ARICCIA Può ancor oggi nascere o ingrandirsi un museo attraverso le donazioni? Sembra possibile. Accade vicino a Roma, al museo di Palazzo Chigi di Ariccia, nato da unidea dello scomparso storico dellarte Maurizio Fagiolo dellArco che aveva donato la propria collezione, e che adesso si amplia grazie a 128 dipinti che arrivano dalla raccolta di Fabrizio Lemme, noto come lavvocato dellarte, collezionista di quadri antichi, rigorosamente del Seicento e Settecento romano. Al Louvre ha già lasciato 20 dipinti e una scultura (è nata la "Sala Lemme", nellAile Denon), alla Galleria nazionale di arte antica di Palazzo Barberini altri 28. Al Museo del barocco romano, Palazzo Chigi di Ariccia, Castelli Romani, 128, con un «valore di perizia di 13 milioni di euro». Listituzione museale, ospitata in un palazzo progettato dal Bernini fra il 1664 e il 1672, al momento dellacquisizione da parte dellamministrazione, nel 1988, aveva in dotazione quadri di grandi dimensioni, sculture, arredi, rare tappezzerie in cuoio. Poche cose a cui ora si aggiunge la collezione Lemme, in mostra fino al 10 febbraio prima che i dipinti siano disposti a quadreria (a cura di Francesco Petrucci, catalogo De Luca), che ha una caratteristica unica: il grande numero di bozzetti che riversano sul visitatore una visione interna «del processo ideativo» dellartista attraverso modelli finiti o studi, «prima idea» con o senza varianti per pale, affreschi, stendardi. Una sequenza di gialli, rossi, azzurri, abbozzi anche di opere scomparse o in pessime condizioni come il Martirio di Santo Stefano di Michele Rocca o il San Bruno penitente di Ludovico Stern. Sono opere a soggetto sacro, mitologico, ritratti. Le dimensioni sono piccole, contenute. Ma con la presenza di maestri come Sebastiano Conca, Maratta, Mengs, il Cavalier dArpino e Domenico Fetti, Mattia Preti, Angelo Caroselli e Filippo Lauri, Antonio Amorosi e seguaci di Giovanni Lanfranco. Per un museo sempre più grande.