La patria di Stradivari soffre la concorrenza straniera e offre scarsi investimenti il peso dellagricoltura e degli allevamenti, nucleo solido delleconomia Liutai, frisone e buon vivere la città delle occasioni sprecate La critica: vige una dolce calma piatta, luogo in cui si vive e mangia bene ma che invecchia e non offre opportunità Diffidente, sonnolenta, bloccata a il sindaco si ribella: sono soltanto facili stereotipi Conosce punte di eccellenza nella ricerca: qui sono stati clonati il primo toro e la prima cavalla al mondo Il proprietario della Cremonese: nellimpresa dellacciaio innovazioni di portata internazionale Che la piazza del Comune di Cremona - perimetrata da Torrazzo, Duomo, Battistero, loggia dei Militi e palazzo del Comune - rappresenti uno spazio pubblico tra i più belli e omogenei dellItalia medievale, me laspettavo.Semmai, quel che mi sorprende è limponenza, del resto perfettamente intonata allimportanza di Cremona nei lontani giorni in cui se la batteva con Milano.Quanto allomogeneità, a dire il vero non è assoluta. Perché sulla piazza è ben visibile un palazzo, sede della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, costruito in epoca fascista e decisamente brutto. Brutto sì, ma fondamentale nella storia cremonese novecentesca, visto che da questo palazzo, a lungo e secondo molti ancora adesso, i possidenti agrari hanno esercitato il loro dominio sulla città. A chi obietta che queste sono storie vecchie, superate, cè chi ribatte: «Fateci un altro esempio di città italiana in cui i signori dellagricoltura possiedono il più importante quotidiano cittadino, 'La provincia». Sullinfluenza, più o meno rilevante, della vecchia mentalità agricola nella Cremona del nuovo millennio, tornerò poi. Per il momento lasciatemi accennare a un curioso particolare del palazzo degli Agricoltori, talmente piccolo da sfuggire inevitabilmente ai più. Se il mio occhio ci si è posato è soltanto grazie a Giampaolo Dossena, il quale, nella sua deliziosa «Guida a una Cremona leggendaria misteriosa insolita fantastica», sottolinea la presenza di un piccolo bassorilievo quattrocentesco che raffigura un suonatore di cornamusa. Parrebbe un inspiegabile esotismo. Ma i «piffarari», come venivano chiamati i cornamusari, rappresentarono per secoli una corporazione molto importante per le cerimonie pubbliche di Cremona, al punto da essere regolarmente pagati dalla comunità, fino a quando, afferma Dossena, nel 1629 si decise di fare economia. Do conto di questa storiella musicale perché rimanda involontariamente al marchio che ha reso Cremona celebre nel mondo: i liutai. A cominciare dal leggendario Stradivari, cui è dedicata nellomonima piazza una statua particolarmente infelice - degno fiore allocchiello di uno spazio già tristanzuolo di suo per via dei dozzinali palazzoni fascisti, che nel sogno del ras locale Farinacci avrebbero dovuto dar vita alla Piazza Littoria.Quel sogno se Dio vuole non è mai andato in porto, ma in compenso una quindicina di anni fa si è pensato bene di aggravare la situazione, edificando in mezzo alla medesima piazza una sconclusionata pensilina, la cui unica plausibile funzione parrebbe essere quella di attendere degli autobus che peraltro qui non arriveranno mai. E non basta: in uno dei più bei centri storici dItalia, sono riusciti a combinare ulteriori pasticci, ad esempio nella limitrofa piazza Marconi, dove si sono intestarditi a scavare un enorme buco per un nuovo parcheggio, a detta dei più «assolutamente inutile». Ora però, il caso ha voluto che da quegli stessi scavi siano emersi i mirabolanti resti di una villa romana di età augustea, la cui rilevanza è tale da aver spinto lispettrice archeologica Lynn Passi Pitcher a parlare di una sorta di «Pompei del Nord».Problema: dove mettere tutto questo ben di Dio? Per intanto, il tesoro viene amorevolmente catalogato nelle sale fatiscenti di un altro palazzo fascista, quello dellArte, edificato dal napoletano Carlo Cocchia: questo sì