In Campania "pianificazione" ha sempre fatto rima con inefficienza dei processi, inefficacia dei piani, sfiducia della collettività, diffidenza dellinvestitore privato, risolvibile fastidio per labusivista e poca voglia della politica di aprire percorsi interattivi e di dialogo con chi deve farsi carico di scelte amministrative fatte altrove. Sia che si tratti della costruzione di un nuovo centro commerciale che della decisione di rendere edificabili o meno delle aree, dellimposizione di un vincolo ambientale o della localizzazione di un termovalorizzatore o di una discarica, per stare alla cronaca recente. Come scrive lurbanista americano John Forester nel suo ormai classico saggio Pianificazione e potere: «La pianificazione è il principio-guida su cui si basa lazione futura. In un mondo dominato da interessi fortemente conflittuali e da grandi disparità di status e di risorse, una pianificazione che si confronti con il potere costituisce, allo stesso tempo, una necessità quotidiana e una costante sfida etica». Da qui linevitabile necessità di argomentare e negoziare scelte che insisteranno inevitabilmente su territori e comunità. In buona parte del Sud, linstabilità dei processi di pianificazione ha agito sulla fiducia complessiva nelle scelte pubbliche che riguardano il territorio, creando conflitti perniciosi. Lerrata pianificazione del ciclo dei rifiuti è un buon esempio: dove questo processo è stato correttamente impostato e implementato, i vantaggi collettivi si sono moltiplicati, al punto che la sindrome Nimby si è trasformata in Pimby (Please in My Back Yard!). Come in Germania, dove la spazzatura (anche quella campana) è diventata un affare non indifferente e addirittura "indispensabile" per alcuni comuni tedeschi, per produrre elettricità, riscaldare le case, alimentare stabilimenti industriali. È fuori di dubbio, comunque, che una qualsiasi pianificazione può rivelarsi efficace nella misura in cui incrocia le aspettative dei cittadini, la loro immaginazione (community visioning) e la capacità del pianificatore di smussare la percezione di pericoli o svantaggi dietro scelte localizzative di tipo tecnico-politico. In particolare sta diventando centrale la dimensione regionale dei problemi. Ne è prova il dimensionamento regionale degli aiuti comunitari e il fatto che le Regioni sono ormai un riferimento strategico allinterno dei processi decisionali e soggetti rilevanti nel costruire e implementare le politiche comunitarie. Inevitabilmente, anche in Campania cè una ripresa della pianificazione territoriale di area vasta, nella quale è ormai prevalente un forte contenuto dialogico-strategico che tende a sostituire il classico atteggiamento ordinativo-prescrittivo. Allinterno di questa nuova dimensione, si muove la questione ambientale e la pianificazione del paesaggio, anche se in questo caso linteresse delle comunità locali non può che soggiacere alle esigenze sovralocali di tutela. Su queste questioni, pur avendo approvato un valido strumento di tipo strategico come il Piano Territoriale Regionale, che fa dellopzione ambientale un punto qualificante, la Regione Campania continua a elaborare politiche che vanno nel verso opposto, come alcune recenti norme inserite nel Bilancio 2008. Mentre più convincente appare quanto proposto dalla Provincia di Napoli nel Piano Territoriale di Coordinamento recentemente adottato. Di pianificazione regionale in Italia e in Europa discuteranno oggi, dalle 9 alla Facoltà di Architettura di Napoli, numerosi studiosi europei coordinati da Attilio Belli. Al dibattito parteciperanno, tra gli altri, il rettore Guido Trombetti e gli assessori allurbanistica regionale Gabriella Cundari e provinciale Francesco Domenico Moccia.