CAGLIARI. Un «annus horribilis ». Poi, agli albori del 2008, ecco un punto a favore di Renato Soru e della giunta regionale: il Consiglio di Stato ha stoppato il referendum sul Piano Paesaggistico Regionale. Un referendum tanto caro al centrodestra, e in particolare all'anti- Soru per antonomasia: Mauro Pili. Manca ancora l'ufficialità, ma la notizia è certa e per le manifestazioni di giubilo bisognerà aspettare la giornata di oggi, quando la decisione del Consiglio di Stato verrà pubblicata sul sito. Nel frattempo, a Cagliari, e a Roma (dov'era ieri Renato Soru), qualcuno ha stappato champagne millesimato. C'è più di un motivo per festeggiare, nella maggioranza. L'idea di dover attendere l'esito della consultazione popolare sullo strumento principe di pianificazione territoriale stava già turbando i sonni del governatore e dell'assessore all'Urbanistica Gianvalerio Sanna. Ma un po' tutta la maggioranza - che, del Ppr, aveva fatto la propria bandiera - mostrava segnali di forte preoccupazione per via delle norme, ritenute anche in ambienti del centrosinistra, troppo restrittive ed eccessivamente «sbilanciate » verso la Regione. Ora, la strategia del centrodestra va sicuramente rivista alla luce della decisione assunta ieri, che ribalta ciò che invece aveva sancito il Tar di Cagliari nel momento in cui aveva dichiarato la «ammissibilità » della richiesta di referendum. Mauro Pili, della battaglia sulle norme urbanistiche, ha fatto una ragione di vita. Ha scarpinato per tutta la Sardegna, percorrendola in lungo e in largo. Ha chiamato a raccolta i sindaci «amici» (quelli del centrodestra e comunque quelli che governano territori costieri), ha mobilitato i parlamentari (in particolare il gallurese Fedele Sanciu); insomma, ha organizzato una campagna in grande stile tesa a smantellare un elemento-cardine della giunta regionale e della maggioranza che la sostiene. La raccolta delle 24mila firme è andata avanti con una velocità fuori dal comune e nel momento in cui il Tar aveva posto il «timbro» dell'ammissibilità del referendum, l'intera opposizione - allo stesso modo - aveva copiosamente brindato con un bicchiere di quello buono. La notizia dell'accoglimento del ricorso, Renato Soru l'ha appresa a Roma mentre si accingeva a rientrare nell'isola, dopo il vertice con il ministro Pierluigi Bersani e l'amministratore delegato della holding nazionale delle Ferrovie. Cauto e circospetto com'è, il governatore non si è lasciato andare ad alcun commento pubblico: si è limitato a sorridere in privato. A Roma c'era anche l'avvocato della Regione Giampiero Contu, il quale ha ovviamente gongolato pure lui. A Cagliari la notizia è rimbalzata in un nanosecondo e l'assessore Gianvalerio Sanna ha provato (invano) fino a tarda sera a conoscere i dettagli della decisione dei giudici amministrativi di secondo grado. In attesa delle novità di oggi, un fatto pare certo: nel 2008 non ci sarà alcun referendum sul Piano Paesaggistico Regionale. Le procedure infatti erano già state avviate, mancava solamente la data. Ma un po' tutti davano per certa la consultazione popolare entro i prossimi dodici mesi. Il presidente della Regione infatti avrebbe dovuto fissare la data entro il prossimo 30 gennaio. Ora è tutto sospeso. L'altra notizia è che il Consiglio di Stato avrebbe concesso la sospensiva, così come era stato richiesto dalla Regione, ma a breve dovrà pronunciarsi sul merito del ricorso redatto da Giampiero Contu, contro la sentenza del Tar Sardegna. Se il Consiglio di Stato dovesse dare ragione ai promotori del referendum, la consultazione non potrà comunque tenersi prima del 2010. Cioè dopo le elezioni regionali del 2009. Un altro colpo a favore del centronistra, questo. «Aspettiamo di conoscere i dettagli della decisione - ha dichiarato ieri l'avvocato Benedetto Ballero, che rappresenta i referendari capeggiati da Mauro Pili -. I giudici potrebbero aver accolto la linea della Regione, secondo la quale sulla questione è competente a pronunciarsi il giudice ordinario e non il Tar. Se così fosse presenteremmo ricorso al tribunale civile di Cagliari». Il 27 novembre scorso il Tar aveva accolto il ricorso dei referendari, che avevano raccolto circa 24mila firme, contro la decisione dell'Ufficio regionale per il referendum, resa nota il 15 marzo 2007, di dichiarare inammissibile il quesito sul Piano Paesaggistico Regionale, vista la complessità dello strumento urbanistico. A metà dicembre la giunta regionale aveva deliberato l'impugnazione di fronte al Consiglio di Stato.