Il commissario per lemergenza rifiuti in Campania, prefetto Improta, nel 1995 mi nominò commissario per la gestione del Consorzio Ce4, incarico che ho ricoperto fino al 1999. Lesperienza di quegli anni mi induce a fare delle considerazioni schematiche, nella speranza di dare un utile contributo allemergenza di oggi. La discarica di Bortolotto da circa trentanni veniva gestita da privati. Camion provenienti soprattutto dal Nord (Veneto), vi scaricavano ogni tipo di rifiuto. La stessa cosa avveniva nei laghetti nati dal prelievo di sabbia lungo la Domiziana. (segue dalla prima di cronaca) Il percolato della discarica non veniva trasportato allimpianto di depurazione, né le fiancate e le cime erano ricoperte dal terreno. Per tutto il comprensorio sono stati anni di gravissimo inquinamento dellaria e della falda, e di pericolo per la salute. In solo quindici giorni si portò a termine la pubblicizzazione e si garantì il perfetto funzionamento della discarica, eliminando dun colpo il fetore e bloccando linquinamento della falda. In quel posto ora cè un modernissimo impianto di captazione del biogas e di trasformazione in energia elettrica, immessa in rete dal 1996. Le cave furono chiuse. Per ottenere questo risultato si lavorò in tremenda solitudine, avendo la maggior parte della gente contro. Ma la prefettura e la Procura (dottor Ceglie) fecero la loro parte. E fu una esperienza gratificante, tanto da farmi avere un elogio dalla commissione bicamerale. Unaltra discarica efficiente fu aperta nel Comune di Santa Maria la Fossa. La conclusione alla quale sono pervenuto è che per andare avanti, nel nostro ambiente, bisogna alienarsi il consenso (e il prezzo è pesante!) e che non importa quale sia il sito, ma unicamente lidoneità dellimpianto e della gestione. Il resto è mistificazione. Cè di più: una discarica dopo anni di chiusura, va soggetta a subsidenza (si abbassa), sicché in presenza di una tragedia come quella attuale, si può procedere anche alla ricarica controllata di alcune discariche, con le opportune garanzie di trattamento dei rifiuti. Ma questo non lo sento dire da nessuno. Mi sono sempre rifiutato di far deviare il consorzio verso attività che non fossero quelle strettamente legate allo smaltimento dei rifiuti e alla progettazione. Con 21 dipendenti sono stato in grado di garantire sempre la raccolta e lo smaltimento in venti comuni, e spesso di soccorrere anche altri consorzi in crisi. Nel 1996 fu predisposto, con altri consorzi, anche il "Piano provinciale dei rifiuti" con la previsione di numerosi impianti di trattamento (rottamazione, trasformazione inerti) disseminati in tutta la provincia. Se ne riparla solo oggi come una trovata originale. La continua e virulenta aggressione politica mi costrinse a dimettermi. Da allora il Consorzio CE4, gestito dal centrodestra, ha partorito tanti altri rami dazienda parassitari e ha portato il personale a oltre 400 dipendenti, ottenendo unicamente il fallimento della gestione, debiti, pignoramenti, pesanti e estese iniziative giudiziarie, e la totale inattività. La conclusione è che la responsabilità non è solo della gestione del centrodestra, ma di tutti i comuni che costituiscono lassemblea del Consorzio, nel CE4 come altrove. Comè possibile che i sindaci non si accorgessero dellallegra gestione, del clientelismo e della totale inattività? Numerosi sono stati i prefetti che dal 1995 si sono succeduti. Non mi sembra che oltre alla difficile e necessaria pubblicizzazione delle discariche si siano fatti poi grandi passi avanti, e cera da aspettarselo visto che un prefetto non è mai espressione di consenso elettorale. Ma a Bassolino, invece, chi glielo ha fatto fare di accettare lincarico di commissario con il peso delle preesistenze, visto che in modo efficace era ed è impegnato nel difficile compito del rilancio economico della Regione? Ora ammette le sue responsabilità e appare come lunico capro espiatorio di tutti i mali. Ma come si fa a non vedere ancora oggi con quanta forza si esprime loscurantismo ambientalista di tanti sindaci di centrodestra e di centrosinistra, di preti con madonne vaganti per le campagne, capaci solo di opporsi, in nome del campanile, a soluzioni - ora immediate - invece di chiedere, ieri come oggi, impianti garantiti? La mia esperienza mi porta a concludere che occorre fare, da parte di tutti, uno sforzo culturale notevole, spiegando alla gente che non esiste il demonio del rifiuto, ma loccasione del rifiuto, occasione che a me, nella qualità di sindaco di Castelvolturno consentì di avere il paese sempre pulito, di costruire due piazze, un lungofiume, un impianto fognario e lenergia elettrica in rete. Lautore è stato commissario CE4 e sindaco di Castelvolturno dal 1993 al 1997