--------------------------------------------------------------- È sempre più unimpresa trovare qualcosa da far visitare a dei turisti oggi a Palermo. Arriva come una mannaia lultima ferale notizia: la contemporanea chiusura, temporanea ma a quanto pare imminente, sia del Museo archeologico Salinas sia della Galleria regionale di Palazzo Abatellis. Tali provvedimenti sono motivati dalla necessità di riqualificare le esposizioni e di effettuare interventi di manutenzione straordinaria. I lavori sono stati appaltati dallassessorato regionale ai Beni culturali e il rischio che la città venga privata contemporaneamente delle sue principali sedi museografiche, per un tempo lungo e per di più indeterminato, è ormai prossimo. Il danno per la cultura, per il turismo e per limmagine della città sarà enorme e numerose associazioni (Amici dei musei siciliani, Associazione dimore storiche, Italia nostra, Legambiente, Fai, Salvare Palermo) hanno indetto unassemblea cittadina a Sala delle Lapidi lunedì 7 gennaio alle 16,30 con lo scopo di indurre le istituzioni a unintesa affinché le collezioni dei due musei, durante la chiusura, vengano esposte in luoghi idonei. Sul significato della parola «imminente» in Sicilia ci sarebbe da scrivere un trattato. In realtà spesso vengono trovati escamotage per allungare indefinitivamente i tempi. Ma non è questo il punto, e un eventuale rinvio non risolverebbe i problemi. Nel caso specifico la chiusura dei due musei è già stata più volte postergata e adesso si darà certamente avvio a questa operazione, sulla quale gravano almeno due interrogativi.Palermo non possiede trenta musei aperti al pubblico come Parigi, Londra o Barcellona. Che cosa ha da offrire la città al posto dei suoi due principali musei, in un momento in cui anche il museo Pitrè e i principali monumenti della città (nonché molti altri capolavori meno noti come gli altari del Serpotta nella chiesa del Carmine) sono poco o affatto fruibili? Quanto tempo durerà la chiusura? Per circa due anni il celebre chiostrino di San Giovanni degli Eremiti è stato visibile solo da un minuscolo forellino nellalto steccato in legno che circondava per almeno cinque metri tutta larea circostante. I lavori apparentemente erano serviti solo per costruire lo steccato giacché, con tipica procedura palermitana, dopo poche settimane si erano fermati e non si era visto più nessun operaio al lavoro. Dallo scorso agosto i restauri della chiesa sono stati finalmente avviati, ma ciò non consola il gran numero di turisti che di continuo arrivano alla spicciolata sul posto, e non solo non riescono a visitarla, ma neanche a capire bene dove essa si trovi. Dopo la Cappella Palatina dove i turisti al momento vedono non i mosaici ma solo due fotografie 30 per 40, che essi pateticamente fotografano in mancanza degli originali, questa è la seconda doccia fredda nel viaggio tra le sabbie mobili del turismo palermitano. «Adesso anche Casa Professa è chiusa per restauri. La situazione è tragica, aggravata dalla chiusura a singhiozzo di numerose chiese: tra poco dovrò portare i clienti a casa mia per potere fare vedere loro qualcosa», mi ha detto una guida turistica che lavora a Palermo da molti anni. La chiusura dei musei è solo la punta (non piccola) di un iceberg: Palermo è una città difficile per i turisti giacché ciò che domina sempre e dovunque è lincertezza e lapprossimazione. Quella della mancanza di indicazioni è sempre stata una delle caratteristiche della città: non solo gli stranieri ma anche gli italiani sono in difficoltà. Non è mai esistito, come a Firenze, Barcellona e nelle mete turistiche ben organizzate, un elenco delle chiese con i relativi orari di apertura. Non esiste perché la situazione varia di continuo, e i pochi depliant in circolazione indicano orari e modalità di visita ormai obsoleti. Anche quando si riesce ad entrare, il buio fitto e la mancanza di cartelli o informazioni impediscono una minima fruizione del luogo. Una malattia tutta italiana che sarebbe però ingiusto attribuire in modo indiscriminato allintera penisola: a Roma, una breve descrizione in italiano e inglese fuori di tutte le chiese principali permette almeno di far sapere ai visitatori ciò che è utile cercare allinterno mentre la Cooperativa Chorus gestisce magnificamente sedici tra le più importanti chiese di Venezia, con tanto di biglietto cumulativo (costo 8 euro), cuffia con audioguida e materiale illustrativo. Lintera gestione del turismo in Sicilia va messa sotto accusa. Non basta riempire gli aeroporti di megaposter di pubblicità sulle attrattive dellisola, se poi nelle feste comandate (cioè quando la gente viaggia di più) continua a essere quasi tutto chiuso e i turisti devono fare i salti mortali per trovare qualcosa di aperto. È proprio di questi giorni la notizia che nei primi mesi del 2008 è programmata la partecipazione della Regione a fiere e borse del turismo in ben otto paesi del mondo Cina compresa. Ciò non basta se poi tra agenzie comunali, provinciali e regionali non esiste alcun tipo di coordinamento, ognuno non sa nulla dei servizi offerti dagli altri, tutto rimane diviso in compartimenti stagni. Non basta stanziare fondi per master di formazione nel settore turistico se poi, tranne rarissime eccezioni, continuano a essere ancora largamente applicate le pause pranzo, che non sono più accettabili perché non tengono in considerazione le abitudini e le esigenze dei turisti i quali, dopo aver passato almeno mezza mattinata a localizzare e trovare il mezzo di trasporto adeguato per raggiungere le loro destinazioni, si suppone desiderino poi dedicare lunghe visite ai ristoranti locali, gli unici a rimanere aperti anche a quellora. Perfino i chioschi di informazione del Comune sono chiusi dalle 13 alle 15. Perfino la cattedrale di Monreale non riapre fino alle 16. Non parliamo poi dei fine settimana: per il sabato pomeriggio al povero turista rimane quasi esclusivamente lo shopping, mentre egli viene obbligato a osservare uno strettissimo riposo la domenica pomeriggio quando è chiuso assolutamente tutto. Si ha il fondato sospetto che gli orari dei monumenti siano piuttosto ritagliati per contentare le esigenze familiari dei custodi: non lo dicono anche le Sacre Scritture, che nel settimo giorno bisogna riposare? Né fanno eccezione gli uffici dellAapit a Piazza Politeama, chiusi sia il sabato sia la domenica. Tenere uffici e monumenti aperti costerebbe meno e sarebbe più efficace di tanti convegni e seminari. In mancanza di piste ciclabili, patetica appare la decisione di qualche mese fa di affittare biciclette per i turisti al porto. Ve lo immaginate un turista che, in bicicletta, esce dal porto e cerca di immettersi in via Emerico Amari? Vita non facile quella dei turisti a Palermo: oltre a doversi destreggiare fra cumuli di immondizia, misteriosi orari di apertura e potenziali scippatori a ogni angolo di strada, devono in pochi giorni imparare a orizzontarsi in una città grande e caotica, dove il traffico è impossibile e la segnaletica a volte ridotta a ridicoli ditoni gialli rimasti a indicare perentori porto e tribunale, dove si trovavano posteggi gratuiti da tempo non più esistenti. E ai tanti cartelli inutili adesso si aggiungeranno anche quelli che indicano due musei che (per il momento) non ci sono più.