Soprintendenze, la guerra della riforma, o - se si preferisce - del riordino. C'è alle porte una riorganizzazione e la fibrillazione è altissima nelle Soprintendenze. Per effetto della riorganizzazione decisa dal ministero per i Beni culturali - che doveva entrare in vigore all'inizio dell'anno, poi c'è stata una proroga di novanta giorni - gli storici dell'arte, ma non solo, in servizio alla Soprintendenza retta da Enrico Guglielmo potranno rientrare alla casa madre, e cioè a quella che una volla era la Soprintendenza di Capodimonte (Beni artistici e storici) e che poi è diventata Soprintendenza speciale per il Polo museale napoletano, al cui vertice (gli uffici sono a Castel Sant'Elmo) c'è Nicola Spinosa. Un travaso, un ritorno, un rafforzamento, o che cosa? C'è tensione al riguardo. Assemblee - come l'altro giorno a Palazzo reale - , personale allertato, dibattiti e discussioni vivaci, le preoccupazioni del personale (tecnico, amministrativo, funzionari, storici dell'arte, architetti) sono notevoli e comunicate al ministero. Ma con poco successo se è vero che proprio una circolare di Giuseppe Proietti, segretario generale del ministero, ha aver ancor di più attizzato il fuoco della discussione: in Proietti raccomanda «facendo seguito» a quanto già noto (e cioè la riorganizzazione) che «le Soprintendenze potranno transitoriamente avvalersi delle risorse umane e strumentali impegnate nei compiti relativi alle competenze trasferite presso gli istituti che le hanno svolte fino al 30 dicembre 2007». Ma allora, la proroga c'è o non c'è? Ecco una delle questioni che sono state dibattute a Palazzo Reale: la circolare di Proietti, in pratica, vuol dire che se Spinosa vuole, può avvalersi fin d'ora del personale in forza alla Soprintendenza di Guglielmo, di fatto annullando i termini della proroga. Spinosa dal canto suo non si dice contrario alla riorganizzazione, che in effetti potrebbe rafforzare la sua Soprintendenza(a danno delle altre) ma pone una questione: «Ben vengano gli storici dell'arte, ma noi abbiamo bisogno più del ramo tecnico: architetti, geometri, amministrativi, tecnici del restauro, ci servono e come, però devono essere bravi. Ci serve la professionalità, la qualificazione, non la quantità. Per quel che ci riguarda, la riorganizzazione delle Soprintendenze può essere utile per quei musei, come quelli del Polo da me diretto, più legati al territorio, e il discorso vale anche per i Poli museali di Venezia e Firenze, un po' meno per quelli di Roma dove c'è una maggiore presenza di collezioni privati, di rapporti di fideiussione. Qui da noi il rapporto tra musei e territorio - le chiese, gli edifici storici, le tante collezioni provenienti da beni ecclesiastici - è molto forte, ma il problema è come si ricostruirà questo rapporto: sarò chiaro, se le risorse, le disponibilità finanziarie e umane restano così come sono, c'è da preoccuparsi seriamente, la nostra realtà a differenza di Venezia e Firenze, che possono contare su contributi pubblici e privati è altamente preoccupante. Bisognerebbe chiarire i termini del rapporto tra Stato e Regioni, sapere chi gestisce i contributi dell'Unione Europea». Questione di risorse, insomma, non solo umane e professionali, ma anche e soprattutto economiche, dice Spinosa. Problema sollevato anche in uno dei documenti firmati da circa cento persone (funzionari, tecnici e amministrativi) della soprintendenza di Palazzo Reale: «Suscita forti perplessità - si legge - la separazione della tutela tra capoluogo e provincia appare estremamente problematica in considerazione della storia e della cultura che caratterizza tale area geografica, densamente popolata di importanti emergenze architettoniche e storico-artistiche».