Rimuoverla da piazza Vittorio? Parlano gli storici dopo la lettera su La Nazione A STATUA di Vittorio Emanuele va tolta dalla piazza perché brutta e antistorica. Questo il senso di una lettera pubblicata sul nostro giornale nei giorni scorsi. A seguito di una proposta che aveva il sapore di una provocazione abbiamo ricevuto alcune telefonate di lettori, favorevoli e contrari. Ce n'era a sufficienza perché tentassimo di istruire un piccolo «processo alla statua» chiedendo il parere di uno storico dell'arte e dell'urbanistica (Emilio Tolaini) e di un docente universitario di storia moderna (Michele Battini). Le loro opinioni, sia pure entrambe negative sul valore monumento, non sono state però collimanti sul suo futuro. Battini trova ragionevole la proposta poiché rileva la 'cacofonia storica' di una città che ha voluto erigere una statua a Vittorio Emanuele II mentre, in una casa distante poche decine di metri, era morto Giuseppe Mazzini, sotto falso nome perché perseguitato da quello stesso potere che il sovrano rappresentava. «La casa di Giannetta Nathan Rosselli - dice Battini - è a meno di duecento metri dal monumento e rappresenta una testimonianza storica che suona come condanna alla persecuzione della quale Mazzini fu oggetto dopo l'unità d'Italia e fino alla sua morte. Questa circostanza doveva sconsigliare di erigere, proprio a Pisa, un monumento al suo persecutore». EMILIO TOLAINI vede il problema sotto un altro profilo e conclude in modo diverso da Battini. «Per me - dice - la statua deve restare la dov'è sempre stata». Ma la motivazione è caustica. Ascoltiamola. «Quella piazza è così orrenda che la statua costituisce una presenza simbolica di tanta bruttezza. E' giusto perciò che continui a recitare questo ruolo. Purtroppo il danno vero non fu la sua inaugurazione ma l'intervento sulla piazza compiuto nel 1932. Venne tolta la bellissima prospettiva delle palme e dei platani, con i caffè chantant che facevano da corona, per fare posto ai pini e ai due orribili palazzi oggi occupati da poste e provincia. Quando poi venne rimossa anche la vasca, fu portato l'ultimo colpo alla piazza. In quanto al monumento a Vittorio Emanuele è superfluo dire che è orribile, perfino peggiore di quello di Mazzini». SULLA QUALITÀ del monumento, opera dello scultore fiorentino Cesare Zocchi, che la realizzò in un anno di lavoro, è interessante il giudizio che ne dette nel 1909 lo storico dell'arte Anatolij Vasilevic Lunacasrskij nelle sue «Lettere dall'Italia». «Uscite dalla stazione nella piazza - scriveva - circondata da alberghi confortevoli e al centro di questa scenografia vedrete il povero simbolo ufficiale dell'Italia moderna: il monumento a Vittorio Emanuele II. La statua pisana non può essere ammirata senza una risata. Viene in mente che l'artista volle schernirlo. La figura corpacciuta, le gambe corte, la barbetta come un palo, i baffi come cavatappi, il nasino di un pappagallo e, calato sul naso, un elmo con grandi piume. Un bamboccio mascherato». La statua a Vittorio Emanuele II era stata inaugurata il 27 ottobre del 1892 alla presenza del principe ereditario Vittorio Emanuele e del sindaco di Pisa, Angelo Nardi Dei. Con banda e gonfalone. E sembrò a tutti, allora, un gran bel monumento.