Il sindaco annuncia il recupero e la valorizzazione della targa trovata al cimitero con il rimprovero del nipote del personaggio storico Tirata d'orecchie dall'oltretomba. Ma l'abate Longoni verrà ricordato CIVATE Una mano giunge dall'oltretomba a tirare le orecchie ai civatesi: è quella del nipote dell'abate Giacinto Longoni, che grida dal muro del cimitero il proprio sdegno contro i posteri, dei quali è stata ? a suo giudizio - ben ingrata la sentenza. Parla di «negletto dovere di gratitudine», bacchettandoli dal primo all'ultimo: nella targa collocata sul lato della cinta prospiciente gli ossari, l'erede di colui che scrisse (testualmente) la storia di Civate recrimina a chiare ? per quanto eleganti ? lettere sull'insensibilità dei concittadini. In tutta onestà, dal marzo 1868 ? data della posa della lapide ? a oggi nessuno o quasi deve essersene mai accorto: all'epoca incassarono forse stoicamente la ramanzina, poi i decenni cancellarono via via le parole incise nella pietra. In conclusione, da un certo momento in poi le decine e decine di civatesi che calcano i vialetti del cimitero per rendere omaggio ai cari estinti hanno progressivamente fatto l'abitudine a quel rettangolo stinto, pressoché illeggibile, in memoria di chissà chi. E' stato per puro caso che il sindaco Giacomo Valsecchi lo ha notato. Era intento, giorni fa, a dirigere i lavori per rendere ossequio a un altro concittadino illustre, monsignor Gilardi, quando l'occhio gli è caduto sulla serie di altre lapidi antiche, «in preziosa pietra molera ? sottolinea ? cioè uno dei materiali sui quali s'è fondata l'economia del Lecchese». Intento a valutare l'importanza del ritrovamento, Valsecchi si è ritrovato a decifrare il rimprovero del parente dell'abate che, parlando di sé in terza persona, afferma d'aver personalmente supplito, attraverso la targa, al «negletto dovere di gratitudine dei civatesi» verso lo storico che «conciliò i propri doveri verso il Vangelo con l'indipendenza dei suoi principi». Il sindaco ha deciso che la targa dovrà dunque essere recuperata. «La trasferiremo ? annuncia ? nell'atrio dell'ala nuova del cimitero, tra altre testimonianze significative del passato di Civate». Non sarà comunque ciò che voleva il nipote dell'abate il quale, nato a Oggiono, lì si è visto intitolare la seconda via per importanza del paese (la prima porta il nome del pittore Marco d'Oggiono, allievo di Leonardo Da Vinci): Giacinto Longoni fu, secondo le biografie dell'epoca, «buon letterato, storico, archeologo, cultore indefesso di cose patrie, sulle quali ha pubblicato varie memorie». Nel 1830 compose per Civate le «Memorie storiche della chiesa e abbazia di San Pietro al Monte e del monastero di San Calocero»; nel 1858, poi - proprio per Marco d'Oggiono - un carme in occasione della posa della lapide in sua memoria nella chiesa prepositurale di Oggiono e l'opera «Cenni sui dipinti di Marco d'Oggiono». A Civate l'abate dovette trascorrere parte della propria vita (per il resto fu a Milano) in un edificio individuabile nel pieno centro storico, nei pressi di quella che oggi è l'ex cooperativa alimentare.