Il Consiglio di Stato dirà la sua il 15 ma potrebbe non bastare «Siamo fermi nella convinzione che l'attività estrattiva alla cava della Cappella debba cessare, in modo che possa partire un intervento di recupero volto alla valorizzazione dell'area in chiave culturale». Ribadisce strenuamente la posizione della sua amministrazione il sindaco Ettore Neri ma ormai è chiaro che la vicenda si risolverà nelle aule dei tribunali. La volontà politica del comune, infatti, potrebbe non bastare di fronte all'intenzione della Imp di voler procedere con l'attività, quindi entrano in ballo il Tar e il Consiglio di Stato. La vicenda affonda le sue radici nel 2005 quando la conferenza dei servizi valutò che per completare i lavori la Imp necessitasse ancora di due anni con scadenza al 31 dicembre 2007; un arco di tempo ridotto rispetto alle aspettative della ditta che chiedeva la proroga fino al 2011. «Rispetto ad allora- chiarisce Neri- sono modificati anche gli strumenti urbanistici dal momento che il Piano Strutturale approvato dal nostro comune non prevede più in quella zona nessun tipo di attività estrattiva bensì un piano di recupero», una posizione in linea con quanto previsto anche dalla Regione. Il problema è relativo a quello che venne scritto dal Suap nel 2006 nella proroga della concessione: nei tempi indicati non si prevedeva il ripristino, seppure nel verbale della conferenza dei servizi fosse stato inserito, così è stato chiesto di inserire questa correzione. A questo punto la Imp si è rivolta al Consiglio di Stato la cui VI Commissione ha accolto il 27 dicembre l'istanza di sospensione dell'atto emanato dal Suap, impegnandosi ad assumere una decisione il 15 gennaio prossimo. Se questa fase riguarderà quindi l'aspetto legato al ripristino, quella legata alla prosecuzione dell'attività estrattiva è connessa al preavviso di diniego inviato alla ditta dal comune lo scorso 27 dicembre (ad inviarlo fu l'ufficio competente, il Suap, con una serie di motivazioni scaturite nella conferenza dei servizi tenutasi qualche settimana fa). La Imp ha dieci giorni di tempo dalla data di ricezione della missiva, come prevede la legge, per stabilire il da farsi ed è probabile che presenti una controdeduzione per poi rivolgersi al Tar e in ultima istanza al Consiglio di Stato. Pare dunque probabile che il Consiglio, a questo punto, attenda l'esito di quest'ultima vicenda è per poi pronunciarsi definitivamente. Intanto cosa succede? «L'attività di cava è bloccata- insiste Neri- dato che la ditta non ha la concessione per praticarla. Casomai potrebbe proseguire quella di ripristino, ossia rifacimento del manto erboso e altri accorgimenti tecnici per intenderci». La partita, insomma, è ancora aperta.