«Se avessimo tardato ancora solo pochi mesi, molti e importanti particolari di quelle tarsie così speciali conservate sulle pareti della Sacrestia del complesso monastico di Sant'Anna dei Lombardi, a Monteoliveto, sarebbero andati irrimediabilmente perduti». Flavia Petrelli, storica dell'arte della Soprintendenza ai Beni artistici, storici e architettonici di Napoli, non nasconde la soddisfazione per aver salvato quelle opere così caratteristiche, realizzate nel primo decennio del XVI secolo da Fra' Giovanni da Verona. Tra buchi e spaccature, le tarme le stavano letteralmente riducendo in polvere. Gli intarsi propongono straordinari effetti illusionistici, con vedute, prospettive, angoli caratteristici della città. Di più, in alcuni di essi si possono ammirare strumenti musicali, uccelli, animali e armadi aperti che rivelano oggetti tra i più vari: libri, candelabri, cesti con frutta. Insomma, un patrimonio culturale e artistico che ogni giorno che passava si trasformava in mucchietti di segatura. Le tarsie all'inizio vennero approntate per la Cappella di Tolosa (che conserva dipinti attribuiti al Pinturicchio e fu costruita da Giuliano da Majano su commissione del7 mercante spagnolo Paolo Tolosa). Poi, durante il Seicento, furono definitivamente sistemate nella sacrestia, considerata uno tra gli elementi di spicco dell'intero edificio. Il complesso, che fu la chiesa della nazione lombarda, dedicata a Sant'Anna, venne costruito sotto la direzione di Domenico Fontana nel 1582 (all'ingresso, sul lato destro, c'è il monumento funebre al celebre architetto), su un terreno di proprietà dei monaci olivetani, laddove c'erano già una cappella e un convento fondati nel 1411 da Gurello Origlia e dedicati alla Vergine di Monteoliveto Purificazione di Maria. Tra le altre opere si conservano pitture di Pedro Rubiales, Francesco Solimena, Andrea della Robbia e Giorgio Vasari («La Mansuetudine», nella sacrestia) con il quale collaborarono Raffaellino Del Colle e Stefano Veltroni. L'intervento che ha salvato gli intarsi non solo ha ripulito e consolidato i legni ma ha consentito una poderosa azione disinfestante. Insomma, per la chiesa di Sant'Anna, visti i numerosi problemi dell'edificio, la soprintendenza ha considerato opportuno chiudere il discorso «recuperi» almeno in un ambiente importante: la sacrestia, appunto. Anche perché gli affreschi del Vasari, ospitati nel locale e recuperati dopo il terremoto dell''80, sono ancora in ottime condizioni. Dunque, restaurando i legni si sarebbe salvaguardato l'intero locale. Identico trattamento di restauro, difatti, è stato messo in opera anche per le 26 statue lignee che ornavano le nicchie ricavate tra i pannelli. Alte ciascuna 40 centimetri, di epoca tardo seicentesca, anche se hanno la dimensione dei bozzetti, Sono vere e proprie statue, a tutti gli effetti. Attribuite alla bottega di Gaetano Patalano - uno scultore e intagliatore di origine ischitana, attivo a Napoli e a Cadice, in Spagna, tra il 1675 e il 1700 - le statue presentano una fattura molto accurata, i santi raffigurati (ci sono anche due sante con vesti decorate a racemi), ciascuno diverso dall'altro. Sono opere che risultano raffinate e leggere; l'intaglio, minuto e calligrafico, evidenzia dei veri e propri virtuosismi, nell'infittirsi delle pieghe degli abiti, delle rughe e delle linee delle barbe. «Adesso sono di nuovo al loro posto - dice Petrelli - erano quasi trent'anni che per ragioni di sicurezza stavano in deposito. Alla città è stata restituita un'altra parte del suo immenso patrimonio artistico, storico e culturale».