davvero bello e originale, anche perché - come afferma larchitetto Eugenio Bettinelli, «utilizza il cotto tipico degli edifici storici cremonesi, ma allo stesso tempo innova fortemente alcune tecniche costruttive e di conseguenza il loro risultato espressivo». Peccato che il palazzo, da quando ha cessato la funzione di provvisorio alloggio della famosa scuola dei liutai, versi in uno stato pietoso. Rieccoci dunque tornati lì da dove eravamo partiti: i liutai.Inutile dire che i più famosi esemplari di violini di Stradivari, Amati e Guarneri vengono esibiti in pompa magna in unapposita sala allinterno del palazzo comunale. E altrettanto dicasi per i sontuosi spazi del Museo Stradivariano. Non è soltanto un problema di memoria storica: nella Cremona di oggi, mi ricorda Mario Silla, direttore del combattivo quotidiano «La Cronaca», sono regolarmente registrate ben centotrenta botteghe di liutai (a cui ne vanno aggiunte unaltra sessantina che lavorano in nero), senza contare che la tradizionale scuola sforna ogni anno venti nuovi professionisti, mentre la benemerita fondazione Stauffer organizza periodici corsi di perfezionamento con la partecipazione di formidabili musicisti, quali Accardo, Filippini, Giuranna e Petracchi.Dunque, tutto bene? Mica tanto. I cinesi, che fino a poco tempo fa offrivano soltanto un dozzinale prodotto semilavorato a liutai cremonesi senza scrupoli che lo ultimavano alla meno peggio, negli ultimi anni stanno raggiungendo livelli di tale eccellenza che in più di un concorso hanno messo in forse lindiscusso primato cremonese. Quanto poi alle botteghe che punteggiano il centro cittadino, in più di un caso si ha la sensazione che siano lì in bella mostra solo per appagare il piacere voyeuristico dei turisti.Me lo conferma con tono amareggiato Cesare Gualazzini, avvocato penalista appassionato di musica, il quale ha creato una chitarra classica talmente speciale da venire utilizzata in concerto da un professionista del calibro di Giovanni Puddu. «Il mondo della liuteria non è più incardinato nella vita della città e tanto meno può rappresentare un eventuale motore di sue future fortune. E ridotto a mera stravaganza. Quasi che si entri in una bottega di liutai nella speranza di vedere un vitello a due teste. Eppure ci sono città - penso a Mittenwald, in Germania - che hanno investito con successo sulla loro tradizione musicale. Qui no. A Cremona cè il Ponchielli, che è un eccellente teatro dopera, e io a lungo mi sono battuto perché gli venisse affiancato un auditorium. Ma ne sono uscito sconfitto. Eppure, la questione è semplice: se si vuole correre al Tour de France, la prima cosa da fare è comprarsi una bicicletta». Gualazzini è soltanto il primo di una serie di personaggi che lamentano la medesima cosa: «Cremona ha loro sotto i piedi, ma non vuole chinarsi a raccoglierlo». «E una città ricca, ma bloccata», afferma ad esempio Antonio Bergonzi, coautore de «I giorni della merla»: «Una città diffidente, sonnolenta: con grandi capitali fermi nelle banche, che non circolano in città. Secondo una modalità tipica dei grandi agricoltori. E se Cremona è così mal servita dal punto di vista ferroviario, lo dobbiamo ancora a loro, che hanno fatto di tutto perché non venissero toccati i terreni agricoli».Larchitetto Bettinelli fa suo un punto di vista decisamente diverso: «Trasformare la timidezza in forza, il conflitto in contrapposte convivenze: è questa la sintesi di una città che, forse unica, ha costruito due palazzi comunali per soddisfare le opposte fazioni; che ha edificato minareti in opposizione ai simboli del potere clericale e istituzionale (campanili e torri) e poi ha dissacrato lomologante architettura fascista con un eretico eclettismo (la straordinaria casa del ragno)». Poi aggiunge: «Cremona disprezza il potere ostentato, ma sopporta le clientele, non solo ideologiche, di chi vive di potere».Nei successivi incontri, i miei interlocutori insistono su una città che «invecchia», che «non offre