Larcheologo Volpe: così il paesaggio sarà tutelato La funzione: "Accanto al piano regionale servirà a proteggere i siti monumentali e a non ripetere più gli errori del passato" -------------------------------------------------------------------------------- Sulle pagine di Repubblica, Dino Borri ha giustamente denunciato lennesimo scempio ai danni del quartiere murattiano di Bari. È una denuncia che potrebbe essere facilmente estesa a tanti altri casi di quartieri o monumenti sette-ottocenteschi di molte città pugliesi. Ancor più drammatica è la situazione delle periferie e, in generale, dei paesaggi rurali e litoranei, colpiti nel corso degli anni da speculazioni edilizie e da interventi privi di qualsiasi pianificazione. Nel suo intervento Borri riserva un cenno anche alla Regione Puglia «che dice di voler proteggere il paesaggio in maniera diversa dal passato». Mi sembra necessario, a questo proposito, anche per favorire una maggiore conoscenza di quanto si sta facendo, ricordare che la Puglia sta per dotarsi di un innovativo strumento di pianificazione, il Piano paesaggistico, il cui progetto è stato presentato a Bari lo scorso 11 novembre, da mesi in corso di redazione con il coordinamento di Alberto Magnaghi dellUniversità di Firenze e il coinvolgimento di un qualificato comitato scientifico e di un nutrito gruppo di giovani ricercatori pugliesi. Sempre per iniziativa dellassessorato regionale allAssetto del territorio, dintesa con lassessorato al Diritto allo studio, la Puglia, prima tra le regioni italiane, sta per dotarsi di un altro strumento pianificatorio significativo, la Carta dei beni culturali, legata in maniera indissolubile al Piano paesaggistico. La Carta è inoltre parte integrante del Sit (Sistema informativo territoriale) della Regione, con il supporto di Tecnopolis: in tal modo questo strumento potrà essere accessibile e utilizzabile, in maniera diversificata, dagli Enti locali, dai professionisti, dai cittadini, da quanti operano nel territorio. Lininterrotta continuità insediativa che ha caratterizzato nei millenni il popolamento della Puglia fa di questa regione un campo di sperimentazione privilegiato per analisi storiche fondate sulla lettura del paesaggio, inteso come museo dellevoluzione culturale, palinsesto vivente di paesaggi stratificati, trama intessuta di segni piccoli e grandi in cui la natura è essa stessa cultura. Ma talvolta questa trama ci appare purtroppo strappata o cancellata per sempre, per far posto alle esigenze di una spesso malintesa modernità, prima che sia stato possibile averne unadeguata conoscenza. Oltre ai danni provocati dalle piaghe mai sanate dellabusivismo o dello scavo clandestino, si pensi alla realizzazione di nuove strade, di dighe (come quella sul torrente Celone che ha cancellato il sito archeologico di San Giusto) o alla pervasiva e spesso incontrollata diffusione di parchi eolici, a volte previsti, senza unadeguata e preventiva valutazione di impatto archeologico, al di sopra di siti archeologici sepolti o, con nefaste conseguenze per limpatto visivo, in prossimità di insediamenti abbandonati o di monumenti (ad esempio larea archeologica di Herdonia nel Tavoliere o il sito di Montecorvino sul Subappennino). Non si tratta tanto musealizzare il territorio o di bloccarne lo sviluppo, quanto di renderlo compatibile, attraverso la conoscenza preventiva e la pianificazione, con la tutela dei beni culturali presenti nel territorio, evitando un paradossale conflitto tra una risorsa pubblica (lacqua, lenergia pulita, i collegamenti, ecc.) ed unaltra risorsa pubblica, quella culturale e paesaggistica. Sollecitata dallassessore regionale allAssetto del territorio, Angela Barbanente, in altri termini la Carta si pone anche come strumento di salvaguardia, ovvero come "Carta del rischio", sollecitando finalmente forme inclusive di tutela, con la consapevolezza che solo il coinvolgimento di più soggetti, competenze, sensibilità e saperi nuovi potrà aprire maggiori prospettive per la difesa e la valorizzazione del patrimonio culturale. Si tratta, quindi, di uniniziativa sistematica, la cui importanza è enfatizzata dal coinvolgimento organico, per la prima volta, dellintero sistema universitario pugliese (Università di Bari, di Foggia, del Salento e Politecnico di Bari) e della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia. La Carta è stata intesa, inoltre, come strumento dinamico, per cui si spera che, grazie ad ulteriori risorse, si preveda una prosecuzione del progetto, in modo da farne uno strumento 'vivo e in progressivo aggiornamento in relazione allavanzamento delle conoscenze. La vera peculiarità del patrimonio culturale italiano, e in particolare pugliese, consiste nella sua presenza diffusa, nellintegrazione tra componenti culturali e paesaggi, nel continuum di beni, grandi e piccoli, nelle città, nelle campagne, lungo le coste, nelle acque. Anche per questo bisognerà sostenere lo sviluppo a livello regionale dei 'musei diffusi e degli 'ecomusei, attualmente in fase di positiva sperimentazione nel Salento. Non si tratta, dunque, dellennesimo censimento, ma, data la natura profondamente contestuale del patrimonio culturale e del paesaggio, lo sforzo in atto è quello di superare un modello di catalogazione che potremmo definire 'filatelico, fondato, cioè, su una concezione puntiforme del bene, e di rappresentare, invece, attraverso uno sforzo interpretativo saldamente fondato sui dati scientifici, una ricostruzione dei paesaggi pugliesi stratificati, dalla preistoria ad oggi, in grado di rendere la trama in cui quei beni hanno avuto origine e senso, giungendo a noi come custodi della memoria identitaria dei luoghi e delle popolazioni che li hanno vissuti. SEGUE A PAGINA V