La rabbia di Bottoni: abbiamo fatto solo ciò che prevede la scheda urbanistica La proprietà valuterà l'ingiunzione con i suoi legali -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. «La considerazione che mi viene da fare, da semplice cittadino più che da imprenditore, è che se davvero esistevano gli strumenti di legge per obbligare il proprietario di un monumento a restaurarlo, accorgersene dopo quarant'anni è un fatto che desta meraviglia». Piero Bottoni, amministratore insieme a Rodolfo Cagliata della Fondiaria Apparizione srl, la società che detiene la proprietà dell'area ex Corallo, incluso il complesso liberty delle vecchie Terme della Salute, non nasconde la sua amarezza. La notizia che lo sorprende, ancor più dell'imminente chiusura delle indagini da parte della magistratura, è l'ingiunzione che la Soprintendenza è ormai pronta a far partire. «Ripeto, è una perplessità che mi sorge da cittadino, più che da proprietario: per molti anni quest'area è stata proprietà di un soggetto non certo sconosciuto, adesso si sente parlare di ingiunzioni, mi sembra il minimo provare un po' di meraviglia», precisa Bottoni. I rapporti con la Soprintendenza non sono stati così intensi, fa capire l'imprenditore livornese. «La scheda dice...». «Essenzialmente a trattare con loro sono stati gli uffici dell'amministrazione - dice - perché così sta scritto nella scheda urbanistica, che prevede la cessione del complesso monumentale dal soggetto privato al Comune. Noi finora abbiamo sempre agito in modo conseguente a ciò che sta scritto nella scheda». La proprietà, insomma, aspetta l'arrivo della comunicazione da parte della Soprintendenza per poi valutare il da farsi, naturalmente anche con i legali che la tutelano (gli avvocati dello studio pisano guidato dal prof. Tullio Padovani). «E' ovvio - dice Bottoni - che dovremo confrontarci con i nostri avvocati prima di prendere qualsiasi decisione». Il Comune attende. Nessuna reazione da palazzo Civico. Il sindaco Alessandro Cosimi preferisce non entrare in maniera diretta in una vicenda assai delicata, che non coinvolge l'amministrazione (l'indagine della Procura riguarda gli amministratori della società attualmente proprietaria e dell'azienda che in passato aveva in portafoglio il Corallo). Il fatto certo è che quasi nove mesi fa, l'11 aprile scorso, il consiglio comunale ha adottato la variante al regolamento urbanistico con cui si sanciva il «via libera» all'edificazione degli appartamenti (in tutto 124) nell'area dove insisteva lo stabilimento livornese della Coca Cola contestualmente al passaggio del manufatto storico ormai in rovina al Comune. Il tutto sarebbe avvenuto con la firma di un'apposita convenzione (finita nel limbo) che avrebbe dovuto contenere anche il contributo di 330mila euro da parte della Fondiaria Apparizione all'amministrazione comunale per poter rimettere in sicurezza il parco affinché - almeno questo era nei desiderata del Comune - fosse possibile riaprirlo al più presto. Gioiello di famiglia. Anche il capo della Procura della Repubblica, Francesco De Leo, ha effettuato un sopralluogo alle vecchie terme, insieme ai colleghi sostituti e agli ufficiali di polizia giudiziaria incaricati dell'indagine, durante questi mesi nei quali è andata avanti l'inchiesta della magistratura livornese. «Che impressione ne ho tratto? Un grande scoramento», disse nei giorni che seguirono il sequestro del complesso. Per aggiungere, poi, parole di fiducia sul futuro: «Non disperiamo, quell'edificio può anche tornare ad avere l'aspetto che gli compete. E' una struttura bellissima, con grandi potenzialità. Per la città Livorno è un po' un gioiello di famiglia. E i gioielli di famiglia vanno tutelati...». Il regno del degrado. La mossa, al momento annunciata, della Soprintendenza, sembra andare in questa precisa direzione: quella della tutela di un bene che fa parte del patrimonio artistico e architettonico nazionale. Ciò che una volta era il salone delle feste delle vecchie terme, il volume principale della struttura, è ora un ricettacolo di macerie. E intorno c'è una situazione del tutto simile, come i consiglieri comunali hanno potuto vedere nella commissione che si riunì al Corallo prima di esaminare e votare la variante.