Castelnuovo, va avanti il progetto del Comune Servono 4 milioni di euro per la messa a norma -------------------------------------------------------------------------------- I castelnuovesi sono talmente abituati a vederla lì, nel centro del paese, che forse non si rendono neppure conto della bellezza e delle potenzialità della Rocca ariostesca. Lo storico castello, costruito nel XII secolo, più volte ristrutturato e gravemente danneggiato nel corso della seconda guerra mondiale, quando Castelnuovo si trovò vicino al confine della Linea Gotica, potrebbe diventare un'importante attrattiva turistico-culturale della provincia. Il percorso è in qualche modo iniziato con il trasloco degli uffici comunali dalla Rocca. Gli uffici sono stati spostati, infatti, al palazzo di via Vallisneri che precedentemente ospitava le scuole elementari. Il sindaco Sauro Bonaldi ha annunciato l'intenzione di avviare un confronto con gli enti interessati (Regione Toscana e ministero dei beni culturali in primis) per la ricerca dei finanziamenti necessari per rendere la Rocca permanentemente aperta al pubblico. «La spesa prevista - dice Bonaldi - è di circa 4 milioni e mezzo di euro per quello che riguarda i lavori di messa a norma dell'intero edificio. Una cifra importante per la quale ci stiamo già attivando per reperire finanziamenti. Già abbiamo recuperato e restaurato la porta Castruccio Castracani e la vicina cinta muraria. Non ci fermeremo qua e sistemeremo anche le mura dal lato di via Roma». Le potenzialità della Rocca sono enormi e già a Castelnuovo si discute sul suo destino. È già sede di un museo del territorio destinato a crescere negli anni e che per il momento occupa solo una sala al piano terra del castello. E in tanti chiedono da tempo che la Rocca celebri in qualche locale quello che è stato il suo ospite più illustre e dal quale ha anche tratto il nome: Ludovico Ariosto che, per conto degli Estensi, dal 1522 al 1525 fu governatore della Garfagnana. Il rapporto dell'autore dell'Orlando Furioso con questa terra non fu facile, il suo soggiorno non fu certo una vacanza e celebre è rimasta la sua definizione di "terra di lupi e di briganti". Ma ai giorni d'oggi i lupi e i briganti medievali possono essere una grossa leva d'interesse se abilmente inseriti in progetti di marketing turistico-culturale. L'Ariosto scrisse a Castelnuovo diverse opere, le Satire sono piene di racconti di vita garfagnina, e rimane, purtroppo, un personaggio poco conosciuto dai castelnovesi. La realizzazione di un percorso a lui dedicato in Rocca sarebbe anche l'occasione per far conoscere il celebre poeta a tutti, con particolare attenzione per le scuole della zona e di tutta la provincia. Lo sfruttamento della Rocca dovrebbe essere completato con la realizzazione di spazi congressuali e di un percorso turistico che consenta ai visitatori di raggiungere la bellissima terrazza centrale da cui si gode la vista di piazza Umberto e del centro di Castelnuovo. Il castello è poi da associare naturalmente alla Fortezza di Mont'Alfonso con la quale, secondo una tesi, però smentita da storici locali, sarebbe anche collegata da un misterioso tunnel sotterraneo. Attualmente la Rocca ariostesca ospita a piano terra, oltre al museo, una sala dello Slow Food Garfagnana e del gruppo micologico lucchese Puccinelli. Al primo piano si trova la saletta delle Volte, già utilizzata per mostre ed esposizioni, e l'accesso alla terrazza, si sale poi ai piani superiori dove, oltre allo splendido salone consiliare, vi sono tanti locali uniti insieme da un percorso carico di storia e di fascino. La storia della Rocca inizia con un piccolo presidio nel X secolo, ma si può dire che la struttura originaria come oggi la conosciamo risalga al XII secolo. Modificata lungo tutto il Duecento, fu notevolmente ampliata nel primo Trecento da Castruccio Castracani, che determinò un allargamento dell'intera cinta muraria del borgo. Fu Paolo Guinigi ad ordinare la costruzione dell'imponente torre posta al centro della Rocca, ornata dall'orologio civico, che fu nel tempo adibita anche a carcere. La terrazza che guarda sulla piazza fu eretta nel 1675, in concomitanza con l'apertura dell'arco monumentale di accesso al centro cittadino. Sono andati perduti numerosi arredi interni, tra cui sono noti gli arazzi che adornavano la "sala dei Principi".