Tagliasacchi (Ulivo) punta sull'innovazione per qualificare modo di vivere e attività dentro le Mura -------------------------------------------------------------------------------- La sfida aperta è quella della qualità della vita: Lucca è ad una svolta ed è impossibile non rendersene conto. Sono gli spazi in cui si muove la vita cittadina il fulcro di un momento delicatissimo, in cui l'occasione che la città non può perdere passa per scelte imperniate sull'urbanistica. Scelte da fare in tempi brevi, per evitare che un patrimonio fatto di vivibilità, bellezza e accoglienza finisca per essere definitivamente compromesso, dopo che i dieci anni della passata amministrazione lo hanno messo a dura prova consegnando una fetta consistente dello spazio pubblico agli affari privati. Il rischio di un "non ritorno" c'è. È questa l'analisi di Andrea Tagliasacchi, capogruppo dell'Ulivo in consiglio comunale. Tagliasacchi, è preoccupato dalla crisi del commercio e più in generale del centro storico? «Basta aprire i giornali per trovare la cronaca di una città costellata di storiche attività che chiudono strangolate dai prezzi esorbitanti degli affitti, assediata da una mobilità che si affida sostanzialmente alle auto private, sguarnita degli spazi necessari ai giovani per produrre innovazione, insieme ad una cultura viva e contemporanea. Lucca però può scegliere di trasformarsi, e di farlo a partire da un'identità ricca che la rende unica». In quale modo? «Può decidere di convertire i suoi punti di forza, benessere e valori acquisiti, nei blocchi di partenza per affrontare i cambiamenti che si susseguono a ritmi rapidissimi. Tutto questo chiede uno sguardo nuovo, una nuova angolazione da cui prendere le misure delle necessità e delle risorse della città. Oggi invece Lucca dà la sensazione di essersi fermata, sotto la guida di un'amministrazione che nella migliore delle ipotesi offre soluzioni pensate con logiche di vent'anni fa. Si discute soprattutto di emergenze viarie. Ma resta ancora aperta la questione vera di una mobilità sostenibile ed efficiente nella Piana. All'appello manca però anche una spinta decisa per la ferrovia: tra poco partiranno i lavori per il nuovo scalo merci, ma siamo sguarniti sul fronte di quella delle persone». Qual è la soluzione? «Ciò a cui penso va ben oltre il semplice potenziamento di una linea a favore della città: Lucca dovrebbe piuttosto essere inserita in un sistema metropolitano toscano, facilmente realizzabile allo stato attuale, con un servizio cadenzato di grande circolare ferroviaria, che da Firenze tocchi Prato, Pistoia, Montecatini, Lucca, Pisa ed Empoli per poi richiudersi nel capoluogo, dotata di radiali verso Arezzo, Siena, Livorno, Grosseto, Massa, senza trascurare Versilia e Garfagnana, e di collegamenti con porti, interporti e scali aerei». Cosa fare intanto per migliorare l'accesso al centro storico? «Le piazze e le strade dentro le Mura potrebbero essere liberate con la costruzione di piccoli parcheggi sotterranei (dai 12 ai 24 posti, non di più) di dimensioni condominiali, da favorire con una campagna di incentivi a lungo termine. Le ricadute sono ovvie: dall'aumento del valore delle abitazioni del centro, dotate così di un posto macchina, alla diminuzione dell'inquinamento. Quello dei consumi è peraltro uno degli aspetti in cui Lucca potrebbe eccellere, combinando risparmio energetico ed energie rinnovabili. L'obiettivo è certificare la città al merito del più basso consumo: e questo non solo per gli edifici, ma anche per servizi pubblici, illuminazione, la qualità di acqua e aria, il tutto inserendo nel regolamento urbanistico norme ad hoc e varando un programma energetico per il Comune. Un intervento capillare, a partire da due luoghi simbolo che potrebbero trasformarsi in "totem" del consumo-zero». A quali si riferisce? «Intanto al Mercato del Carmine, che incarna i saperi e le tradizioni enogastronomiche della città, ormai assediati dalla cementificazione e dall'uso sempre più frequente di tecnologie aggressive, prodotti chimici, plastica. Ristrutturare il Carmine, facendone un esempio di autosufficienza energetica, significherebbe ricreare nel cuore della città una tradizione innovativa, perno dello scambio fra le culture del centro e della campagna. Poi c'è la ex Manifattura tabacchi. È un complesso-chiave inserito nel tessuto della città: la trasformazione in una struttura a consumo-zero offrirebbe lo spazio per una fabbrica della creatività da mettere a disposizione dei giovani, che esprimono spesso un'insospettabile vivacità intellettuale, ma raramente riescono a metterla a frutto per mancanza di spazi».