Della serie «c'eravamo tanto amati». La querelle tra la Fondazione Benetton e Fernanda Pivano continua. A intermittenza torna a riempire le pagine dei giornali. L'ultima «puntata» sul Corriere della Sera, dove la scrittrice, traduttrice e scopritrice (per l'Italia) di alcuni mostri sacri della letteratura americana del Novecento, parlando del suo «grande babbo» e della sua biblioteca, scrive: «stupidamente donata da me con le mie migliaia di libri a persone che non l'hanno capita». La donazione del fondo-biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano risale ufficialmente al 1998, quando a Milano si svolse la consegna ufficiale, in corso di Porta Vittoria 16, di 35 mila volumi della scrittrice, più altri 3 mila libri del padre Riccardo, un fondo di enciclopedie e dizionari, con vaste sezioni di letteratura italiana, francese, russa, tedesca, inglese. Da Treviso risponde Domenico Luciani, storico direttore della Fondazione: «Abbiamo catalogato, salvato, quel prezioso materiale. Accogliamo con amarezza la notizia di questa incomprensione. La signora Pivano ha parzialmente ragione: quel fondo meriterebbe una maggiore fruzione, ma fu lei ad avversare un approdo accademico degli scritti e dei libri». «Dell'archivio e della biblioteca di Nanda Pivano custodiamo, nella sede milanese di Fondazione Benetton studi e ricerche, quasi tutto il materiale: è sì consumabile, ma per appuntamento. Quindi la fruizione è molto limitata rispetto a quella di altri enti. Fu lei, in irriducibile antagonismo con il mondo dell'Università, a volere che toccasse a noi custodire il fondo, che ora, sistemato, ordinato e catalogato, ben volentieri potremmo prestare a una biblioteca o a una fondazione di altro tipo, magari a Milano, distaccando a questo scopo un paio di funzionari che facciano da garanti. Va anche detto che una parte della documentazione è ancora in casa Pivano, perché la scrittrice, anche se novantenne e spesso ammalata, ne fa uso per la propria grande autobiografia». Va detto che gli alti e bassi del rapporto tra Pivano e Benetton sono stati puntualmente registrati, in questi anni, dalle cronache culturali. All'inaugurazione milanese, la Pivano presenziò insieme al vecchio amico Gregory Corso, poeta, autorevole rappresentante della Beat Generation, oltre a Inge Feltrinelli, e a Luciano Benetton. Nel fondo è contenuta un'infinita documentazione dagli anni Cinquanta su poeti e scrittori della Beat Generation quali Ginsberg, Kerouac, Burroghs, Gregory Corso. La biblioteca annovera tutti i classici, da Mark Twain a Henry Miller ed i maggiori romanzieri (Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Anderson). Un'intera sezione è dedicata ai ritagli di giornale, alle raccolte di riviste: ci sono i supplementi letterari del New York Times, le raccolte della New York Review of Books, del Newyorker, di Life. C'è inoltre una preziosa collezione di stampa «underground». In alcune bacheche sono conservate lettere, scritti e libri autografati da Ernest Hemingway, Ezra Pound, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Paul Bowles. L'inestimabile materiale aveva rischiato di andare in fumo: Fernanda Pivano aveva chiesto per testamento che tutti i suoi libri venissero bruciati. Anche per questo aveva salutato il mecenate ponzanese come «un eroe». Salvo lamentare, nel 2005, il trasferimento a Treviso di parte del materiale. Ora l'indomita torna alla carica. «Gli anni passano e ognuno di noi vive questo trascorrere in modo diverso - dice Luciani - Non escludo che a 90 anni sarò altrettanto polemico. La signora, forse, è anche circondata da persone che la consigliano in questo senso, a noi contrario. Ma lungi da noi rinfocolare la polemica: certamente la soluzione c'è». L'America della beat generation. Ci sono anche le foto di Sottsass Pochi sanno che nel fondo Pivano, che noi custodiamo, è compresa una consistente serie di fotografie scattate dall'allora marito Ettore Sottsass, architetto e designer, durante i numerosi viaggi che i due avevano fatto in America, sulle tracce dei grandi scrittori che Fernanda Pivano tradusse, fece scoprire all'Italia ed ebbe amici. Questo fondo parallelo, rappresentato dalle bellissime foto di Sottsass, che ritrae, oltre a personaggi impareggiabili come Hemingway e Kerouac, paesaggi urbani ed extraurbani di grande valore artistico e documentale, potrebbe costituire una parte importante della documentazione del nostro Centro di documentazione del paesaggio». A poche ore dalla scomparsa di Ettore Sottsass, Domenico Luciani, direttore della Fondazione Benetton all'epoca dell'acquisizione del fondo Pivano, ora direttore del Centro sul paesaggio, svela l'esistenza di questo «capitale culturale» che Fernanda Pivano e l'architetto che ha rivoluzionato il design europeo e mondiale del Novecento, avevano raccolto insieme nel loro vivacissimo andare Oltreoceano. La raccolta delle fotografie di Sottsass, di grande valore anche artistico, potrebbe essere presto oggetto di una interessantissima mostra della Fondazione trevigiana.
TREVISO - MILANO: Biblioteca dimenticata. Quei 38 mila libri salvati e inutilizzati a Milano e Treviso
La Fondazione Benetton ha un fondo-biblioteca di 35.000 volumi donato da Fernanda Pivano nel 1998. La scrittrice ha espresso amarezza per la notizia che il fondo non sia stato utilizzato come previsto. La Fondazione ha catalogato e salvato il materiale, ma la fruizione è limitata. La scrittrice aveva voluto che il fondo fosse custodito dalla Fondazione, ma il mondo dell'Università aveva avversato questo approccio. La biblioteca annovera classici americani, ritagli di giornale e una collezione di stampa underground. Un'intera sezione è dedicata ai ritagli di giornale e alle raccolte di riviste.
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