Ritrovata la grotta di Romolo e Remo, gli studiosi sono sulle tracce di altri eccezionali reperti: dalla tomba di Alessandro Magno al terzo Bronzo di Riace. C'è chi cerca l'Arca di Noè e chi cerca Atlantide. Intanto abbiamo trovato la grotta di Romolo e Remo. Ricordate? Solo poche settimane fa la scoperta è stata presentata in pompa magna dal ministro dei Beni culturali e dal sindaco di Roma. Sotto il suolo del Palatino una sonda ha individuato il leggendario Lupercale, dove la lupa offrì le sue mammelle ai prodigiosi gemelli. Dubbi? Garantisce l'illustre archeologo Andrea Carandini. Qualcuno, come l'ex curatore delle antichità dei Musei vaticani Paolo Liverani, ha timidamente obiettato. Ma, ha affermato Carandini in un articolo sulla Repubblica, bisogna «liberarsi dall'assolutismo razionalistico». Dopo essersi sottoposto a un rito d'iniziazione presso la tribù Kitawa della Melanesia, Carandini ha infatti scoperto che «nulla di duraturo si può fondare se non interviene una logica altra rispetto a quella aristotelica». In verità, la battaglia propugnata dall'archeologo sembra già vinta. Di razionalismo se ne vede poco all'orizzonte. I misteri sono all'ordine del giorno: l'enigma delle Piramidi e il quarto segreto di Fatima, le stimmate di Padre Pio e il Santo Graal. C'è gente che ormai ricostruisce la storia del Cristianesimo sulla base del Codice da Vinci di Dan Brown ed è convinta che solo un complotto della Chiesa tenga nascosto il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Ma chi fosse rimasto affezionato alla logica aristotelica non deve comunque disperare. Al netto delle bufale e dei sensazionalismi, e nonostante le grandi e fortunate imprese di scavo degli ultimi 2 secoli, l'archeologia può ancora riservare molte sorprese. Vi sono ancora luoghi inesplorati. Tesori non leggendari, documentati con certezza dalle testimonianze antiche, di cui abbiamo perso le tracce. L'elenco dei tesori perduti è lungo. In cima alla lista c'è di sicuro la tomba di Alessandro Magno. Il sarcofago d'oro massiccio che conteneva le spoglie del grande conquistatore si trovava ad Alessandria d'Egitto. L'imperatore Augusto, dopo avere liquidato l'ambiziosa Cleopatra, era andato in pellegrinaggio sulla tomba e, con un gesto maldestro, aveva staccato il naso della mummia. A fine Ottocento un soldato russo si ritrovò in un cunicolo buio sotto una chiesa di Alessandria. Quando ne uscì giurò che aveva visto una mummia in trono, vestita d'oro, con un globo in mano: il corpo sacro del re macedone. Tre anni fa lo storico inglese Andrew Chugg ha invece garantito che Alessandro Magno riposa in un luogo alquanto insospettabile: la Basilica di San Marco a Venezia. Starebbe lì da secoli, circondato dai turisti giapponesi, dai piccioni e dai venditori di souvenir. Perché nel IV secolo alcuni pagani di Alessandria avrebbero fatto passare la sua mummia per quella di San Marco, per salvarla dalla furia iconoclasta dei cristiani. Dunque il corpo che due mercanti veneziani portarono poi, nell'anno 828, dall'Egitto in Italia, e che ora giace nella basilica sulla Laguna, non sarebbe quello del santo ma quello del re. Però un archeologo italiano, Achille Adriani, già decenni fa aveva puntato il dito su una camera di alabastro trovata nel cimitero cattolico di Alessandria: è in quella zona che oggi si concentrano gli sforzi degli studiosi. Il capitolo sepolture è uno di quelli che affascinano di più il grande pubblico. Due spedizioni archeologiche, una americana e una giapponese, cercano ancora nel cuore della Mongolia la tomba di Gengis Khan. Mentre il vulcanico archeologo egiziano Zahi Hawass nell'agosto 2006, ha annunciato di avere individuato un'altra tomba illustre, quella di Antonio e Cleopatra, a 30 chilometri da Alessandria. «Nel giro di un anno la tireremo fuori» promise Hawass. Dopo un anno e mezzo nessuno ha ancora visto nulla. Ma verosimilmente Hawass aveva ragione nel dire che «il 70 per cento dei tesori archeologici dell'Egitto è ancora da scoprire». Manca all'appello, per esempio, l'armata perduta del re persiano Cambise, inghiottita dalle sabbie del deserto nel 523 avanti Cristo. Una spedizione italiana, organizzata dal Centro Ligabue di Venezia, tentò di recuperarne i resti 15 anni fa. Purtroppo