Per l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il famoso istituto di restauro fondato nel 1588 da Ferdinando I de' Medici, il 2008 sarà un anno da non dimenticare. Non solo perché sarà il primo anno da istituto centrale autonomo, ma perché si concluderanno dei restauri importanti. Tra questi c'è sicuramente quello della Madonna del Cardellino di Raffaello che si trova «in cura» dal 1999: «Posso annunciare che per Natale 2008 tornerà agli Uffizi -ha detto la soprintendente ad interim dell'Opificio, Cristina Acidini - e che per l'occasione sono in preparazione altre iniziative. Ma per il 2008 l'Opificio dovrà prepararsi almeno ad altre due sfide: dovremo dedicare energie per mettere a punto l'autonomia appena conquistata - ha proseguito - così come dovremo fare in modo che l'offerta formativa della nostra scuola sia adeguata alle esigenze del mercato che ha bisognodi rinnovarsi». Di restauri, di questioni burocratiche e di altro, ne abbiamo parlato con Marco Ciatti, direttore del laboratorio restauri della Fortezza da Basso. Quali sono i restauri eccellenti che si concluderanno quest'anno? Sono molti. Iniziando con i materiali lapidei dovrebbe concludersi quello del Profeta Geremia di Donatello, del Museo dell'Opera del Duomo, che fa parte della serie fatta per il Campanile. Per quanto riguarda la terracotta, segnalo la Madonna col Bambino di Jacopo Sansovino del Museo Civico di Vicenza,un lavoro meno conosciuto ma molto interessante. Per gli affreschi? Il cantiere di Santa Croce andrà avanti e finirà, se tutto va bene, nel 2009. Nel 2008 invece dovrebbe finire la Sala di Marte di Pietro da Cortona a Palazzo Pitti, una delle più famose. Per quanto riguarda le sculture lignee verrà ultimatounlavoro molto particolare, molto strano, di uno scultore inglese, Gibbons, vero virtuoso dell'intaglio, capace di trionfi strepitosi che sono cesellati in una maniera pazzesca nel legno con delle cose finissime a traforo. Questo che stiamo restaurando noi arriva dalla Galleria Estense di Modena ed è intitolato Memento Mori un'allegoria... E la Porta del Paradiso del Ghiberti? Nel 2008 ne sarà completata la pulitura e il prossimo maggio la mia collega Annamaria Giusti intende fare una piccola mostra per presentare le ultime quattro formelle che non sono ancora esposte in museo e che adesso si trovano negli Stati Uniti. Verranno ultimate anche le due che sono in restauro anche gli anni successivi ci sarà l'enorme problema del rimontaggio. Un altro grande bronzo di cui sarà completato il restauro nel 2008 è quello di Vincenzo Danti dal titolo La decollazione del Battista proveniente dal Battistero che sarà in mostra al Bargello ad aprile. Quindi l'oreficeria: il restauro dell'Altare d'argento del Battistero non sarà finito nel 2008, nonostante alcuni pezzi siano esposti a Palazzo Medici, nella mostra curata da Clarice Innocenti. Invece nel 2008 si concluderà il restauro della bellissima Croce reliquiario medievale di Castiglion Fiorentino e la barocca Corona siciliana che viene da Enna. Parliamo dei dipinti. Oltre alla Madonna del cardellino di Raffaello, che uscirà dall'Opificio a fine 2008, con un margine di incertezza si concluderà nel 2008 il restauro del grande Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico. Un dipinto complicato, vero? Sì, c'è la Madonna centrale e due ante dipinte dalle due parti. Non è una tavola piana ci sono anche i dodici angeli. È stato un restauro difficile perché quella dell'Angelico è una pittura fragile e molto trasparente e lì sopra c'era di tutto perché il dipinto ha avuto vicissitudini molto complesse. Infine c'è un restauro già ultimato, madi cui ancoranon se ne è parlato. È il ritratto di Leonello D'Este, del Pisanello, famoso sui manuali di storia dell'arte. È dell'Accademia Carrara di Bergamo e con loro decideremo se e quando presentarlo. E «L'Ultima cena» del Vasari? Tutto fermo? Nonse ne parla anche per la burocrazia sterminata. La Protezione civile diede 250mila euro per il suo restauro, ma non sono stati accreditati a noi bensì alla Soprintendenza per i beni artistici. Loro hanno un diverso modo di procedere, sono abituati a fare gare d'appalto fra diverse ditte, noi lavoriamo in proprio quindi il loro direttore amministrativo non concorda sulle modalità di spesa. Noi andiamo avanti con i nostri piccoli risparmi, senza un finanziamento ad hoc.Ora abbiamobloccato la questione formale, concordando di fare parte della procedura come vuole il loro direttore amministrativo e parte come la vogliamo noi... Parliamo di politica amministrativa. Adesso siete istituto centrale autonomo ma secondo Marcucci avete bisogno che una commissione vi indichi come fare a reperire i fondi... Al sottosegretario avrei voluto dire che forse si è dimenticato che questa commissione l'aveva già nominata un anno fa, e la bozza di regolamento la mandammoal Ministero a novembre del 2006... Ma all'Opificio che aria tira? C'è tutto uno stato di attesa. Da noi si sommano due cose: questo nuovo modo di lavorare, per cui Marcucci ha fatto quello che si era impegnato a fare per