Il record di visitatori registrato dall'Ara Pacis, con i suoi 330 mila ingressi nel 2007, suggerisce almeno due riflessioni. La prima, naturalmente, è la più ovvia: ogni critica sulla qualità estetica dell'intervento di Richard Meier va definitivamente archiviata. Con buona pace di chi, su queste pagine, ha avanzato dubbi e motivate perplessità su un segno urbanistico deciso senza un concorso internazionale e lontano da ogni giuria. Nulla è più autentico, reale, incontestabile di una risposta così positiva da parte del pubblico. A meno di non volersi aristocraticamente rifugiare su un Aventino intellettuale per pochi intimi, isolati dal contesto sociale, questa è l'unica strada possibile per una corretta analisi dei risultati dell'Ara Pacis nel 2007. Secondo punto. Alessandro Baricco, parlando dell'Auditorium di Renzo Piano, ha recentemente proposto una sua interpretazione molto sottile. La Città della Musica non ha solo garantito e finalmente una risposta a una domanda chiara e antica (quella, appunto, di un auditorium degno di una grande capitale). Ma ha insieme dimostrato come uno spazio nuovo, contemporaneo possa far scoprire alla città bisogni che la collettività non sospettava di nutrire: una meta sicura per appuntamenti quotidiani, una cittadella dove mangiare, comprare libri, pattinare, vivere le feste di Natale, incontrare amici e così via. Un luogo contemporaneo di coesione culturale di massa, per farla breve. Non effimera ma permanente, si sarebbe detto un tempo. La Città della Musica «è» tutto questo. Lo stesso fenomeno può dirsi sia avvenuto per l'Ara Pacis di Richard Meier. Basti vedere come viene «usato» nei mesi caldi non solo dai turisti ma anche dai romani, così abituati ai tradizionali spazi monumentali. Due eloquenti segnali che vanno sottoposti sia all'amministrazione capitolina che al ministero per i Beni e le attività culturali. Roma ha più bisogno di contemporaneità di quanto non si sospetti. E la faccenda non riguarda solo i giovani e i giovanissimi, o i turisti. Ma tutti. Sbrighiamoci, per esempio, col progetto del Maxxi. Puntiamo davvero sull'operazione ex Mattatoio. Roma ne ha bisogno. Più di quanto Roma stessa non sappia.
Quel bisogno di Roma contemporanea
L'Ara Pacis di Richard Meier ha registrato il record di visitatori con 330 mila ingressi nel 2007. Questo suggerisce che la critica sulla qualità estetica dell'intervento di Meier debba essere archiviata. Il pubblico ha accolto positivamente l'opera, che è diventata un luogo di coesione culturale di massa. Un altro esempio di questo fenomeno è l'Auditorium di Renzo Piano, la Città della Musica, che ha dimostrato come uno spazio nuovo possa scoprire bisogni della collettività. Entrambi gli esempi suggeriscono che Roma ha bisogno di più spazi contemporanei e che il progetto del Maxxi non è sufficiente.
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