la favolosa armata ancora non si trova. Forse avranno più fortuna gli archeologi greci e americani che sono appena partiti alla ricerca di un'altra grande armata persiana perduta. Una nave attrezzata con nuove tecnologie sta infatti cercando i resti della flotta con cui il re Serse invase la Grecia nel 480, affondata da una tempesta al largo del Capo Artemisio, presso Atene. Se la si trova, sarà la più clamorosa scoperta di archeologia subacquea di tutti i tempi. È pur vero che tentare di distinguere verità da leggenda è impresa talvolta oziosa. Nel 2002, per esempio, Mario Polia, archeologo della Pontificia Universidad del Perù, sulla base di una mappa conservata negli archivi della Compagnia di Gesù a Roma, sostenne che la mitica Eldorado era davvero esistita. Non tutti concordano. Ma la ricerca continua, con a capo un infaticabile Indiana Jones polacco, Jacek Palkiewicz, che da anni esplora l'Amazzonia. Un altro campo in cui, per ragioni diverse, è difficile ambire a una verità storica pura è quello dell'archeologia biblica. Anche se in questo caso può essere d'aiuto il recente libro di Eric Cline, l'archeologo che scava a Megiddo, la biblica Armageddon, ed è un gran nemico della fantarcheologia biblica. Lo pubblicano le edizioni del National Geographic, si intitola From Eden to Exile: Unravelling Mysteries oj the Bible, ovvero Dall'Eden all'Esilio: i misteri della Bibbia risolti. Non solo gli archeologi sono a caccia di tesori perduti. Quest'estate un dilettante calabrese, Giuseppe Braghe, ha pubblicato una dettagliata inchiesta in base alla quale mancherebbero all'appello alcuni pezzi dei famosi bronzi di Riace, tra i quali uno scudo. Non solo: parrebbe che i due bronzi, in origine, fossero tre. Che fine ha fatto il terzo? Nel dubbio, i carabinieri hanno aperto un'indagine. Mentre da oltre sessant'anni è aperta la caccia a un altro tesoro: la favolosa Camera d'ambra, un capolavoro settecentesco donato dai re di Prussia agli zar di Russia, rubato dai tedeschi nel 1941 e da allora misteriosamente scomparso. Dopo la guerra è iniziata una caccia che ha coinvolto i personaggi più stravaganti e assortiti: storici dell'arte, agenti dei servizi segreti russi e tedeschi, giornalisti e scrittori. Sono state esplorate navi affondate nel Mar Baltico, ci si è calati in vecchie miniere chiuse da decenni. L'ipotesi più probabile è che la Camera d'ambra sia andata distrutta sotto i bombardamenti. Resta il fatto che nel cono d'ombra della guerra mondiale sono scomparse molte opere d'arte. Lo sanno bene (o meglio, non lo sanno) anche gli italiani: il diplomatico Roberto Siviero, nel dopoguerra, ha recuperato molti pezzi artistici, ma svariate migliaia mancano ancora all'appello, come la testa di un fauno scolpita da Michelangelo, rubata dai tedeschi al Museo del Bargello, a Firenze. Tutto sommato, ci accontenteremmo di ritrovare quello che abbiamo perso: l'Eldorado può attendere. Ma quante bufale. L'archeologia è come il calcio: anche chi non ne capisce nulla si sente autorizzato a dire la sua. E, come accade sovente, chi la spara più grossa ottiene più ascolto. Nel 1995, per esempio, un'archeologa greca, Liana Souvaltzi, dichiarò di avere trovato la tomba di Alessandro Magno nell'oasi egiziana di Siwa. La notizia rimbombò per tutto il mondo. Le troupe televisive accorsero, il settimanale Der Spiegel pubblicò una mappa del sepolcro. Ma era una bufala: la povera Souvaltzi aveva scambiato le rovine di un palazzo romano per la tomba del condottiero. Un altro settore pieno di bufale è quello dell'archeologia biblica: qualcuno trova l'arca di Noè, altri collezionano sciocchezze sui Manoscritti del Mar Morto, mentre la Bbc annuncia ogni due per tre la scoperta della tomba di Gesù. Quest'anno, poi, Channel Four ha fatto di meglio, mostrando il sepolcro di un «Giuda figlio di Gesù» sostenendo che era la tomba del figlio di Cristo e di Maddalena. Le cose non migliorano passando al mondo pagano. L'olandese Iman Wilkens ha sostenuto che Troia era in Inghilterra, mentre l'ingegnere nucleare italiano Felice Vinci ha risposto che era in Finlandia. Naturalmente un ingegnere nucleare ha tutto il diritto di riscrivere Omero. Ma se gli studiosi di Omero si mettessero a costruire centrali atomiche?