-------------------------------------------------------------------------------- Era il 1599 e il frate cappuccino Silvestro da Gubbio durante il suo pellegrinaggio spirituale si fermò nel capoluogo siciliano e morì. Fu il primo a essere sepolto nelle catacombe dei cappuccini di Palermo annesse alla chiesa di Santa Maria della Pace. Dopo di lui, hanno trovato spazio più di ottomila corpi mummificati per processi naturali o con metodi artificiali, suddivisi per età, sesso e professione e custoditi in nicchie scavate nel tufo o in casse lignee. Nessun intervento di restauro e conservazione è stato però effettuato in questo lungo tempo. Era compito dei parenti curare gli abiti e le condizioni dei defunti e i frati si sono limitati a inserire una grata di protezione per evitare che le mummie fossero oggetto di atti vandalici. Oggi finalmente un progetto Por dal nome "Sora morte", cofinanziato dalla Comunità europea, mira a restituire dignità a questo spazio di rilevante importanza storico-culturale che versa in uno stato di degrado, aggravato dagli eventi bellici, dagli incendi e dalle infiltrazioni di acqua. Il progetto punta anche a unottimizzazione della fruizione del pubblico, trasformando le catacombe in una realtà museale a tutti gli effetti, con un laboratorio per il restauro delle mummie, dei quadri e dei libri antichi, oltre a una piccola foresteria e a una biglietteria elettronica. È unoccasione per ricostruire nei dettagli la storia delle catacombe dei cappuccini ancora avvolta nel mistero, riprendendo in mano materiali di archivio mai consultati. Ancora oggi, infatti, non esiste una schedatura completa e organica delle mummie presenti nel cimitero e soltanto poco più di mille sono state identificate con lanno di nascita e di morte. «Questa è una meta ambita dai turisti che arrivano in città - dice il reverendo padre Calogero Peri - Ma la struttura ormai non è in grado di accoglierli. È un patrimonio rarissimo che deve essere messo a disposizione degli studiosi di tutto il mondo». Allinterno del progetto è stato formulato un protocollo di intesa tra i frati e i dipartimenti di biologia animale e vegetale delluniversità di Palermo, coordinato da Giuseppe Carotenuto, Luca Sineo e Franco Palla per «studiare, restaurare e preservare i reperti scheletrici e le mummie, nonché le collezioni di manoscritti, gli incunaboli e le opere darte custodite nel convento». Si inizierà con alcuni interventi sperimentali nellarea ristretta del primo quadrilatero che comprende il corridoio dei frati, dei bambini e dei preti. Una sorta di "sito campione", per sottoporre ad analisi, la natura di tutti i materiali presenti: dalle mummie agli oggetti lignei e lapidei. Uno studio molto complesso e delicato che imporrà delle scelte precise: «Ci sono molte casse chiuse che probabilmente si deciderà di aprire - dice Luca Sineo ordinario di antropologia del dipartimento di biologia animale - Sono tuttora inesplorati i ben trentacinque colatoi rimasti chiusi in questi anni che potrebbero custodire materiali interessanti. Saranno indagate le condizioni di illuminazione e microclimatiche dellambiente determinanti per la tutela delle mummie. La composizione dellaria, le muffe e i licheni che aggrediscono le mummie e i loro abiti. E ancora, a lungo termine, vorremmo procedere allestrazione del dna per raggruppare le mummie per nuclei familiari. Identificarne letà, il sesso e scoprire la causa del decesso. Il nostro recupero ha comunque un carattere sistematico e tecnico, non ci interessa fare del sensazionalismo attorno alla popolazione delle catacombe». Per un iter così ambizioso occorrono apparecchiature allavanguardia, laboratori altamente specializzati, reattivi e detergenti specifici. Sono già in corso trattative di collaborazione con prestigiose università italiane e straniere: «Non esiste nessun trattato scientifico su queste mummie, né sui metodi di conservazione - dice Carotenuto - Finalmente potremmo spiegare i processi di mummificazione. Fino a ora i dipartimenti coinvolti stanno usando le loro risorse, ma presto sarà necessario un ingente aiuto economico dallesterno. Soltanto la Uil ci ha dato fino ad ora un sostegno». Uno studio particolare sarà riservato alla piccola Rosalia Lombardo le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. La bambina morì a soli due anni e fu sepolta nelle catacombe per ultima, in via eccezionale nel 1920. Il medico Alfredo Solafia che la imbalsamò si portò nella tomba il segreto del metodo di mummificazione. Anche Rosalia che può ritenersi il simbolo delle catacombe, è da anni sottoposta a un processo di degrado attestato dal visibile scurimento della pelle del viso. Per lei si pensa alla costruzione di una speciale teca a vetri - detta glove box - a temperatura controllata. Gli interventi più impegnativi saranno realizzati entro un triennio, mentre i lavori di restauro e di adeguamento alle norme vigenti si concluderanno entro la primavera del 2008. Fra questi ultimi, labbattimento delle barriere architettoniche, linserimento del vano ascensore, la creazione di un sistema antincendio e di videosorveglianza, e infine una passerella trasparente che seguirà un percorso obbligato fra le mummie. Agli interventi strutturali, si affiancherà la creazione di un sito internet presto consultabile online. Gli utenti potranno effettuare visite virtuali allinterno delle catacombe, trovare notizie delle singole mummie e sui metodi di mummificazione.