Ho letto con molto interesse quanto è apparso in cronaca di Lucca nell'edizione del 9 dicembre al riguardo del Museo del Fumetto. Non voglio entrare nel merito delle cifre erogate per il suo funzionamento, non posso fare a meno di osservare che ci si sia messi ad attuare un programma che sembrerebbe portare alla realizzazione di un "museo virtuale". Se così fosse sarebbe errato, perché esso va realizzato nella sua dimensione reale con materiale da esporre, in via continuativa. In secondo luogo occorre stabilire l'arco temporale entro il quale reperire il materiale da esporre. Su questo punto la scelta appare quasi obbligata, e cioè il periodo intercorrente dall'inizio degli anni Trenta, fino all'immediato dopoguerra, quel tanto che basta per toccare il momento, in cui si manifesta Ugo Prat con la sua saga di Corto Maltese. Anche gli esperti sono d'accordo ritenere codesto periodo indicativo come il solo che abbia dato origine ad una produzione oggi definita "fumetto di antiquariato". Esiste oggi un mercato di codesto genere a cui accedere attraverso canali professionali validi. Posso citare un esempio, e cioè la Biblioteca pubblica Marucelliana di Firenze, sotto l'egidia e con il contributo del ministero per i beni culturali negli anni 1991-1995 fece acquisti per complessive 26.213.000 lire come si evince dal catalogo edito da Manent Firenze "Dal manoscritto al fumetto". A questo punto non posso non osservare che già il 19 settembre 2007 ebbi ad indirizzare al comune di Lucca una lettera, all'attenzione dell'assessore alla cultura, alla quale non ho avuto alcun riscontro. Nonostante svariati solleciti a mezzo telefono non mi fu mai possibile contattare l'assessore di riferimento. A questo punto non mi resta che concludere, con rammarico, come l'amministrazione comunale abbia lasciato cadere la possibilità di verificare la valenza delle opportunità da me esposte. Da qui la ragione del mio intervento.