Nel territorio provinciale i siti (aperti o dismessi) sono 442 Le cave dismesse vanno bonificate C'è l'opportunità di riqualificare le aree non più usate, altrimenti il territorio rimane compromesso La bonifica delle cave dismesse è stato l'argomento del convegno organizzato dalla sezione edili dell'Associazione industriali della provincia con l'intento di realizzare un momento di incontro tra le amministrazioni e i soggetti a vario titolo coinvolti. Il segretario dell'Autorità di bacino, Raffaello Nardi ha indicato come prioritari gli interventi su quelle cave nelle quali non si sia già avviato naturalmente un processo di reinverdimento. Gli interventi tecnici sono stati affidati ad esperti del settore. L'architetto Alessandro Rafanelli della regione Toscana ha illustrato la normativa del Piano regionale delle attività estrattive (Praer) evidenziando che il piano, recentemente approvato, incentiva il recupero dei siti di cava dismessi anche attraverso il riutilizzo del materiale escavato, scoraggia l'apertura di nuovi siti e consente una commercializzazione del materiale fino ad un massimo del 30. L'architetto Francesca Lazzari, dirigente della Provincia di Lucca, ha illustrato l'operazione di ricognizione e successiva analisi delle cave. Operazione che l'amministrazione sta conducendo per elaborare il Piano provinciale di estrazione, in corso di definizione. Particolarmente interessante la presentazione del geologo Carlo Chines che, partendo da una analisi delle principali cave dismesse esistenti sul territorio e delle loro caratteristiche geomorfologiche, ha illustrato le possibili modalità di intervento di ripristino, anche attraverso la dimostrazione di esperienze già realizzate nell'Italia centrale che hanno condotto ad ottimi risultati. L'architetto Elvio Cecchini, infine, ha presentato il proprio progetto vincitore del concorso di idee indetto per il recupero della Cava Batano a Balbano. Il presidente della Provincia Stefano Baccelli ha espresso - intervenendo al convegno "Il recupero e la bonifica delle cave dimesse: un opportunità per il territorio" - la disponibilità dell'amministrazione ad aderire alla proposta dall'Associazione Industriali - sezione edili di avviare il confronto con enti pubblici, operatori di settore e tecnici delle amministrazioni. «In provincia sono 442 i siti fra cave attive, sospese e dismesse, mentre 150 i ravaneti coltivati. Questi dati danno il senso dell'importanza di un progetto di recupero che può essere una buona occasione di sviluppo sostenibile. Le attività estrattive sono tuttora una risorsa rilevante per il nostro territorio ed è opportuno, in sintonia con il nuovo piano regionale, ottimizzare l'utilizzo della risorsa lapidea, risorsa, per definizione, non riproducibile. Occorre cioè coniugare alla tradizionale attività di prelievo di nuovo materiale dall'ambiente, quella di recupero, trattamento e riutilizzo dei materiali residui». Altra linea d'azione prevista dal Piano regionale in materia, incentiva il recupero di queste aree che rappresentano una notevole porzione del territorio. «Un progetto di sviluppo sostenibile, economico ed ambientale - ha sottolineato Baccelli - da portare avanti con aziende ed enti locali, in linea con gli strumenti di programmazione territoriale regionali, provinciali e comunali. Un'occasione per riqualificare dei siti (le cave dismesse) che altrimenti, da fonte di reddito e occupazione, seppur a forte impatto ambientale, rimarrebbero ferite non rimarginabili del territorio».