Leggi controverse. Sull'arte post-war manca un progetto di tutela dello Stato L'esportazione a discrezione di un centinaio di funzionari di Soprintendenza Il collezionismo internazionale negli ultimi anni si è finalmente accorto che Fontana e Manzoni non hanno nulla da invidiare a Rothko e Ryman e, infatti, a Londra e New York le opere del Novecento italiano vengono vendute a prezzi degni del più esclusivo mercato internazionale. Ma qui da noi gli operatori sanno che per i migliori lavori di autori come Fontana, Manzoni, Pascali il fatidico cinquantesimo compleanno coincide con il rischio di notifica da parte delle sovrintendenze. E anche vendere all'estero opere del primo Novecento come un Morandi o un De Chirico sta diventando sempre più difficile. Il diritto di notifica da parte dello Stato (a discrezione di un centinaio di funzionari delle Soprintendenze) su opere d'interesse storico e artistico rilevante (vedi box) - principio sacrosanto per la tutela del nostro patrimonio - presenta oggi molti aspetti controversi, soprattutto quando viene applicato a opere non ancora del tutto storicizzate come quelle del Novecento. Le applicazioni concrete, infatti, sono tante quante le sovrintendenze. Maria Teresa Fiorio, ex sovrintendente di Milano, sostiene infatti: «Non esistono criteri oggettivi per definire l'interesse storico e artistico di un'opera, per cui la notifica viene lasciata all'iniziativa del singolo funzionario. Invece bisogna fare dei distinguo, per esempio, tra Boltraffio, artista del Primo Rinascimento, che ha prodotto al massimo 50 opere, e De Chirico, che ne ha realizzate a centinaia e non tutte dello stesso livello. Viviamo in un mondo globalizzato e, soprattutto per l'arte recente, bisognerebbe cominciare a ragionare in termini internazionali». Un rapido giro di opinioni tra gli operatori rivela posizioni ancora più nette sulla legge e sul modo in cui viene applicata. Claudia Gian Ferrari, esperta del Novecento italiano oltre che dealer e collezionista, è molto dura: «Così com'è concepita oggi la notifica è un provvedimento che, invece, di tutelare l'arte italiana, la deprezza, provincializzandola. I nostri capolavori del Novecento sono qualche decina, li conosciamo tutti, basterebbe un comitato scientifico e la disponibilità dello Stato ad acquistarli a prezzi di mercato per assicurare un patrimonio di valore pubblico. Ma il resto deve uscire, circolare, essere visto anche all'estero. Opere che in America varrebbero 10 milioni di qui vengono vendute per un milione di . La verità è che il nostro Ministero non ha un progetto culturale per il Paese». Anche Mariolina Bassetti di Christie's avanza riserve: «La notifica non permette di promuovere al meglio gli artisti italiani nei grandi musei internazionali, che comprano anche nelle aste. C'è poi un'iniquità fondamentale: il diritto di prelazione che lo Stato esercita non prevede il pagamento delle commissioni d'asta. Qualche anno fa per un Savinio, oggi esposto a Brera, il collezionista ha aspettato due mesi, ma alla fine la Soprintendenza lo ha acquistato a 620mila anziché 750mila (prezzo di battuta diritti d'asta) che invece avrebbe pagato il compratore». Il modello francese, recentemente è al centro di polemiche per l'eccessiva apertura, da molti viene invocato come possibile alternativa. Stefano Moreni, responsabile del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby's Italia, sostiene che se è fondamentale difendere il nostro patrimonio, anche i proprietari devono essere tutelati nei loro diritti. «In Francia, se dopo 180 giorni lo Stato non ha acquisito l'opera, questa può essere venduta ovunque e senza limitazioni» spiega Moreni. In Italia, invece, i collezionisti sono indotti a non prestare le loro opere per paura che, una volta sotto i riflettori, attraggano l'attenzione delle Soprintendenze. «Perfino a me è capitato di sconsigliare collezionisti dal prestare opere per una mostra. Perché colpire chi fa un atto di generosità? In questo modo si riduce la tracciabilità delle opere, che finiscono per scomparire» conclude Moreni. Insomma, fatta la legge, trovato l'inganno? La legislazione italiana appare poco sensibile verso l'arte moderna e contemporanea che ha un valore, di mercato e culturale, ancora in fieri, influenzato anche dalle politiche culturali pubbliche. Gli autori nel mirino del Ministero Sono ancora pochissime le opere del secondo '900 notificate. Eppure la manciata di anni tra la fine dei '50 e i primissimi '60 vide artisti come Piero Manzoni, Lucio Fontana, Alberto Burri produrre alcune tra le loro opere più geniali e innovative, che proprio in questi anni compiono i 50. Secondo gli esperti, a rischio di notifica in questo periodo ci sono soprattutto i lavori di questi tre autori, già molto noti sul mercato internazionale: primo tra tutti Fontana che tra l'altro, tra il 1957 e il 1959 produsse alcuni tra i suoi più bei «Concetti spaziali» (sia tagli che buchi con pietre e colore). A seguire i «Sarchi» e le prime «Combustioni» di Burri, ormai considerato un gigante del Novecento. E infine Manzoni, che tra il 1958 e il 1959 realizzò moltissimi tra i suoi «Achrome» più belli (uno, proprio del 1959, a Londra in ottobre per Sothebys ha battuto il record assoluto per l'artista con 2,260 milioni di ). Meno a rischio autori molto stimati e valutati in Italia ma meno ricercati all'estero come Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova, Enrico Castellani e Fausto Melotti. Un escamotage consigliato dagli esperti per i collezionisti che vedono avvicinarsi il rischio di notifica: esportare l'opera prima che scada il cinquantesimo anno, per poi riportarla in Italia con la formula dell'importazione temporanea. Le regole da seguire La legge n. 1089 del 1 giugno DEL 1939 tutela il patrimonio artistico nazionale, sia esso pittura, scultura, architettura o altro. Tranne alcuni successivi aggiustamenti negli anni - l'ultima volta nel 2002 con il Codice Urbani - la norma resta abbastanza invariata per quanto riguarda i beni artistici di proprietà di privati. Tutte le opere risalenti a oltre 50 anni fa di un autore scomparso possono essere soggette a notifica, cioè alla dichiarazione d'interesse artistico e storico che il Ministero Beni Culturali notifica al proprietario, mentre per le opere con oltre 50 anni di un autore vivente, non più però di sua proprietà, vigono limitazioni al commercio e all'esportazione. La notifica è un provvedimento amministrativo che impone vincoli sulla libera circolazione e commercializzazione dell'opera, che non può essere restaurata, esposta temporaneamente o spostata senza il benestare della Sovrintendenza; deve essere mantenuta in buone condizioni dal proprietario e la sua esportazione temporanea deve avvenire con l'autorizzazione del Ministero. In caso di vendita - consentita solo entro i confini nazionali - lo Stato può esercitare entro i 60 giorni di legge il diritto di prelazione nell'acquisto al prezzo di mercato.
il Sole 24 Ore
5 Gennaio 2008
✓ Entità verificate
Il rischio della notifica sul secondo '900 italiano
GI
Giovanna Amadasi
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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