Nell'ex cappella anche due opere di Giotto Partono i lavori, l'inaugurazione fra un anno Il vescovo: sogno Livorno come città d'arte. In vetrina nell'ex cappella (ridotta a magazzino) 30 dipinti, reliquiari e un antico codice miniato -------------------------------------------------------------------------------- Ci voleva un vescovo-architetto per far saltar fuori l'arte dalla sacrestie e "inventare" un museo diocesano: in realtà, l'idea parte da lontano ma ora decolla davvero. A partire dal gennaio del prossimo anno, i tesori artistici della Chiesa livornese saranno in vetrina. Dove? In vescovado, "resuscitando" l'ex cappella-biblioteca del seminario Gavi che era stata poi ridotta a un magazzino in cui stipare non tutto ma di tutto. Un po' come nelle braghette di Eta Beta. Eppure questi spazi all'interno del grande complesso della curia, a un passo dalla chiesa di Sant'Andrea, non mancano di suggestione: merito delle colonne di gusto neoclassico; merito delle quinte della scena tanto sulle pareti (con una sfilza di papi e santi) come sul soffitto (con affreschi ottocenteschi di un artista che, manco a dirlo, era pisano come il vescovo). E' già con il predecessore Coletti (e nell'interregno di Razzauti) che, dicevamo, la Chiesa aveva iniziato a far decollare una nuova attenzione alla valorizzazione del patrimonio artistico: con il magnifico capolavoro del Beato Angelico finalmente esposto in duomo dopo esser rimasto per una eternità nei cassetti; con la splendida pala del Vasari tornata in Santa Caterina dov'era rimasta quasi senza che ce ne accorgessimo. Il vescovo Giusti suona metaforicamente la tromba per dare l'annuncio del via (fra poche settimane) ai lavori al nuovo museo d'arte della diocesi: niente fanfare ma alla presentazione in powerpoint c'è una folta rappresentanza di istituzioni e forze imprenditoriali. A cominciare dal vicepresidente della Regione, Federico Gelli, in tandem con il sindaco Alessandro Cosimi (con la Provincia rappresentata dal dirigente di settore perché Kutufà e i suoi assessori erano impegnati nella discussione sul bilancio partecipato). Il progetto prota la firma dell'architetto Marco Rossi. In preventivo, sotto la direzione lavori dell'ingegner Alessandro Pacciardi, un costo attorno a 1,2-1,3 milioni di euro: un quarto dei quali provenienti dalla Regione (più contributi anche dagli enti locali e dalla Fondazione Cassa risparmio). E con un appello alla città - sponsorizzato esplicitamente anche dal sindaco - perché dia una mano al vescovo a trovare i fondi. Ma nel museo - ingresso dalla portineria del vescovado - cosa ci sarà? Ad esempio, un dipinto quattrocentesco del Maestro della Natività scovato nella chiesa ora chiusa di San Giovanni Battista: «E' la Madonna del parto, di fronte alla quale andavano a pregare le gestanti», ricorda Valentina Campedrer, che lavora nell'ufficio diocesano arte sacra diretto da monsignor Basci. E poi: in corso le trattative con la parrocchia di S. Jacopo per avere in deposito i due dipinti attribuiti a Giotto, ora in restauro alla Soprintendenza. Insomma: 30 dipinti, un antichissimo codice miniato, 15-20 sculture, 140 croci, calici, reliquiari e candelabri, 80-100 ex voto e via elencando. Ma anche un poker di computer con più di tremila schede informatizzate. E il "Cristo" del Beato Angelico? Resterà in cattedrale dov'è esposto, ma nel museo comparirà con un apparato high tech che ne facilita la lettura ravvicinata via monitor. Il vescovo ne parla come di «un progetto ambizioso»: quello di «fare di Livorno una città d'arte». Ovvio, non basta un museo diocesano a far primavera. Ma Giusti prova a giocare sull'intesa con gli enti locali per «costruire un sistema museale che metta insieme le strutture pubbliche e quelle ecclesiali». Lo dice agganciando un motto: «E' povero il popolo che non è consapevole di quant'è ricca la sua storia». Il sindaco Cosimi rincara: «E' questo un altro tassello per realizzare il puzzle di una identità della città che riesca ad andare oltre le goliardate. Questa Livorno esiste, forse sta dietro le quinte e non è facile notarla: è ora che si cominci a vederla».