Tra le tante storie che racconterà la mostra su Canova, mostra che verrà inaugurata ufficialmente dopodomani dal ministro Giuliano Urbani nelle sue due sedi del Museo Civico di Bassano e della Gipsoteca di Possagno, c'è anche quella del primo bozzetto in gesso delle Tre Grazie. Il bozzetto, «riemerso dal nulla solo da pochi anni», e arrivato a Bassano solo un mese e mezzo fa (da allora è rimasto chiuso in cassaforte), al termine di una vicenda intrigante. Dopo aver fatto parte della collezione dell'antiquario torinese Giancarlo Gallino, che lo aveva a sua volta acquistato da una «nota e antica famiglia fiorentina» cui lo avrebbe donato lo stesso Canova, il gesso era infatti andato all'asta il 19 febbraio di quest'anno a Firenze, da Finarte Semenzato. Ad acquistarlo, per quattrocentomila euro, era stato un anonimo collezionista privato italiano, da molti identificato in Paolo Fresco (ex presidente del Gruppo Fiat e come l'Avvocato grande appassionato del Canova). Il «misterioso» collezionista non ha però potuto goderselo più di tanto. In virtù del decreto di prelazione esercitato dal Comune di Bassano, il bozzetto «è andato infatti ad arricchire le collezioni del Comune di Bassano». D'altra parte, questa conclusione sembrava in qualche modo già scritta: nel catalogo di presentazione della mostra, si parla infatti di «una riuscita fusione tra pubblico e privato, tra amministrazioni pubbliche e sponsor» (Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona; Alì Spa; Assicurazioni Generali). In pratica, una quindicina di aziende che «adotteranno» alcune delle più importanti opere messe in mostra (con una spesa di oltre trecentomila euro). Questo primo bozzetto delle Tre Grazie (esposto a Bassano) è datato 1813 ma va ricordato che Canova (1757-1822) scolpì due versioni del gruppo marmoreo, una oggi all'Ermitage, l'altra al Getty Museum di Los Angeles. Il bozzetto viene così descritto da un grande studioso di Canova come Hugh Honour: «Tre figure indistinte che si abbracciano unite nel movimento fugace di una danza. Modellate d'impeto, quasi ad afferrare una visione fuggevole, incanterebbero l'occhio e impegnerebbero la mente pur ignorando la loro natura di studio preparatorio». D'altra parte la stessa storia delle Tre Grazie è affascinante: il primo giugno 1812 J. M. Deschamps, segretario dell'imperatrice Giuseppina Beauharnais, aveva scritto a Canova (che aveva appena realizzato due statue per la sua galleria della Malmaison) chiedendogli di dedicarsi a quel tema «così classico». Lo scultore, raccontano le cronache, risponderà prima in modo elusivo, forse perché aveva in mente gli antichi modelli «statici e senza vita», ma poi metterà ugualmente mano all'opera. Due saranno i bozzetti: uno andrà all'amico fiorentino; l'altro verrà invece regalato alla bellissima Madame Recamier che l'avrebbe a sua volta «regalato» al Museo delle Belle Arti di Lione. Confermando quella tradizione che voleva che Canova amasse regalare i suoi bozzetti solo agli amici più stretti. Quattrocento saranno le opere messe in mostra tra Bassano e Possagno, in quelli che sono considerati i luoghi del Canova, opere «spesso inaccessibili e mai così numerose»: lettere, diari, quaderni di viaggio, schizzi autografi, disegni, bozzetti, incisioni, monocromi e quei marmi definiti «vera carne dal fascino languido e voluttuoso)». Un itinerario mozzafiato (preparato da Fabrica come «un set fotografico» mentre il catalogo e la Guida breve sono editi da Skira) realizzato anche grazie alla collaborazione avviata dal Comune di Bassano con il Museo Statale dell'Ermitage di San Pietroburgo, che figura tra i promotori e che ha prestato ben sette statue di quella che viene definita «la più importante collezione dal mondo di marmi canoviani». In particolare, le statue esposte saranno tredici più una ventina di altri marmi (tra teste, stele ed erme). Dal Ritratto di Pio VII a quello di Domenico Cimarosa, da Paride alla Maddalena penitente, dalla Danzatrice con le mani sui fianchi all' Amore e Psiche, dalla Tersicore fino al ritorno in Italia della Pace di Kiev, della Ninfa che dorme del Victoria and Albert di Londra, della Venere di Leeds. Tra i musei prestatori, gli Uffizi di Firenze, i Capitolini di Roma, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, l'Ashmolean di Oxford. A margine dell'esposizione va ricordato inoltre il restauro sul gesso di Paolina Borghese distrutto durante la Seconda guerra (presentato proprio in occasione della mostra) e il film documentario di Paolo Ernesto Busca per Cult Network Italia. Ulteriori conferme che, come diceva lo stesso Canova, «Matita e scalpello... sono gli strumenti che guidano all'immortatità». L'apertura della mostra al pubblico è prevista dal 22 novembre al 12 aprile 2004; orario: tutti i giorni, dalle 9 alle 19; biglietto intero: 9 informazioni: numero verde 800 685 644; www. mostracanova. it