ESISTONO a Napoli un'arte di destra e una di sinistra, schierate a guardarsi in cagnesco da campi contrapposti? O ancora, dobbiamo pensare che l'arrivo in città della Quadriennale, istituzione presieduta da Gino Agnese, adombri arroccamenti su due fronti di espressioni creative intenti ciascuno a gridare da parte sua «a chi l'arte contemporanea? A noi!»? Questi sgradevoli quesiti - da respingere com'è ovvio senza mezzi termini con un secco, inequivocabile e tondo «no» - sono aleggiati ieri sera all'inaugurazione della mostra «Anteprima» di Palazzo Reale, che sanciva la prima tappa del rinnovato corso della Quadriennale. Sì, perché a fronte di un nutrito «parterre» di ospiti d'estrazione governativa - primo tra tutti il ministro delle Telecomunicazioni Gasparri, atteso in cima alle scale da Agnese, dalla triade Schifone-Laboccetta-Bocchino e da altri esponenti della destra cittadina - al convegno che apriva l'inaugurazione è risaltata in modo plateale, vistoso, l'assenza di rappresentanti delle istituzioni cittadine, provinciali e regionali. Ed è stata un'indubbia défaillance soltanto in parte giustificabile con l'equivoco invocato dalla trafelatissima titolare dell'assessorato alla Cultura Furfaro sull'orario d'inizio della manifestazione. Né la presentazione all'incirca alla stessa ora, nella vicina Villa Pignaielli, del catalogo «2000 Anni Luce» poteva chiarire l'assenza degli esponenti istituzionali del governo locale, dì norma sensibilissimi alle vicende dell'arte contemporanea fino a trovare il tempo di partecipare con encomiabile slancio anche a funerali di grandi scomparsi, affrontando trasferte in altre città. Sarà stato un caso, ma al posto dei rappresentanti delle istituzioni ieri sera abbondavano i «delegati». Il preside Enrica Amaturo delegato dal rettore. L'assessore Furfaro (arrivata al novantesimo minuto, mentre Giulia Parente, l'altra delegata, non si è vista) in luogo del sindaco. Marinella De Nigris in luogo di Vincenzo Siniscalchi. Tra il foltissimo pubblico, che annoverava tra gli altri il sottosegretario Dono, Giannola per il Banco di Napoli, il preside Alfonso Gambardella, a dirsi stupefatti dalle assenze istituzionali c'erano Cesare de Seta e Gianni Pisani, mentre Graziella Lonardi sorrideva silenziosa con occhi di gatta sorniona accanto all'assessore Cascetta, visitatore «in proprio». Ora, potrà piacere o non piacere l'arte esposta in «Anteprima», né è necessario essere intenditori per trovarvi espressioni di un'estemporaneità non così diversa né peggiore di quella notata in mostre come «Anno zero» di Castel Sant'Elmo. Però l'arrivo a Napoli della Quadriennale è comunque un avvenimento non marginale offerto al pubblico e un'occasione per alcuni dei suoi artisti che, per giunta, si avvale di finanziamenti e sponsorizzazioni senza ricadute di costi per la città. Sarebbe un vero disastro se ciascuno coltivasse l'orticello della propria «parte» artistica, governativi da un lato, seguaci, dall'altra, di Comuni e Regioni all'opposizione che.si fanno impresari. In senso del tutto diverso da un'idea simile andavano le parole di Derrick De Kerckhove che nel suo intervento ha esposto una suggestiva teoria vulcanica dell'arte. O il Manifesto del Futurismo scritto da Umberto Boccioni a Napoli nel 1916 e.lotto dall'attore Enrico Lo Verso. In chiusura, ressa ai cancelli con proteste dei molti lasciati fuori e cena per 250 invitati al Circolo Ufficiali.