Stanno come sentinelle a sorvegliare una passata civiltà della pesca, su una piccola ripa nascosta al sole, appena sotto la chiesa parrocchiale di Cazzago Brabbia. Monumenti di un passato operoso e fiero, con il lago di Varese, allora tra i più pescosi dEuropa, ad alimentare le famiglie dei paesi rivieraschi, oltre a dar esca a una cultura fatta di gesti, parole e necessarie abitudini. Come quella di conservare come un bene prezioso il ghiaccio che andava formandosi tra i canneti con le prime gelate di gennaio, raccolto dai pescatori e frantumato in blocchi e poi trasportato su carri trainati da buoi fino alle ghiacciaie, le "sentinelle" del paese, tonde e pietrose come trulli di Puglia. Ce nerano nove intorno al lago, tre a Cazzago, una a Bodio, due a Comabbio, una a Bardello e due a Calcinate del Pesce, templi della fatica delluomo oggi spesso profanati da incuria e maleducazione, un tempo fonte di sostentamento grazie alla capacità di conservare il pescato destinato ai mercati cittadini. Le tre ghiacciaie cazzaghesi, costruite probabilmente verso la fine del Settecento, sono state da poco restaurate, grazie al comune, alla Provincia di Varese e alla fondazione Cariplo, con un progetto non invasivo dellarchitetto Lucio Sacchetti, che ha mantenuto la primitiva struttura soltanto nelledificio centrale, scavato come in origine fino a dieci metri di profondità per accogliere i blocchi di ghiaccio. Le due laterali, riempite, saranno tra laltro sede, la prossima estate, di una mostra sulla cultura del lago e della pesca realizzata da Arteatro, associazione locale per il teatro di figura, in occasione del suo trentennale. Ad attestare lantichità degli edifici, dal tetto ricoperto di pesanti lastre di beola e sormontato da una sfera di pietra, il contratto daffitto della pesca sui laghi di Varese, Comabbio, Monate, Biandronno, della durata di nove anni, stipulato alla fine del Settecento tra lallora famiglia proprietaria, quella dei Litta Visconti Arese, e quelle più cospicue di pescatori, i Giorgetti di Cazzago Brabbia, i Brebbia di Comabbio e i Bardelli di Brebbia. Come scrive la storica Alba Bernard nel suo libro Vitalità e splendori del lago di Varese, «oltre alla ragione privata di pescare e far pescare, il canone daffitto comprendeva il diritto di tagliare e raccogliere le canne che crescevano abbondantemente in varie zone del lago, nonché la facoltà duso delle diverse riserve e delle ghiacciaie di proprietà Litta». Oltre a ciò, in una massiccia vasca di pietra per il lavaggio del pesce, un tempo collocata in un fabbricato vicino ai serbatoi del ghiaccio, è incisa la data del 1753, che potrebbe far pensare a una preesistenza delle ghiacciaie (chiamate anticamente "conserve", da cui il toponimo locale di "cunsèrt", rispetto al contratto di pesca con i Litta. Gli edifici, comunque, sono stati di proprietà della Cooperativa pescatori dal 1922, quindi ceduti alla parrocchia di Cazzago nel secondo dopoguerra e da questa al comune, fautore dei lavori di restauro. Erano i pescatori a provvedere alla raccolta del ghiaccio, tagliato al lago in lastroni con le scuri, fatto scivolare a riva con pertiche dotate di uncini e caricato sui carri. Una volta arrivati alla ghiacciaia, gli uomini frantumavano le lastre con la mazza ottenendone dei blocchi, sistemati nella "pancia" della ghiacciaia, profonda una decina di metri, fino ad arrivare al livello del terreno. Il ghiaccio veniva poi ricoperto con pula di paglia e stuoie fatte di "caniròeu", la lisca tagliata sulle rive. Così conservato, loro bianco" durava per tutta lestate, con i pescatori che ne utilizzavano dì volta in volta per allestire le ceste di pesce poi spedite a volte per ferrovia o consegnate ai diversi rivenditori dei vicini comuni. Scrive ancora Alba Bernard: «Le ghiacciaie di Cazzago, le più antiche del lago di Varese, sono caratteristiche per la particolare struttura ed il materiale impiegato nella costruzione. Di forma cilindrica, scavate nel terrapieno a una profondità di circa dieci metri ed emergenti di altri cinque, erano ricoperte, in origine, da un tetto semisferico dì beole, sovrastate al centro da un piccolo globo di pietra. Situate nella parte più fredda del paese, erano collegate al lago da una strada in terra battuta. Dallesterno sembrano grossi trulli, con muri quasi a secco; internamente conservano la forma cilindrica che, nella parte terminale, si restringe a un diametro inferiore». I "giazér" sono forse lunica testimonianza arrivata fino a noi dellimportanza che la pesca ha avuto per il paese di Cazzago, fino agli anni Cinquanta la vera "capitale" del lago di Varese, con le famiglie Giorgetti depositarie degli antichi contratti e parte importante di quella Cooperativa pescatori che fino a due anni fa manteneva lantica sede di Calcinate del Pesce. Un mondo tenuto in vita soltanto dagli ultimi nove pescatori del lago, da tempo pensionati, ma ancora decisi a uscire ogni giorno con il "barchèt" e gettare le reti al largo, come facevano i padri dei loro padri.
Le ghiacciaie di Cazzago, i "trulli" lombardi
Tre ghiacciaie, costruite probabilmente nel Settecento, sono state restaurate a Cazzago Brabbia, in provincia di Varese. Le strutture, che erano state utilizzate per conservare il ghiaccio pescato sul lago di Varese, sono state restaurate grazie a un progetto non invasivo dell'architetto Lucio Sacchetti. Le ghiacciaie, che erano state costruite per la Cooperativa pescatori, sono state cedute alla parrocchia di Cazzago e poi al comune. Le strutture sono state utilizzate per conservare il ghiaccio pescato sul lago di Varese, che veniva poi utilizzato per allestire le ceste di pesce.
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