soddisfacenti occasioni di lavoro ai giovani»; mentre, per contro, tutti concordano nel dire che qui «si campa bene e si mangia meglio, la criminalità è contenuta e il benessere diffuso». E il carattere della popolazione? Gli aggettivi più ricorrenti a definire labitante di Cremona sono: «Solidità, laboriosità, riflessione e poca propensione al rischio, come si desume dal numero di industrie, sempre più ridotto, in mano a imprenditori locali».Quando riferisco al sindaco, Giancarlo Corada, questa sensazione da dolce calma piatta che ho in prevalenza registrato, lui mi risponde che si tratta di stereotipi. Anche perché - e in questo ha ragione - la popolazione muta di continuo, dunque è difficile parlare di un carattere cittadino sempiterno e immutabile. Poi però rammenta la battuta con cui il sindaco Vernaschi definì a un giovane Giampaolo Pansa la caratteristica principale dei cremonesi: «Sono dei ruminanti». Ai tempi, le reazioni della cittadinanza non furono entusiaste, mentre io al contrario reagisco alla metafora con un pregiudizio positivo, vista la particolare simpatia che provo per tale specie di animali: basti pensare alla meravigliosa mucca frisona, che in queste terre impazza. Proprio andando in cerca di questo bovino nelle famose stalle limitrofe a Cremona, mi imbatto in un edificio tanto modesto quanto importante: «Il laboratorio di tecnologie della riproduzione», animato da una coppia di scienziati, Cesare Galli e sua moglie Giovanna Lazzari. Per darvi conto della rilevanza di questo centro vi basterà sapere che qui, nel 1999, è stato clonato il primo toro al mondo, Galileo; e nel 2003 la prima cavalla, Prometea.Con modestia sorprendente e un vago senso di simpatica incredulità, Giovanna Lazzari mi rammenta come questo laboratorio - senza percepire aiuti continuativi dallo Stato - competa con i migliori al mondo su ricerche quali: clonazione; riproduzione assistita, fecondazione in vitro, xenotrapianto (vale a dire la possibilità di trapiantare organi animali su esseri umani); studi tossicologici svolti su ovociti eo embrioni anziché su animali da laboratorio.Come vedete, anche la placida Cremona conosce punte di assoluta eccellenza. Unaltra, forse la più famosa, è rappresentata dal cavalier Giovanni Arvedi, re dellacciaio, mecenate dellarte (ha appena donato al Duomo di Cremona un quadro del Bembo) e novello proprietario della squadra di calcio Cremonese. Alto, elegante e dai modi spicci, si capisce che il cavalier Arvedi non ha molto tempo da perdere con il sottoscritto.Comunque, quando gli ripropongo la vecchia teoria dei ruminanti, non ne coglie laspetto negativo. Al contrario. «Le due grandi innovazioni mondiali nella trasformazione dellacciaio sono avvenute a Cleveland e a Cremona.Entrambe realtà agricole. Dia retta a me, quando si va lenti, si scende maggiormente in profondità. E poi, io non conosco una città dove si viva meglio di questa. Destate, gli operai staccano alle cinque e alle cinque e un quarto sono già in calzoncini lungo il Po a giocare a briscola e a bersi un bianchino. Le pare poco?».Già, il Po. Mi accorgo solo adesso che non ho ne ancora parlato, mentre Mario Silla non ha dubbi: poche altre città europee hanno un rapporto così stretto con il proprio fiume. «Su una popolazione di settantamila abitanti, ben sedicimila sono gli iscritti alle varie società canottieri (Baldesio, Bissolati, Flora, Ferrovieri, eccetera). E quando viene la bella stagione, la stragrande maggioranza dei cremonesi passa sul fiume le ore libere dal lavoro. In molti, destate, ci trascorrono addirittura lintero periodo di ferie».Certo, il fiume ormai «è diventato una cloaca». Alle spalle la raffineria Tamoil ha inquinato gravemente terra e falde acquifere.In mezzo a questi due disastri, però, resta una curatissima striscia di verde dedicata al benessere e al divertimento: piscine, campi di calcio e tennis, ristoranti. «Devi tornarci destate», mi dice Silla, «rimarrai stupefatto: sembra una Rimini fluviale».
