Cominciano oggi a Palazzo dei Normanni, e si protrarranno fino a domenica, i lavori del convegno «Patrimonio culturale e partenariato interregionale nel Mediterraneo. L'iniziativa è stata organizzata dalla Regione e dal centro per la Progettazione e il restauro, con il sostegno del ministero degli Affari esteri. Lo scopo dell'incontro è quello di avviare una nuova politica di conservazione e fruizione sostenibile dei beni culturali nell'area euromediterranea. L'esigenza più urgente è quella di adeguare gli strumenti finanziari dell'Ile alle esigenze di conservazione, fruizione e conoscenza del patrimonio artistico. Al convegno parteciperanno le delegazioni di trenta paesi e ieri è intervenuto anche il ministro del Turismo tunisino Ahmed Smaoui. Il calendario prevede quattro workshop, a porte chiuse, cui parteciperanno i rappresentanti dei paesi presenti. Al termine delle tre giornate sarà stesa la Dichiarazione di Palermo. Il documento sarà presentato alla seconda Conferenza internazionale delle regioni prevista, sempre nel capoluogo siciliano, 27 e 28 novembre. La Carta di Palermo fornirà gli elementi essenziali per redigere il Documento programmatico delle Regioni che sarà discusso alla Conferenza interministeriale del partnenariato euromediterraneo, in programma a Napoli i prossimi 4 e 5 dicembre, a conclusione del semestre di presidenza italiana dell'Ue. «Vorremmo - ha detto Giuseppe Grado, direttore del dipartimento regionale dei Beni culturali - che il messaggio della Carta di Palermo fosse quello di riservare maggiori risorse economiche ai Beni culturali. Un comparto che è a sua volta una risorsa, un pilastro per il turismo. Soprattutto sono necessari maggiori finanziamenti da destinare a settori quali la formazione e il restauro». Il progetto di partenariato si inscrive in uno scenario internazionale che comprende i membri dell'Unione europea, i paesi dei Balcani e le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. «La Sicilia - ha aggiunto Grado - ha un'antica vocazione di crogiolo. L'Isola è deputata a parlare di questi argomenti e a svolgere un ruolo di primo piano per l'immenso patrimonio artistico di cui dispone. Dal punto di vista reale, non politico né geografico, Europa per noi significa anche il paese dei Balcani e quelli mediorientali rivieraschi del Mediterraneo». Il direttore del centro regionale per la Progettazione e il restauro, Guido Meli, ha sottolineato come la costruzione di un consesso internazionale ispirato ai valori della pace passi attraverso lo scambio e la comunicazione di eventi culturali. «Costruire la pace - ha ribadito Meli -è possibile anche attraverso un lavoro collettivo su temi di interesse comune, come certamente sono i beni culturali nei paesi del bacino del Mediterraneo e dell'Unione Europea. E' questo lo spirito con il quale abbiamo organizzato il convegno che individua nel Mediterraneo un'occasione di condivisione di esperienze e tradizioni. Gli eventi culturali riuniscono intorno a uno stesso tavolo israeliani, egiziani, palestinesi, italiani ed esperti di altre nazionalità. Sono un'occasione per conoscersi e per imparare a convivere. L'Ue deve approntare maggiori risorse per la salvaguardia del patrimonio artistico dei Paesi membri e la Sicilia intende agevolarne il compito attraverso la stesura di una dichiarazione congiunta e l'avvio di partenariati interregionali che facciano dell'Isola il centro di scambio». Il centro del restauro, qualche mese fa, ha già organizzato un convegno sul mosaico ed ha in programma un altro appuntamento dedicato ai teatri antichi.