LA PROTESTA Riccardo Frizza denuncia le condizioni in cui ha dovuto provare per giorni, fino alla resa "Impossibile andare avanti con le prove e arrivare al meglio alla prima del 10 gennaio" "Bisogna sempre garantire agli artisti ospiti le condizioni per un lavoro sereno" -------------------------------------------------------------------------------- Tutto è filato abbastanza liscio fino al 2 gennaio, racconta ora il maestro Riccardo Frizza. Poi alle prove della Manon Lescaut al Carlo Felice è successo di tutto. È successo soprattutto che le condizioni meteo interne, nella sala ma soprattutto nella "buca" dellorchestra, diventassero proibitive. Con un freddo insopportabile che bloccava le dita degli orchestrali, con un vento che spazzava tutto il palcoscenico, ma che produceva i suoi effetti più negativi in modo particolare nella zona sottostante, dove durante le opere liriche è sistemata lorchestra. Una situazione denunciata nei giorni scorsi proprio da Repubblica, con conseguenti proteste degli orchestrali. Risultato: «È diventato impossibile andare avanti con le prove - accusa Frizza, che avrebbe dovuto dirigere lopera - e di conseguenza portarle a termine in tempo utile per arrivare nelle condizioni migliori allappuntamento della prima il 10 gennaio». Inevitabile, secondo Frizza, rinunciare alla direzione: «È andata persa metà delle prove di assieme previste - ricorda il maestro - , le più delicate di una produzione, quelle che mettono insieme elementi musicali e registici e che permettono al direttore e ai cantanti di trovare le misure, i tempi, eliminare gli ostacoli posti dalla fisicità del palcoscenico e dei movimenti scenici al canto, risolvere insomma tutti i problemi tipici del far musica in scena». Nel giro di quattro giorni, appunto dal 2 al 5 gennaio, sono andate perse tre prove di insieme su sei: «A quel punto - assicura il direttore - non sussistevano più i margini per garantire comunque una preparazione dello spettacolo degna e rispettosa della musica, delle esigenze registiche e dei cantanti, del teatro Carlo Felice e del suo pubblico». Sabato mattina salta ancora la prova. Frizza avverte il sovrintendente Gennaro Di Benedetto che intende abbandonare lopera. Il dirigente del teatro lo prega di portare a termine la seduta di prova del pomeriggio. Ma non basta: Frizza decide di mollare. A questo punto, ammesso che la prima della Manon Lescaut vada in scena, ci sarà da trovare un direttore che sostituisca Riccardo Frizza. «Ci si riuscirà sicuramente - prevede lui - e comunque non sta a me giudicare le motivazioni e le condizioni di chi salirà sul podio al mio posto». Non detto ma sottinteso: sarà comunque unopera in tono minore quella che andrà in scena. Inutile tentare di coinvolgere Frizza nei problemi sindacali e amministrativi di questi mesi al Carlo Felice. Quelli che hanno reso latmosfera irrespirabile e che hanno messo a rischio fino alla fine la prima della Manon di Puccini, come già avevano bloccato la serata inaugurale del Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota e il concerto di Natale: «Non è compito del direttore ospite - taglia corto Frizza - commentare o dare interpretazioni su quanto è accaduto e sta accadendo in teatro in questi ultimi giorni. Il dato più eclatante che ho pesantemente patito è il riscontro di un teatro che al momento non è in grado di garantire agli artisti ospiti - cantanti e direttore - le condizioni per un lavoro sereno, proficuo, rigoroso malgrado la buona volontà della maggior parte delle persone che vi lavorano dentro: orchestra, coro e tecnici». Malgrado le parole di stima usate nei confronti di tutti, compreso il direttore artistico in arrivo, Cristina Ferrari, e il sovrintendente Di Benedetto, sta di fatto che la denuncia di Frizza mette laccento su una situazione ai limiti dellassurdo. Con una sala tormentata da condizioni al limite dellimpraticabilità di campo, con unorchestra che se allesterno la temperatura scende troppo non può suonare per il freddo e il vento. Uno stato di cose indegno di un teatro del livello del Carlo Felice. Soprattutto perché non è la prima volta che il tutto accade, eppure non si è mai provveduto a intervenire in modo completo. «È accaduto altre volte che nella buca ci fosse freddo e vento - ricorda Frizza, che malgrado la giovane età può vantare allattivo con il Carlo Felice già la direzione di cinque opere, tre concreti e due registrazioni video - ma la situazione non è mai stata così grave. Vorrà dire che bisognerà stabilire che a gennaio il Carlo Felice chiude per il freddo eccessivo». (c. mal.)
la Repubblica
8 Gennaio 2008
GENOVA : Fischia il vento, urla il direttore "No, così non si va in scena"
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