la Repubblica
7 Gennaio 2008
✓ Entità verificate
CREMONA - Cremona, la città che non sfrutta i suoi tesori
FR
Franco Marcoaldi
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
la Repubblica · 7 Apr 2009
I monumenti - Edifici crollati, polvere, rovine: quel che resta delle meraviglie dAbruzzo
la Repubblica · 13 Gen 2012
Quegli studi di Petrarca architetto
la Repubblica · 2 Lug 2012
Rogers: panchine nei parchi e giustizia sociale
la Repubblica · 16 Lug 2012
"I MUSEI NASCONO SOLO PER INTRATTENERE MA L'ARTE NON INTERESSA PIÙ A NESSUNO"
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Il Gazzettino · 7 Gen 2006
SAN VITO al Tagliamento. Restaurata la pala del "Crocifisso" di Zugno.
Corriere della Sera · 7 Gen 2006
A Parigi, nelle fermate della metropolitana, e non solo. Juke-box letterario per diffondere la lettura.
L'Arena · 8 Gen 2006
ILLASI. Scoperta la fabbrica delle campane. Uno straordinario sito archeologico sotto l'oratorio di San Rocco
Corriere della Sera · 9 Gen 2006
La direttrice del Darc Siamo in ritardo ma l'arte si risveglia
Corriere della Sera · 9 Gen 2006
II museo di San Martino batte tutti i record di affluenza
Giornale di Sicilia · 8 Gen 2006
Seppellimento di Santa Lucia, Granata: Il Caravaggio deve tornare alla Borgata
Il Messaggero · 9 Gen 2006
E' morto Mimmo Rotella. Il genio che "strappava" i manifesti
Il Mattino · 9 Gen 2006
Rotella, poeta dell'arte
notizie.virgilio.it · 9 Gen 2006
SCALA LISSNER: faremo il possibile per chiudere il 2006 in pareggio
Corriere della Sera · 10 Gen 2006
Milano. Una raccolta di fondi per salvare la Braidense
la Repubblica · 11 Gen 2006
Giù le mani dalla storia
il Sole 24 Ore · 7 Gen 2006
Strategia anti-debito con gli immobili Cartolarizzazioni Inps decisive - Resta in pista la superholding
La Provincia · 11 Gen 2006
Roma si muove per il Duomo
Il Mattino · 12 Gen 2006
Cattelan: Provocare è arte
Corriere della Sera · 12 Gen 2006
L'assessore Brandirali: La Biennale a Napoli? Stimolo ad osare di più
La Stampa · 12 Gen 2006
Promuovere la cultura europea, ma senza italiani
Corriere della Sera · 12 Gen 2006
La cultura in Europa? Si fa, ma senza l'Italia
Corriere della Sera · 12 Gen 2006
Berlino - Le ruspe contro il palazzo di Honecker
il Giornale · 13 Gen 2006
L'Archeologico sogna un tempio etrusco che possa fare scuola
Panorama · 13 Gen 2006
POLEMICHE: LA BRAIDENSE. La goccia che fece traboccare il caso