Più autonomia al servizio di cittadini e imprese È stato fin qui compiuto un percorso politico, continuamente arricchito da indispensabili apporti tecnico-giuridici, che ci consente, finalmente, di poter convenire sul fatto che sono state poste per davvero le condizioni più favorevoli al raggiungimento di quegli obiettivi che stanno a cuore a tutti noi. E possiamo parlare di condizioni favorevoli perché unanime tra noi è il riconoscimento di quei comuni interessi che ormai rendono quasi istintivo, in questa assemblea e in tutto il Veneto, il prevalere di idee e sentimenti perfettamente rappresentativi di ciò che intendiamo per federalismo, per autonomia. Abbiamo detto e ascoltato parole quali federalismo fiscale e autonomia differenziata, ma sappiamo anche che gli uomini inventano più facilmente le cose che le parole. Dunque, qual è la «cosa» che stiamo inventando per noi, per noi maggioranza e opposizione, per noi che dobbiamo e vogliamo saper rappresentare le idee e i sentimenti di tutti i cittadini del Veneto? Forse un possibile indizio, rispetto al significato e al valore della «cosa» che stiamo inventando, lo si trova nelle pagine che Tocqueville dedicò alla nascente democrazia americana. Parlando della costituzione federale, Tocqueville affermò che il modello federale è il modello più giusto, più moderato, perché «è il più saggio nelle sue vedute, più continuo e sapiente nei suoi progetti, più abile, uniforme e fermo nell'esecuzione delle sue misure». Credo di poter dire che se questa è la «cosa» che stiamo inventando, che stiamo pazientemente costruendo, che stiamo fiduciosamente attendendo, è in questa «cosa» che mi riconosco pienamente, che ci riconosciamo pienamente. Se il federalismo fiscale e tutte quelle altre, ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia indicate dall'articolo 116 al terzo comma ci verranno riconosciute e attribuite, noi potremo disporre della possibilità concreta di esercitare il governo del Veneto in un modo che non potrà che essere saggio nelle sue vedute, continuo e sapiente nei suoi progetti, abile, uniforme e fermo nell'esecuzione degli stessi. Vedete, diversi sono stati i fattori che ci hanno spinto in avanti sulla strada di una politica favorevole al federalismo fiscale e all'attuazione del cosiddetto regionalismo differenziato introdotto dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Per esempio, ci sono stati i fattori dovuti a una specificità storica del tutto eccezionale, qual è quella costituita dalla storia del Veneto, che non è solo quella della Repubblica di Venezia. Ma poi altri fattori positivi ci sono stati dati da quanto hanno significato per il Veneto e per l'Italia moderna la cultura liberale e la presenza cattolica, nella sua versione più aperta al sociale, alla difesa di valori e tradizioni fortemente sentiti dalle popolazioni venete. E un ulteriore fattore di avanzamento sulla via di un'effettiva affermazione della cultura federalista e di un pensiero regionalista è stato senza dubbio il grande contributo, rivoluzionario per davvero, che la Lega ha saputo dare e diffondere ben oltre il Veneto, ben oltre il Nord del nostro paese. Ma se questi sono i meriti della politica, delle culture politiche cresciute e sviluppatesi storicamente nella nostra regione, non va affatto sottovalutato il preziosissimo sostegno teorico e «tecnico» che attorno alle nozioni di federalismo, regionalismo e riforma dello stato ci è stato garantito dai saperi e dalle conoscenze disciplinari del mondo intellettuale, del mondo universitario. Così non posso esimermi dal riconoscimento del costante e sempre intelligente lavoro teorico e tecnico-giuridico portato avanti dal professor Mario Bertolissi, dalla sua scuola, dagli ambienti universitari patavini e non solo. Tra l'altro, sono queste le ragioni, le motivazioni alla base della nascita, nelle scorse settimane, della rivista Federalismo Fiscale, la prima e l'unica nel suo genere in Italia. Ed è nel primo numero di Federalismo Fiscale che ho trovato osservazioni, riflessioni, affermazioni, tutte da tener presenti, alcune