Il curatore: "Cè la mano di diversi maestri, tutti della città" Bologna: "Era un paliotto del Duomo di San Matteo" "Nella organizzazione qualcosa non ha funzionato: ci sono stati molti capricci e i disagi di uno sciopero, ma anche informazioni da pubblico medio" -------------------------------------------------------------------------------- Professor Bologna, lei è il curatore della mostra salernitana. Come spiega le disfunzioni organizzative rilevate anche nel registro dei visitatori? «La mostra è stata inaugurata mentre era ancora in corso di allestimento e non si poteva fare diversamente. Purtroppo ha subìto i disagi dello sciopero degli autotrasportatori». I visitatori lamentano la mancanza di didascalie e ulteriori informazioni sui magnifici pezzi esposti. «Probabilmente la sezione organizzativa della soprintendenza non ha funzionato del tutto. Però le pubblicazioni uscite finora sono sufficienti a orientare un pubblico medio, tra dieci giorni arriverà il mio saggio in catalogo, con illustrazioni di confronto destinate agli specialisti e a quella parte del pubblico che vorrà approfondire largomento». Risulta che alcuni pezzi prestati non siano stati esposti. E come spiega che a dieci giorni dallinaugurazione lallestimento non sia ancora completato? «Molti capricci internazionali. Funzionari incompetenti e bizzarrie della burocrazia. New York e Londra hanno concesso ogni autorizzazione, proprio perché i nostri interlocutori si sono mostrati competenti. Con Berlino e Boston abbiamo avuto grosse difficoltà a dialogare. Mi risulta che sia stato preso già qualche provvedimento, specie nel miglioramento delle didascalie. Daltra parte entro la fine di gennaio è prevista luscita del catalogo con un mio saggio introduttivo ed esaustivo sugli avori di Salerno, dove si cercano di chiarire soprattutto i problemi cronologici e quelli sulle sedi di produzione delle tavolette». Qual è linterpretazione che offre per la ricostruzione di questa produzione artistica meridionale? «La mia tesi è che la proposta avanzata nel 1980 dallo studioso americano Robert Bergman di spostare tutto il centro di produzione da Salerno ad Amalfi non è fondata. E nemmeno quella di arretrare di molto la datazione del gruppo di avori di Salerno. Penso invece che esista una fase amalfitana che risale al 1070, quando viene prodotta la cassetta di Farfa, su commissione di un importante imprenditore del posto di cui abbiamo il nome e la data precisa. Intorno a questopera, tanto importante da aprire la mostra, si rileva una iconografia dallorientamento stilistico che guarda alla Spagna e al Romanico». Quale funzione avevano le tavolette eburnee? «La mia ipotesi è che, come già descritto dalle fonti, si trattava di un paliotto: la parte anteriore dellaltare di San Matteo nel Duomo di Salerno, eseguita nel XII secolo. Guglielmo da Ravenna, uomo di Ruggiero II il Normanno, provvede a far recingere e innalzare laltare maggiore nel 1137. Un paliotto alla fattura del quale contribuirono le mani di diverse maestranze: sicuramente si riconosce un "Maestro del Vecchio Testamento", poi una bottega che riappare nelle Storie della vita pubblica di Cristo, e il grande "Maestro delle Scene dellinfanzia e della passione". Tutti erano salernitani, perché quando Ruggiero il Normanno si proclama re di Sicilia si determina uno spostamento delle attività marinare da Amalfi a Salerno».