«Eventi e uffici o il centro chiude» Il presidente del Città di Lucca: «Iniziative mirate e subito un organo che faccia coordinamento» ----------------------------------------------------- Il tempo delle parole è finito. Politici, amministratori, ma anche i commercianti devono passare rapidamente ai fatti se non vogliono che la crisi che si avverte nelle attività del centro storico divenga irreversibile. Non usa mezzi termini il presidente del Centro commerciale Città di Lucca dell'Ascom, Dante Pieroni, che prova a fare qualche proposta perché la tendenza venga finalmente invertita. «Intanto bisogna partire dal rispetto delle regole». Pieroni fa un esempio: «È vero che la legge Bersani è molto permissiva, ma ci sono anche norme che vietano nel centro storico attività con superficie superiore ai 250 metri. Ci chiediamo allora come possa il Comune fare aprire negozi, come la libreria Edison, che hanno uno spazio espositivo superiore. Sono mesi che attendiamo l'esito della verifica: doveva essere fatta prima e non dopo l'apertura. Far rispettare le norme è fondamentale». Le attività tradizionali dentro le Mura però non muiono soltanto per il mancato rispetto delle regole. «Certo che no. Il problema principale è che si sono fatte e si continuano a fare troppe tavole rotonde che non portano a niente. Sull'analisi delle cause della crisi siamo tutti d'accordo, ora si tratta di individuare le ricette e le iniziative concrete per uscirne. Occorrono fatti, subito. Partendo dalla consapevolezza che due sono i settori sui quali lavorare: l'afflusso turistico e il recupero di attrazione esercitato dal centro storico su tutta la provincia». Lei ha delle indicazioni? «Il punto chiave è coordinare le iniziative, spalmarle su tutto l'anno e in tutte le zone della città, gestendo in maniera intelligente le risorse, secondo priorità precise. Dico allora che non è più rimandabile l'individuazione di un organismo che metta insieme tutto quanto fanno di buono i vari soggetti che si occupano di promozione. Non solo Apt e Itinera, ma anche il nostro consorzio Ascom. Chiederò un incontro al sindaco proprio per fargli presente l'intenzione della nostra associazione di metterci a disposizione, se questo organismo verrà creato. Ma nell'immediato dobbiamo individuare subito eventi di richiamo per i mesi morti che ci separano dalla Pasqua». C'è intanto un dato che stride e fa discutere: 2 milioni di euro per la mostra dedicata a Pompeo Batoni e poco più che spiccioli per le celebrazioni Pucciniane, in alto mare. Qualcosa non torna. «Senta, Batoni è un grande pittore e la mostra è sicuramente qualificante. È ben fatta, c'è un catalogo sontuoso. Ma la gente ne è informata? Non ho dati, ma mi auguro che si sia investito in maniera adeguata nella promozione. Non basta fare, bisogna fare sapere. E in ogni caso è necessario tener conto delle priorità e ripartire di conseguenza le risorse, poche o tante che siano. Puccini è, credo per tutti, la vera priorità per Lucca. Bisogna finalmente far decollare le iniziative che possono richiamare un flusso enorme e qualificato». Si potrebbe fare qualcosa, subito, anche per avere un po' più di gente nei musei, nelle ville storiche, nei luoghi dell'archeologia. Perché non pensare a un biglietto unico per i musei e ad un pacchetto che, nel giro di un weekend, offra al visitatore l'opportunità di vedere i tesori della città nei musei, le stupende architetture delle dimore sulle colline e gli insediamenti archeologici della Piana? «È certamente un'opzione, ma torniamo alla necessità del coordinamento di tutte queste iniziative. E anche delle attività congressuali che devono essere incrementate. In passato non ha certo giovato la guerra tra enti di promozione diversi, ci pare che il clima sia però cambiato. È il momento di unire le forze, non di combattersi». Veniamo al centro storico. Presto perderà un'altra funzione, visto che l'Agenzia delle Entrate finirà a Guamo. Un altro polo di attrazione in meno per i residenti della provincia. «Si è persa la cultura degli anni Settanta che puntava sul centro storico come polo direzionale. Serve a poco oggi che gli amministratori locali piangano perchè tutti gli uffici se ne sono andati. Intanto potrebbero cominciare a riportare i loro dentro le Mura, o evitare che escano. Il Comune potrebbe ad esempio far tornare in città l'ufficio tributi e altri sportelli sparsi in periferia; la Provincia dovrebbe rinunciare all'idea di spostare gli uffici nello scalo merci e richiamare quelli che ha fuori. È poi urgente riportare in città il mercato ambulante e, più ancora, rilanciare davvero il mercato del Carmine. La nostra associazione ha presentato anni fa un progetto specifico, che però non è mai stato preso in considerazione. Senza uffici, servizi, centri commerciali naturali e con una residenza penalizzata dalla carenza di parcheggi e di possibilità di realizzare ascensori condominiali, è inevitabile che dentro le Mura gli abitanti continuino a restare poco più di 9mila, contro i 27mila nel censimento del 1951». La mazzata finale arriva dai costi degli affitti e dalla nascita continua di quartieri satellite a due passi dalle Mura. Cosa ritiene che si possa fare? «Devo essere sincero: non ho una risposta e non sono ottimista. C'è sicuramente un esubero di fondi commerciali e appartamenti rispetto alla richiesta, ma vedo che si continua a dare il permesso di costruire ovunque complessi grandi e piccoli. È chiaro che portano via altro flusso al centro storico. Così come costringeranno sempre più a chiudere le cifre spropositate che vengono richieste per gli affitti dei fondi, soprattutto quelli del cuore del salotto buono. Ed è un guaio, anche perché al posto delle attività tradizionali non arrivano punti vendita di griffe di grande richiamo. Il Fillungo, ad esempio, sta diventando la via delle chincaglierie e delle mutande. Viene da chiedersi come facciano certe attività a reggere le spese che non sono più sostenibili per commercianti lucchesi di grande esperienza e tradizione».