Ma chi decide come illuminare chiese e palazzi? Fa quasi tutto la società Silfi -------------------------------------------------------------------------------- Le mille luci di Firenze sono davvero mille. Variano modelli e fogge di lampade: lanterne, candelabri, pali, bracci con piatti, scatole. E colorazioni: luce bianca, gialla ad alogenuri metallici, arancio ai vapori di sodio. E però viali, lungarni, vie, piazze e palazzi sono costellati di punti luce che variano di intensità, disegnando un chiaroscuro tuttaltro che omogeneo, su cui si stagliano edifici monumentali in piena luce: vedi la cupola del Duomo, la facciata di San Miniato, Forte Belvedere, Palazzo Pitti, Palazzo Vecchio. Tessere di un itinerario darte che emergono nella notte, si accedono di bagliori: già, ma governati da chi? Chi decide la troppa luce smitragliata sul bugnato di alcuni palazzi storici, resi quinte mute dombra e suggestioni, quasi fondali cartonati come capita per il pallore di Palazzo Strozzi o Palazzo Medici Riccardi? O quella nuova della Torre di Arnolfo, secondo qualcuno talmente splendente da sembrare un modellino finto? Una varietà che registra anche il caleidoscopio di alcune recenti iniziative "spot": la facciata della basilica di San Miniato, illuminata di rosa il 18 ottobre scorso per la campagna di prevenzione dei tumori al seno, la Loggia dei Lanzi decorata (17 dicembre- 7 gennaio) di sfumature blu-viola, la facciata di Palazzo Vecchio virata in rosso la sera della vigilia di Natale come monito ai numerosi incidenti sul lavoro. Insomma, un procedere un po a caso, proprio mentre la fama di Torino da anni fa il giro del mondo per le sue "luci dartista". Chi dunque ha la regia delle luci di Firenze? Chi decide per esempio i colori delle emissioni, che solo in piazza San Marco mescolano fasci di luce gialla, bianco fredda e decisamente arancione? Ebbene il servizio dall85 è affidato a 60 tecnici della Silfi, società che vede al 30 la partecipazione del Comune di Firenze e al 70 di Piero Branzanti di Ravenna, titolare dellomonima impresa che dal 1970 già gestiva in appalto il servizio. Spetta a loro amministrare lilluminazione pubblica, insieme a quella "artistica" per valorizzare edifici e monumenti, in collaborazione con gli uffici tecnici di Palazzo Vecchio. Claudio Bini, amministratore delegato di Silfi è orgoglioso degli ultimi esperimenti di colore: «Si fanno aggiungendo gelatine colorate alle lampade. Alla Loggia dei Lanzi abbiamo cercato di valorizzare capitelli e statue evidenziando volumi e stratificazioni. Chi decide? Nessun artista. Solo lesperienza e la fantasia dei nostri tecnici. Non è un lavoro facile da fare. Il giudizio è soggettivo. Anchio ho raccolto qualche commento non favorevole allilluminazione della Torre dArnolfo che, al contrario, non è opera nostra ma della Fabbrica di Palazzo Vecchio. Certo non è facile interpretare la scena urbana di una città come Firenze. E un giochino da fare con molta attenzione, che noi gestiamo in accordo con la soprintendenza. Incrociando sicurezza, viabilità e risparmio energetico, evitando anche linquinamento luminoso del cielo». Lungo i viali di scorrimento, prosegue poi Bini, «stiamo sperimentando nuovi punti luce. E lì dove è possibile si restaurano vecchi lampioni ottocenteschi in ghisa». Ma il risultato non è po un miscuglio impazzito di strutture diverse e colorazioni? «E vero - ammette Bini - Ci vorrebbe un piano dellilluminazione. E quello che vorremmo fare. Comunque i nostri interventi nel 1992 hanno ricevuto lapprezzamento della commissione del Consiglio europeo». Che manchi «arte», o meglio «unilluminazione dambiente che permetta ai monumenti di godere anche momenti di riposo, perché non devono essere sempre ostentatamente esposti alla curiosità» lo sostiene anche il direttore regionale dei Beni culturali Mario Lolli Ghetti, che rileva «la necessità di un piano omogeneo per le luci di Firenze».