II presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli hanno inaugurato lo scorso 18 dicembre la mostra "Nostoi. Capolavori ritrovati" che, ospitata al Palazzo del Quirinale fino al prossimo al 2 marzo, presenta in Italia sessantasette capolavori d'archeologia rientrati nel nostro Paese a seguito degli accordi raggiunti dal ministero per i Beni e le attività culturali con importanti musei americani e con collezionisti d'arte internazionali. L'esposizione "Nostoi. Capolavori ritrovati" nelle prestigiose sale della Galleria di Papa Alessandro VII, impreziosita dagli affreschi di Pietro da Cortona, vuole essere il lieto fine di un racconto che narra la storia di magnifì-che opere d'arte antica che, illecitamente trafugate pur appartenendo di diritto al patrimonio nazionale, tornano finalmente a casa grazie allo sforzo congiunto del comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, magistratura e diplomazia culturale voluto dal ministro Rutelli. La parola greca "Nostoi", legata ai poemi epici degli eroi greci dopo la distruzione di Troia, si riferisce ai lunghi e faticosi viaggi affrontati da questi per tornare in patria. L'esposizione è a cura del professor Louis Godart, consigliere del presidente della Repubblica per la conservazione de] patrimonio artistico, ed è organizzata e realizzata da "Comunicare organizzando" di Alessandro Nicosia. Tra gli anni 1970 e i primi anni 2000 molti bacini archeologici del nostro Paese sono stati depredati di incommensurabili ricchezze: seguendo percorsi e traffici illeciti i reperti ritrovati da scavatori clandestini venivano venduti a mercanti senza scrupoli, e tramite questi ceduti a importanti musei europei, americani e giapponesi e anche a ricchi collezionisti privati. La decontestualizzazione che subiscono i reperti trafugati li rende "muti": non forniscono più informazioni agli studiosi sulla loro provenienza, sul corredo di cui eventualmente facevano parte, sugli oggetti da cui erano accompagnati. Una grande battaglia etica a livello internazionale trova suggello nella mostra che apre le porte a nuove "restituzioni" e a una rinnovata e rinvigorita stagione di scambi sul piano di studi scientifici e di collaborazioni culturali con le Istituzioni culturali dei Paesi coinvolti. Tra le opere restituite la "Vibia Sabina", una statua in marmo paro del II sec. d.C, alta 204 centimetri, effige dell'imponente moglie dell'imperatore Adriano; lo splendido "Cratere a calice", il più grande firmato dal pittore pestano Assteas, del 350-340 a.C. raffigurante il mito di Europa e il toro; il "Trapezophoros" in marmo asiatico dipinto, di 95 centimetri di altezza e 148 crentimetri di lunghezza che mostra due grifi che sbranano una cerva: gruppo marmoreo spettacolare, un unicum di elevatissima qualità; l' "Antefissa con Sileno e Menade danzanti" in terracotta, del 500-475 a.C, che rappresenta un gruppo di una Menade e un Sileno in passo di danza; un "Kantharos configurato a maschera dionisiaca", dell'Italia centro-meridionale, del 480 a.C. circa., attribuito al Pittore della Fonderia come ceramografo, e forse ad Euphronios come vasaio. Uno dei lati del vaso reca applicata una maschera di Dioniso, modellata a parte, l'altro una maschera di Satiro.