Urbani trasforma la Biennale di Venezia in Fondazione. Per i settori non più uno ma tre direttori, scelti insieme alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Bernabè probabilmente lascia la presidenza. Roma - Un ciclone, un violento ciclone che travolgerà Franco Bernabè, il presidente, nonché l'intero consiglio di amministrazione e forse la stessa Biennale. E' lo schema di decreto legislativo presentato da ministro Urbani e deliberato dal consiglio dei ministri che cancella, con un colpo di spugna, la storia centenaria di questa istituzione culturale veneziana. Ridisegna, ricostruisce ogni settore della Biennale prevedendo addirittura fino a tre direttori, conduzioni triplici e quindi macchinose e lacunose, confuse. Ma controllate dal potere politico. E' questa la riforma Urbani, così insoddisfacente che già trova pesanti critiche all'interno della stessa maggioranza, dal presidente della regione Galan, ad esempio. Il ministro però non sembra intenzionato a fare un passo indietro. Ma vediamo nel dettaglio la Biennale di Urbani, che dopo aver molto promesso ha praticamente mantenuto intatto lo schema che era circolato nei giorni scorsi e che ora dovrà passare al vaglio della commissione detta "bicameralina" che è presiduta dall'onorevole Cirami. Tanto per cominciare il progetto prevede di trasformare l'Ente Biennale, la società di cultura, in Fondazione, e rilancia l'apertura ai privati (da uno a tre componenti del cda, cosa possibile anche oggi ma nessuno ha mai accettato), la possibilità di entrare o contribuire alla costituzione di una società di capitale e l'arrivo di una Consulta che esprime pareri in merito ai programmi e agli indirizzi di carattere culturale e artistico. Questo è il punto più dolente del decreto. In pratica Venezia viene spogliata di ogni potere. La Consulta è infatti composta da rappresentanti che in qualche modo sono legati a doppio filo ai partiti: ne fanno parte la stessa Fondazione Biennale, e poi, per le arti visive la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma, due enti mal funzionanti che negli ultimi decenni si sono sempre distinti per la scarsa funzionalità e per lo scarso valore dei loro prodotti culturali, come dimostra la mostra in corso nel capoluogo campano voluta dall'ente romano. Evidentemente influenzeranno la scelta del direttore delle arti visive, la cui ultima edizione è stata guidata da Francesco Bonami (ha avuto più di 260.000 visitatori). Sono nella Consulta rappresentanti della Fenice di Venezia, dell' Ente teatrale italiano (Eti) (si immagina in questo caso che diranno la loro in questa materia), e per il cinema di Cinecittà Holding e della Fondazione scuola nazionale di cinema di Roma. E' un completo stravolgimento della storia veneziana perché la Consulta ha il compito di esprimere pareri in merito a programmi e indirizzi di carattere culturale e artistico. Non solo. L'altra importante novità investe i direttori dei settori (arti visive, architettura, cinema, teatro, musica e danza), scelti tra personalità anche straniere per un periodo massimo di quattro anni e comunque non superiore a quello dello stesso cda: lo statuto prevede infatti che, in rapporto alla particolare complessità dei programmi le funzioni della direzione possano essere attribuite anche ad un collegio di non più di tre membri. Insomma non solo uno ma tre direttori. Ed è facile immaginare la confusione che può nascere con una Biennale uno e trina. Alla Fondazione, con sede a Venezia, è riconosciuto, spiegano al ministero dei beni culturali, l'interesse nazionale e la personalità di diritto privato. Lo statuto presuppone che la Fondazione abbia beni sia mobili che immobili, motivo per cui il ministero si impegnerà a conferire edifici alla Biennale. Il cda, che resta in carica tre anni, è composto, oltre che dal presidente della Fondazione (scelto dal ministro tra personalità di riconosciuto valore culturale anche a livello internazionale), dal sindaco di Venezia (che ne è il vicepresidente) o da un suo delegato, dal presidente della regione Veneto o suo delegato, dal presidente della provincia o suo delegato e prevede come componenti da uno a tre soggetti che abbiano conferito almeno il venti per cento del patrimonio della Fondazione. E' quest'ultimo il passaggio che permette l'ingresso ai privati, i quali devono anche impegnarsi nelle spese di gestione per tutta la durata della loro presenza nel consiglio di amministrazione. L'attuale cda scadrà automaticamente con l'approvazione definitiva del decreto in consiglio dei ministri. La Fondazione può partecipare a società di capitali o contribuire alla loro formazione in conformità con i suoi scopi istituzionali. Dure le reazioni, a cominciare dal presidente della regione Veneto Giancarlo Galan che spara contro la Consulta "anima pensante" della Fondazione "formata da istituzioni culturali milanesi e romane in buona parte moribonde da decenni. Chissà perchè non si è pensato a istituzioni culturali europee, americane o asiatiche, vista la leggendaria dimensione internazionale della Biennale". "Dunque la Consulta, - incalza e conclude Galan - è chiamata a rendere difficilissima la vita e l'attività di un qualunque direttore di settore. Ma come si fa a proporre una situazione così complicata, da rendere di fatto impossibile l'autonomia culturale dei direttori di settore, cioè di chi si dovrebbe preoccupare solo di realizzare un ottimo programma di cinema, arti visive, architettura, teatro, danza, musica?" "E' inaccettabile" la Consulta, dice la Presidente del consiglio comunale di Venezia, Mara Rumiz. "Per la Biennale, quello che ci si aspettava di peggio rischia di realizzarsi". E' il commento della deputata Verde Luana Zanella. Non sono mancate reazioni anche da parte del coniglio di amministrazione ormai uscente. Amerigo Restucci ha chiesto una immediata convocazione del cda da parte del presidente Franco Bernabè e l' auspicio di una mobilitazione da parte di tutte le forze politiche e culturali a difesa dell'autonomia della Biennale di Venezia. Visto che il nuovo statuto della Biennale entrerebbe in vigore subito, ha detto non senza ironia Valerio Riva , "molto sconcertato dalla riforma", "si tratta di capire se è meglio aspettare di essere cacciati o andare via prima". Insomma l'effetto riforma è uno solo: il caos.
Biennale - Con la riforma è il caos
Il ministro Urbani ha presentato un decreto legislativo che cancella la storia centenaria della Biennale di Venezia e la trasforma in Fondazione. La riforma prevede la creazione di tre direttori per i settori di arti visive, architettura, cinema e teatro, scelti tra personalità straniere e italiane. La Fondazione avrà una Consulta composta da rappresentanti delle istituzioni culturali italiane e straniere, che esprimerà pareri in merito ai programmi e agli indirizzi culturali. La riforma prevede anche l'ingresso dei privati nel consiglio di amministrazione e la possibilità di partecipare a società di capitali.
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