delle quali però ritengo assai utili per il nostro dibattito, per i nostri obiettivi. L'essenza dell'articolo 116, comma terzo, non è l'attribuzione di maggiori risorse alle regioni che facciano richiesta di più ampie forme di autonomia, quanto la possibilità di organizzare in modo diverso e più efficiente certe funzioni pubbliche utilizzando sostanzialmente le medesime risorse impiegate in precedenza dallo stato, salva la possibilità di prelevare ulteriori risorse dai cittadini della regione. I vantaggi che si possono trarre da questo processo sono notevoli e non sono confinati alle sole regioni che hanno attivato le ulteriori funzioni. Diventa possibile, per esempio, ricondurre a unità la normativa che regola i settori a competenza concorrente, riducendo la complessità del sistema e gli oneri amministrativi a carico di cittadini e imprese; accelerare i tempi di concessione delle autorizzazioni e, più in generale, di svolgimento delle pratiche amministrative e di realizzazione delle opere pubbliche, limitare la conflittualità fra stato e regione nelle materie di legislazione concorrente riducendo il ricorso alla Corte costituzionale e accrescendo il grado di certezza delle norme; liberare l'iniziativa delle regioni ora inibita dalla mancanza dei principi fondamentali, la cui emanazione spetta allo stato; sperimentare nuove forme di intervento che facciano, per esempio, più ampio ricorso alla sussidiarietà orizzontale. L'accresciuta competitività del sistema-regione indotta dai provvedimenti su accennati stimolerà l'insediamento di nuove attività economiche ed eviterà che quelle già esistenti possano chiudere i battenti o migrare verso ambienti più favorevoli agli affari, al mercato. Ci sarà quindi un forte impatto positivo sulla crescita del reddito della regione e dell'intero paese. Considerazioni queste contenute nel saggio scritto da Carlo Buratti che ci fanno cogliere per intero il grande valore di quanto ci apprestiamo a votare, ricordando a noi e ai cittadini delle altre regioni che l'applicazione del comma terzo dell'articolo 116 non comporta alcun rischio di riduzione della solidarietà interregionale. Che cosa ci attende ora? Ci attende la necessità di giungere a un'intesa tra stato e regione, a un accordo quindi che prima di tutto dovrà essere un accordo di tipo politico tra Veneto e governo, che costituirà la premessa indispensabile per giungere a un effettivo accordo proprio del diritto costituzionale. Insomma, bisognerà definire l'intesa tra stato e regione del Veneto sulla base di quanto ci apprestiamo a votare, cui dovrà far seguito una legge del parlamento grazie alla quale sarà ratificato l'accordo. Oggi si conclude una parte fondamentale del percorso autonomistico intrapreso dalla regione del Veneto, un percorso che abbiamo voluto affrontare assieme, in un clima di leale e trasparente collaborazione politica e istituzionale, senza la quale nulla avremmo raggiunto. Di questo do atto a tutte le rappresentanze politiche presenti in consiglio. Ma un riconoscimento particolare sento di doverlo al consigliere Achille Variati, fin da subito convinto e appassionato sostenitore della necessità di battersi unitariamente per ottenere i vantaggi del regionalismo differenziato. Concludo dicendo che quanto ci apprestiamo a votare rappresenta la via maestra per raggiungere il traguardo con il quale vedremo realizzato il Veneto dei nostri sogni, che nient'altro è se non il Veneto in cui desiderano poter vivere tutti coloro che vogliono ottenere per questa regione garanzie di tranquillità, di felicità, di benessere, di amore e di rispetto per le risorse offerte dalla natura, dall'arte, dalle tradizioni, da tutto quanto è entrato nei nostri cuori e nelle nostre menti e che siamo stati educati a riconoscere come Veneto. presidente della regione Veneto L'intervento è stato pronunciato il 18 dicembre 2007 in consiglio regionale, nella seduta per l'approvazione di un documento sull'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione per il riconoscimento alla regione Veneto di un'autonomia differenziata.