Labate De Scalzi: "Abbiamo bisogno di 30 mila euro per completare i restauri" I lavori eseguiti finora hanno rivelato tracce di legni risalenti allepoca romana. Ma sono necessarie altre costose indagini -------------------------------------------------------------------------------- Manca davvero poco. E il cantiere ininterrotto di SantAmbrogio sarà finito. Dopo dieci anni di lavori che hanno passato al vaglio tutta la basilica, dallaltare doro di Vuolvino, alla pavimentazione, al riscaldamento, i restauri ordinati dallabate Erminio De Scalzi sono quasi giunti a un punto darrivo. Quasi. Perché lultima trance di interventi, concentrata sul portale maggiore, capolavoro della tarda cristianità, unico elemento (col sarcofago di Stilicone) che risale allepoca ambrosiana (il resto è stato modificato nei secoli), necessita ancora di qualche cura visto che, dopo essere stato indagato con le più sofisticate tecnologie, si è avvalorata lipotesi che il portale conservi intatta unanima molto più antica di quella ambrosiana. Databile cioè al I secolo dopo Cristo, trecento anni prima dellepoca in cui Ambrogio costruì la sua basilica. Peccato che per provarlo manchi una serie di interventi diagnostici e analisi per la datazione (al carbonio 14) destinati a sforare dal finanziamento di 100mila euro stanziato da un parrocchiano mecenate. La cifra extra-budget, quantificata in 30mila euro, potrebbe garantire il buon esito di una eccezionale scoperta archeologica, oltre a coprire le spese del nuovo serramento di protezione del portale. «Un altro piccolo sforzo da parte di qualcuno che ami SantAmbrogio potrebbe aiutarci a svelare lultimo tassello del suo passato antichissimo e a dare alle stampe una pubblicazione scientifica» spiega labate De Scalzi, lanciando un appello alla città. «Non mi sembra una cifra smisurata commenta Sandrina Bandera della Soprintendenza Un contributo del Comune, di un mecenate o una colletta fra parrocchiani basterebbero a fare la differenza». E dato che le casse della Soprintendenza sono vuote e quelle dellabate hanno stillato le ultime gocce, un intervento esterno sarebbe provvidenziale. Nel frattempo léquipe di specialisti, che sta operando sotto la guida del restauratore milanese Luca Quartana (che si è fatto carico per ora delle spese aggiuntive), continua a lavorare. «Sono state necessarie spiega Quartana le competenze di figure diverse, dal chimico e storico delle tecniche artistiche Fabio Frezzato al fisico Gian Luca Poldi, dallentomologo Giovanni Liotta allarchitetto Ignazio Davì. Aspettiamo solo di poter incrociare tutti i dati. Allora ogni mistero sarà risolto». Compreso quello della datazione dei legni originari che sembrerebbero addirittura vecchi di duemila anni, depoca romana. «Si potrebbe trattare suggerisce Frezzato di frammenti lignei rinvenuti nellarea archeologica dove oggi sorge la basilica e dove un tempo si sviluppava un ampio nucleo abitativo». Fino ad ora le datazioni ipotizzate dagli storici si sono basate solo sui motivi iconografici, non sufficienti a dare prove oggettive sullantichità della porta. I pannelli con le storie di Davide, che costituiscono un parallelo tematico con la storia di SantAmbrogio, vittorioso contro gli eretici come Davide contro Golia, rivelano che il vescovo, inviato dallImperatore Valentiniano II a Milano nel 370 d.C. per combattere leresia ariana, fu lindubbio committente dellopera. Ma non dicono quali materiali usò per farla intagliare. «Oggi - conclude Quartana - possiamo scoprirlo. Poi il nostro sforzo sarà quello di garantire a questi duemila anni di storia di vivere il più a lungo possibile, ultimando la teca di vetro climatizzato che permetterà al portale di essere ammirato da tutti nel luogo stesso per il quale fu concepito, senza chiuderlo in un museo».