Un lettore critica lesposizione allestita per i 550 anni dalla morte del monaco-artista: "Mediocre e invasiva" La direttrice del museo Magnolia Scudieri: "Lintento è didattico, volevamo far capire i mutamenti stilistici tra pittura e miniatura" Le mostre fanno sempre discutere. E, in qualche caso, non piacciono al pubblico. Un lettore, Roberto Lapini, se la prende con una delle ultime inaugurate al museo di San Marco. E dedicata alle manifestazioni per i 550 anni dalla morte di Beato Angelico, intreccia la figura di questo monaco-artista: Fra Giovanni Angelico: pittore miniatore o miniatore pittore?, tema che viene sviluppato nellesposizione allestita allinterno della Biblioteca di Michelozzo, al piano superiore del museo. «Una mostra mediocre - sentenzia il visitatore, partendo allattacco dellaumento del biglietto di ingresso, passato da 4 a 7 euro - presenta solo tre piccole opere nuove, mentre tutte le altre provengono da una sala dello stesso museo, sadicamente depauperata per loccasione». In più, «lallestimento invasivo, deturpa quasi del tutto le proporzioni della Biblioteca di Michelozzo» insiste, concludendo «per favore, non prendeteci in giro». Una polemica fondata? Siamo andati a verificarlo tra i normali visitatori di ieri, prima di proporre le critiche alla direttrice del museo Magnolia Scudieri, che ha curato la rassegna con Sara Giacomelli. E vero che fa un effetto straniante entrare nella sala del piano terra e non trovare al suo posto la tavola capolavoro dellAngelico del «Giudizio finale», anche se un cartello avverte (in italiano e inglese) che si trova al piano di sopra. Inoltre non è la sola opera dellartista ad avere lasciato il suo posto. Tanto vale lasciare la sala spoglia e passare al nuovo allestimento alla Biblioteca di Michelozzo. Che appare forse depauperata delle sue proporzioni, ma va ricordato che è dall800 che non è più biblioteca e non ha più i suoi volumi. Quello che se mai impalla la vista, è la ricostruzione dello studiolo da monaco-miniatore, collocato allingresso della mostra. Tuttavia è un segno, perché la rassegna ha un forte intento didattico, e lo dichiara subito documentando appunto il certosino lavoro di miniatura di un codice. La ricostruzione è ben dettagliata, nelle vetrine ci sono tutti gli strumenti: pergamena, stilo, pennelli, punzoni, agate, foglie doro da applicare, gesso, polveri di colori, cuoio per copertine e cinghie di chiusura. Unesemplificazione efficace per capire le antiche tecniche, prima di immergersi nella luce di colori sfolgoranti delle pitture miniate sul Graduale 558, il messale originale sotto vetro. Alle pareti, grandi e piccole tavole di Beato Angelico, altrettanto cariche di colori luminosi e, forse questo giustifica il loro spostamento dal piano inferiore, ora leggibili in modo diverso proprio grazie ad una illuminazione più intensa, mirata ad evidenziare i tratti di similitudine di stile con le piccole pitture dei codici. «Lintento della mostra è didattico, mira a ricostruire come lavorava qui lAngelico, pittore e miniatore insieme, il rapporto con il suo maestro e con lallievo, indagare sulluso dei colori, che per la prima volta grazie alle indagini del Cnr abbiamo scoperto essere gli stessi usati sulle tavole. Cinabro, lapislazzulo, azzurrite e altri minerali - spiega la direttrice Scudieri - Volevamo far capire i mutamenti stilistici che intercorrono tra pittura e miniatura. In più, visto che il Graduale non può essere toccato, una postazione internet permette di sfogliare e ammirare tutte le 33 pagine. Un raffronto che per ora, leggendo i commenti positivi lasciati dal pubblico sul libro allingresso, entusiasma e incuriosisce. Inoltre ci sono tre opere straordinarie arrivate da Londra, Detroit e Rotterdam. Non capisco la polemica, per 3 euro in più di biglietto. Il museo di San Marco e la mostra valgono ben di più di 7 euro». Il costo della rassegna si aggira sui 200 mila euro. La previsione di incassi dallaumento del ticket è di 70 mila euro.