E una guerra dei nervi che va avanti da anni, a colpi di volantini strappati, armadi forzati, dispetti e controdispetti degni di una guerra dei Roses. Il tutto dentro uno dei più grandi monumenti della storia, il complesso di Orsanmichele, nonché sotto gli occhi dei turisti. Parti belligeranti: un prete e un direttore dorchestra. E a dar fuoco alle micce un immobile anomalo, insieme chiesa e museo, interamente di proprietà dello Stato e affidato al Polo Museale fiorentino, ma anche rettorìa ecclesiastica, dove regolarmente ci celebrano messe, unico caso del genere a Firenze. Però, anche il caratterino di entrambi i protagonisti: da un lato il maestro Beppe Lanzetta, vestale inossidabile dellOrchestra da camera fiorentina, che da 28 anni, sotto la sua direzione artistica, dentro Orsanmichele tiene una seguitissima stagione concertistica, con tanto di convenzione con il Polo Museale e finanziamenti del Ministero dei beni culturali; dallaltro don Aldo Raimondi, parroco di San Carlo e Orsanmichele, di stanza nella chiesa di San Carlo dei Lombardi, in via Calzaiuoli. Lanzetta ha appena querelato Raimondi per offese, ma sono due anni che i due "coniugati" per forza litigano su tutto: dai depliant dellOrchestra, che don Aldo toglie e Lanzetta rimette su un tavolino a cui ha legato le gambe a terra, agli armadi della sacrestia, di cui ci si contendono le chiavi, alla disposizione degli altoparlanti e delle luci, alla manifestazione musicale Coro laetitia vocis (gratuita), sorta di alternativa parrocchiale ai concerti dellOrchestra, e senza risparmiare il presepio, che don Aldo sostiene di aver dovuto fare il ritardo, questanno, causa le serate di Lanzetta. Ma il vero oggetto del contendere è uno: il biglietto dei concerti dellOrchestra. «Un introito vitale, da cui dipendono gli stessi finanziamenti pubblici» ha sempre spiegato il direttore artistico, ricordando che fra laltro lOrchestra dà lavoro a un quarantina di giovani e direttori dorchestra. Ma a don Aldo, che dopo un lungo periodo in cui in Orsanmichele si diceva messa soltanto a Natale, Pasqua e per S. Anna, ha ripristinato funzioni liturgiche regolari, la coabitazione non va giù. «Questa è una chiesa e in chiesa non si può fare nulla a pagamento» è la sua linea. E non solo la sua. «Orsanmichele è interamente di proprietà dello Stato, e tuttavia non si può definire un museo tout court» riconosce lo stesso direttore del complesso, larchitetto Antonio Godoli. «Le norme del Concordato stabiliscono dei precisi comportamenti da tenere nelle Chiese, che lo Stato deve rispettare». Fra cui, appunto, la gratuità di tutto ciò che vi si svolge. E la convenzione della Soprintendenza con lOrchestra? Un diritto anche questo, visto che il complesso è demaniale, e da questo punto di vista il suo uso è lo stesso previsto dalle leggi dello Stato italiano per tutti i musei. Un groviglio, insomma, che non a caso Polo museale e Diocesi si sono impegnati a sciogliere con una commissione mista. La quale, però, non si è mai riunita, lasciando la pedana ai match Lanzetta-Raimondi. Intanto, mentre la soprintendente del Polo Cristina Acidini si dice convinta che «la funzione liturgica della Chiesa di Orsanimichele possa armonizzarsi con le altre funzioni del museo», ieri larcivescovo Ennio Antonelli, durante un incontro in Curia, ha prospettato una deroga ad hoc della normativa concordataria. O, in alternativa, ma del tutto teorica, la sconsacrazione della chiesa. Contro cui peraltro già si schiera anche la controparte: «Chiudere una chiesa il cui culto è così antico e radicato in città, sarebbe inaccettabile». E lo pensa anche lassessore alla cultura del Comune Giovanni Gozzini: «Una chiesa che chiude è una perdita per la collettività».