Dallamministrazione regionale ai Comuni. Ecco chi liquida i gioielli per fare quadrare i conti Sul mercato era finito anche lUtveggio A Catania lo stop della Soprintendenza Sul mercato lo stabile di piazza Castelnuovo e le sedi del Monte dei pegni in via Calvi e della Corte dei conti in via Notarbartolo Fondo pensioni Sicilcassa e Regione, business da un miliardo Nel 2008 andranno sul mercato alcuni tra i palazzi più importanti di Palermo, per un giro di affari che si aggira intorno ai 500 milioni di euro. Due le dismissioni immobiliari alle porte che porteranno alla vendita di alcuni gioielli come lex palazzo Angelilli di piazza Castelnuovo, il Monte dei pegni di via Calvi, la sede dellAlicos in via Libertà e quella dellOsservatorio delle piante in via Leonardo da Vinci. Oltre alloperazione immobiliare della Regione, sarà avviata anche la dimissione del patrimonio del fondo pensioni ex Sicilcassa. La Regione ha spianato la strada: con il secondo fondo immobiliare in fase di costituzione, saranno novanta i beni posti in vendita, o meglio da "valorizzare", comunque sottratti alla proprietà pubblica. La prima operazione, conclusa con Pirelli Re alla cifra di 263 milioni di euro, è giunta al termine di un travagliato iter allArs, nel corso del quale, lo scorso dicembre, deputati di maggioranza e opposizione si affrettarono a far approvare un emendamento che impediva la cessione di immobili su cui gravano «vincoli di natura storica, ambientale e culturale». Norma che costrinse lamministrazione a cancellare di gran fretta il Castello Utveggio e la biblioteca regionale di Palermo, inseriti in un primo momento nella lista dei beni da conferire nel fondo. Vi sono rimasti, invece, gli edifici che ospitano gli assessorati, sui quali la Regione oggi paga un canone daffitto pari al 7,95 per cento del valore annuo. E sul tappeto sono rimaste anche le perplessità sulleconomicità della manovra: chi ha fatto di conto garantisce che il prezzo medio di trasferimento degli immobili, molti dei quali ricadenti nei "salotti" delle città siciliane, è pari a 1.362,69 euro a metro quadro. E a fronte di incassi immediati per 171 milioni di euro (il 65 per cento del valore del fondo), la Regione verserà, nei prossimi quindici anni, canoni di locazione pari a 315 milioni. Con il rischio di essere sfrattata alla scadenza. Ma la parola dordine è monetizzare. Cosa che sta avvenendo con qualche ritardo, se è vero che il bilancio 2007 si è chiuso con un buco di 300 milioni di euro, determinato proprio dai minori introiti delle operazioni di valorizzazione del patrimonio immobiliare. Certo, nulla a che vedere con il "pasticcio" di Catania. Dove il sindaco Umberto Scapagnini e la sua giunta avevano trovato un escamotage per far riemergere il Comune dalla voragine finanziaria in cui era precipitato: cedere i gioielli della città - monasteri, conventi, edifici barocchi - a una società interamente partecipata, la Catania Risorse, con lobiettivo di ottenere mutui del valore pari a quello degli immobili trasferiti: 62 milioni. Finché la Sovrintendenza non ha detto che insomma, non era il caso di mettere sul mercato beni come lex monastero di Santa Chiara, dove Verga ambientò la clausura di "Storia di una capinera". Finché lo stesso collegio di difesa del Comune fece notare che nellelenco dei beni da "valorizzare" cerano anche alcuni locali dellex convento di via SantAgata, che appartengono allAsl e alla Regione. Palazzo dellElefante, in pratica, stava vendendo anche proprietà che non gli appartenevano. A Palermo la giunta Cammarata è stata più prudente. Nessuna sofisticata operazione di "valorizzazione", almeno finora, ma la vecchia, cara, vendita per asta pubblica di una quarantina di immobili, avviata allinizio del 2005. Nellanno che si è appena chiuso, fa sapere lassessore al Patrimonio Pippo Enea, nelle casse del municipio sono entrati quattro milioni e mezzo di euro. Non sono mancate le offerte, specie per i palazzi di maggior pregio, anche se ridotti a ruderi: per un milione e mezzo la famiglia dei gioiellieri Fecarotta si è aggiudicata palazzo Naselli-Statella di via della Vetriera, con vista sulla Magione. Per 766 mila euro il Comune ha ceduto palazzo Miano, in piazza del Carmine, a una società senese, la IC di Valiano Montepulciano. Ma rimane in stand-by, malgrado due bandi, laffare più grosso, la vendita di palazzo Sammartino di via Lungarini, che ha un valore di quasi tre milioni di euro. In realtà, anche il Comune di Palermo, un paio danni fa, tentò il business: e in giunta arrivarono gli atti per la costituzione di una società mista, dal nome "Ge.Va.". per la gestione e la valorizzazione dei beni immobili. «Una specie di holding - ricorda Enea - che doveva occuparsi anche della manutenzione dei palazzi e che doveva sorgere con la consulenza di Italia Lavoro. Ma la prospettata assunzione di precari appesantì loperazione, e i costi rischiarono di essere superiori ai benefici. Tutto si bloccò. Ma non è escluso che di qui a breve potremo mettere in cantiere un fondo immobiliare sul modello di quello regionale». A fare cassa ha pensato anche il Comune di Messina, che durante lamministrazione Genovese ha varato una manovra di dismissione degli immobili da 40 milioni di euro. Con la contrarietà della sinistra, il consiglio comunale ha dato via libera a un piano che prevede, fra laltro, la vendita dello storico "isolato 88" nel cuore della città, in viale San Martino e del mercato "Muricello". Genovese è caduto per effetto di una sentenza del Cga, il piano è fermo. Simbolo, anche questo, di un pezzo di Sicilia che, fra gaffes e milioni, finisce lentamente in mano ai privati.