È impacchettata da quindici mesi. Un cubo di marketing. Una volta la moda, un'altra le merende, ultimamente il mattone di pregio. Il cantiere di Porta Romana è un Arco pubblicitario senza operai dentro. Motivo: «II progetto di restauro giudicato e approvato dalla Sovrintendenza ormai oltre un anno fa aspetta ancora il via libera del Comune», attacca la società incaricata del recupero, la Tmc Pubblicità. Un monumento alla burocrazia, ecco: «Non sappiamo a chi rivolgerci, a Palazzo Marino». Tant'è che in Comune si fatica ad avere risposte: il settore arredo urbano dice che «è di competenza della cultura», ma il responsabile non si trova, «magari riproviamo domani». D'accordo. Strano pasticcio, questo restauro di Porta Romana e delle Mura spagnole. L'appalto è affidato alla Tmc. Settantadue mega cartelloni pubblicitari quelli da sei metri per tre per finanziare il restyling, lavoro di fino da 1,8 milioni di euro, scadenza nel maggio 2009. S'inizia nell'ottobre 2006, annunci e proclami, e subito s'inciampa. I residenti di viale Beatrice d'Este minacciano ricorsi al Tar perché i poster bloccano la vista, la pubblicità finisce in via Filippetti, il Comune contesta all'impresa due impianti troppo vicini tra loro, la Tmc fa causa a Palazzo Marino, l'iter è tutt'ora in corso. Intanto metà del lavoro sulle Mura è finito. Il marketing sull'Arco finanzia gran parte del cantieri sui resti cinquecenteschi. L'ultimo incontro in Comune è di novembre. Poi, nulla. Eppure: per restaurare Porta Romana bastano 450mila euro, Tmc si dice «pronta e subito» a iniziare l'intervento, se si parte a marzo si finisce già a settembre. La Soprintendenza ha «sollecitato» gli attori privati e istituzionali a darsi una mossa. Niente. Intanto, il settore pubblicità di Palazzo Marino fa rispettare la legge, linea dura su imposte d'affissione e occupazione suolo pubblico. Per le transenne antivandali lasciate davanti alle mura restaurate è stato firmato un verbale da 250 euro. Il senso: «O pagate l'imposta o le togliete». La Tmc ha replicato: «Toglietele pure, erano lì solo per evitare scritte e graffiti».