri dispera di poter far abbattere una cementizzazjone ben peggiore della prima: settanta villette abusive mai finite su una montagna in località Boldis. E a Salò le questione Pratomaggio di Cunettone continua ad agitare le acque (è proprio il caso di dirlo!). Il «Comitato Salò ambiente» è intervenuto in merito alla vicenda - ha riferito «Bresciaoggi» - sulla «nuova localizzazione dello stabilimento di imbottigliamento» dell'acqua Tavina nel terreno posto a monte della zona artigianale di Cunettone, trasferimento osteggiato anche a causa della fragilità di Pratomaggiore che finirebbe per subire danni dal nuovo insediamento industriale. L'unico modo per difenderlo, ed evitare allagamenti del terreno, è quello, secondo la perizia geologica, di favorire «le attività agricole esistenti». Una storia che merita una riflessione anche perché riguarda un altro problema: quello del rifornimento idrico dell'intera comunità ben evidenziato dallo stesso «Comitato Salò ambiente». «Anziché realizzare costosi impianti di prelievo dell'acqua dal lago, come già succede a Desenzano, San Felice o in altre località rivierasche, chiediamo di avviare ricerche per yerificare la consistenza di tali risorse nell'area di Pratomaggiore, prevedendo la costruzione di pozzi comunali». E a Salò, all'inizio delle Zette, dove sorge l'attuale impianto d'imbottigliamento, dovrebbero essere costruiti 40mila metri quadrati su 83mila disponibili, di cui 33mila residenziali, equivalenti a circa 330 appartamenti, 5mila alberghieri, mille commerciali e altrettanti per minialloggi comunali. Ma forse per un cambiamento di rotta e per bloccare l'espansione edilizia bisognerebbe avere l'amore per U territorio della popolazione di Saviore, in alta Valle Camonica. Gli abitanti del paese alpestre, infatti, hanno rinunciato a vendere alla Provincia di Trento antichi pascoli in disuso da quarant'anni. L'offerta era più che allettante: sei milioni di euro. «Investendo quel tesoretto - ha detto il sindaco Alberto Tosa - potremmo costruire una centrale idroelettrica che frutterebbe 550-600 mila euro l'anno. Per Saviore vorrebbe dire cancellare l'Ici e l'Irpef comunali». Questo il commento di Claudio Del Frate, giornalista del «Corriere della Sera» che ha voluto verifi-care di persona l'incredibile rinuncia: «Chi è convinto di sapere già tutto sull'Italia, sulla globalizzazione che ogni cosa appiattisce, sulla dittatura del dio denaro, si faccia una gita fino a 1.210 metri d'altitudine di Savio-re ai piedi dell'Adamello». E' stato chiesto ai mille abitanti di vendere antichi alpeggi in cambio della riduzione delle tasse. Hanno risposto: «No, grazie!».