C'erano una volta le soprintendenze. La riforma del ministro Rutelli, entrata in parte in funzione il 2 gennaio, complica la vita a sovrintendenti e cittadini. Per vendere o ristrutturare un palazzo si dovrà girare mezza Toscana visto la creazione di una nuova sovrintendenza a Grosseto. L'orizzonte è poi oscuro per 15 dipendenti della nostra sovrintendenza che rischiano il trasferimento in altre sedi: i pisani dovranno recarsi per le pratiche burocratiche relative ai beni architettonici a Lucca, mentre i più penalizzati saranno i livornesi che per il rifacimento di un palazzo dovranno spostarsi tra Grosseto, Lucca e Firenze. Il tutto è stato fatto senza consultare i sovrintendenti. Guglielmo Malchiodi, soprintendente di Pisa, preoccupato ci rilascia questa intervista. Pisa perde la competenza e la sede sui beni architettonici e paesaggistici che andrebbe a Lucca. Quali sono gli svantaggi per gli utenti e per i lavoratori? «Credo che i disagi saranno notevoli sia al personale che all'utenza, ma a monte di questa, come di altre precedenti riforme come quella, ad esempio che ha separato Lucca e Massa Carrara da Pisa ritengo che manchi qualcosa di sostanziale, il confronto con i tecnici degli uffici periferici del ministero: soprintendenti, direttori di archivi e biblioteche, funzionari, direttori di musei, direttori amministrativi». Lei conferma il disagio per l'utenza, cosa intende precisamente? «La gente avrà maggiori difficoltà a rapportarsi con i nostri uffici, perché oltre al disagio pratico di chi deve chiedere permessi, vincoli, contributi, per restaurare od alienare un edificio, dovrà rivolgersi alla soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, poi a quella ai beni storico-artistici e, talora a quella archeologica, se non a quella dei beni archivistici». Un vero calvario burocratico, dunque. «Sì. Accentuato dal dover spostarsi da una città all'altra. Senza considerare che le persone hanno difficoltà già ora nell'identificarci tant'è che ci chiamano indistintamente belle arti, monumenti e gallerie, beni ambientali. Un cittadino livornese per ristrutturare un palazzo rischia di fare la spola tra Grosseto, Pisa e Firenze». E non pensa che Pisa subisca uno smacco di prestigio storico? «Certamente. Data anche l'attuale forte promozione della sua arte e della sua storia, che vede in prima linea la soprintendenza, gli enti locali, il volontariato, la fondazione Cassa di Risparmio. Che fine faranno il progetto degli uffizi pisani, la certosa di Calci e, a Livorno, la valorizzazione della fortezza vecchia? Ho lavorato con impegno per oltre due anni sui beni livornesi. Ed ora? Tutto azzerato?» Nel caso di un trasferimento a Grosseto di parte della soprintendenza quanti addetti dovranno spostarsi? «All'incirca dalle dieci alle quindici persone, sia tecnici che amministrativi, tutti residenti molto lontano da Grosseto. Questi funzionari sono preziosi per la soprintendenza, dove svolgono attività a tutto campo oltre che a Livorno, anche a Pisa: chi li sostituirà?». Quale sarebbe una vera e propria riforma del settore? «I soprintendenti non dovrebbero essere più archeologi, architetti o storici dell'arte e tanto meno funzionari amministrativi, ma pur provenendo dai quadri tecnici, dovrebbero, prima di assumere questa responsabilità, seguire dei corsi di formazione ad hoc ed essere scelti solo su concorso. Lo stesso si dovrebbe fare per i direttori di musei o di poli museali. Questo favorirebbe il confronto tra i dirigenti e tra questi ed i loro funzionari tecnici. La tutela, allora, verrebbe esercitata dall'azione congiunta di Soprintendenze, musei, archivi e biblioteche. Per ora, tutte le riforme hanno dato particolare rilievo all'espressione valorizzazione, che originariamente significava proprio far conoscere. Oggi per valorizzazione si intende il possibile sfruttamento economico, l'uso vantaggioso ed il "piacere", il lato più estetico che storico. Le persone diventano turisti e spettatori». Concludendo? «Ho sempre lavorato e lottato perché le mie convinzioni non restassero un sogno. Le ultime due riforme stanno disgregando il nostro lavoro, quello fatto e quello da fare. Vorrei mettere un cartello sulla facciata di palazzo reale, ben visibile dai Lungarni: "Io, speriamo che me la cavo!". La mia è una provocazione ma tenga presente che si sono mossi in molti perché la riforma venga riconsiderata. Basterà per essere ascoltati?»
PISA. Depotenziata la sovrintendenza Competenze trasferite a Lucca e a Grosseto, 15 dipendenti trasferiti
La riforma del ministro Rutelli ha creato una nuova sovrintendenza a Grosseto, che complica la vita ai sovrintendenti e ai cittadini. I dipendenti della soprintendenza di Pisa rischiano il trasferimento a Lucca, mentre i livornesi dovranno spostarsi tra Grosseto, Lucca e Firenze per ristrutturare un palazzo. Guglielmo Malchiodi, soprintendente di Pisa, esprime preoccupazioni per gli svantaggi per gli utenti e i lavoratori, e per la perdita di competenza e sede sui beni architettonici e paesaggistici.
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