mantenere l'istituto indipendente. Poi c'è l'ultimo passo, il regolamento di funzionamento, perché è quello che rende attuabili e concrete tutte le cose, e questo si somma al fatto della dirigenza. Infatti, tra breve dovrebbe essere nominato il nuovo soprintendente... Non si sa. Ma potrebbero esserci delle sorprese. Mi risulta che Fabrizio Vona, uno dei vincitori del concorso, abbia chiesto proprio Firenze come destinazione. Questione prestiti di capolavori. Da che parte sta l'Opificio? Èundiscorso complesso: certo le opere meno si spostano e meglio stanno. Èvero che fra i nostri compiti non c'è solo la tutela ma anche la valorizzazione perché tutto deve servire per una maggiore fruizione da parte del pubblico. Però, come istituto vorrei fosse chiaro che al di là delle decisioni di merito, degli organi competenti, per l'aspetto tecnico si può lavorare molto. Si deve e si può pensare di migliorare il modo di movimentare un'opera una volta che è stata presa la decisione. La mia paura è che, come i restauri, sia l'impegno, l'attenzione e il tempo siano proporzionali all'importanza del pezzo. Lo studio dell'imballaggio, delle vibrazioni, del controllo microclimatico mi piacerebbe diventasse uno standard da applicare a tutte le opere. Il professor Maurizio Seracini ha detto che in alcuni casi i tempi tra un restauro e l'altro, sulla stessa opera, sono scesi a 20 anni. Si restaurano opere, che non ne hanno bisogno, solo per motivi di visibilità? Qui si scontrano diverse concezioni del restauro, una più tradizionalista, difficile da togliere dalle menti, come momento centrale da spettacolarizzare, come evento in cui tutto quello che riguarda la buona vita dell'opera è affidato a questo atto. Una concezione più innovativa è quella di intendere la conservazione comeunprogetto continuo per cui potrebbe anche essere giusto intervenire ripetutamente nel tempo, non come atti di restauro ma come processo continuo in cui si usano tre armi: la manutenzione, la conservazione preventiva e, se necessario, anche il restauro. Oggi non si può più restaurare un oggetto a scatola chiusa, bensì secondo cosa se ne deve fare. Se questi tre livelli li vediamo all'interno di un progetto complessivo di manutenzione allora è giusto che l'opera negli anni sia continuamente oggetto di verifica, di attenzione, di piccoli interventi di manutenzione che è una cosa. Una cosa è la manutenzione intesa come una cura costante a vari livelli, altro è l'idea di fare restauri vecchio stile che consistono sostanzialmente in nuove puliture, nuove verniciature per far tornare l'opera un pochino più splendente, questo francamente è un livello banale e superficiale di ridurre il lavoro di restauro. Ci vorrebbe un cambiamento di mentalità che vedo difficile oggi. Vona si candida al dopo Acidini «Lavoro nel settore da 26 anni» «La burocrazia sterminata ha frenato i lavori sull'Ultima Cena del Vasari» «La commissione che vuole Marcucci? Esisteva già» «Da noi uno stato di attesa dopo l'autonomia» L'incarico ad interim di Cristina Acidini alla guida dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha ormai le ore contate e nel giro di tre mesi arriverà un nuovo soprintendente. Come promesso alla vigilia di Natale dal sottosegretario Danielle Mazzonis, le destinazioni dei nuovi dirigenti appena nominati avverranno tra breve e in pole position, per l'Opificio delle Pietre Dure, è spuntato il nome di Fabrizio Vona, direttore del Laboratorio restauri della soprintendenza per i beni storico artistici di Bari e Foggia. 54enne, ciociaro di nascita ma ormai naturalizzato pugliese, Vona è stato allievo di Cesare Brandi ed ha ammesso di aver manifestato a Bruno De Santis (direttore generale per l'organizzazione, l'innovazione, la formazione, la qualificazione professionale e le relazioni sindacali del Ministero per i beni e le attività culturali) il desiderio di guidare l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. «La mia richiesta non è un atto ufficiale - ha detto Vona - e il Ministero farà i suoi ragionamenti in base alle conoscenze e ad altri criteri». Ma perché Vona avrebbe chiesto di sedere in via Alfani? «Perché io lavoro in questo settore da molti anni - ha aggiunto il dirigente - e lo stesso non si può dire dei miei colleghi. D'altronde mi occupo di restauri da 26 anni e dirigo un laboratorio in cui si trattano anche materiali meno usuali come la ceramica e i metalli. Ho quindi una vasta esperienza in questo settore ed insegno diagnostica per i beni culturali all'Università di Bari». Vona è anche al corrente delle vicissitudini che hanno portato l'Opificio ad ottenere l'autonomia, ma ammette di non conoscere l'attuale soprintendente ad interim Cristina Acidini. Vona, che nella graduatoria finale del concorso per soprintendente, occupa la seconda posizione, sulla carta pare avvantaggiato rispetto a Isabella Lapi Ballerini (attuale direttrice della Galleria d'arte moderna di palazzo Pitti) e a Mario Scalini (direttore del Museo Bardini), i due toscani evidentemente interessati a sostituire Cristina Acidini nel prestigioso incarico.